La nuova momentanea quiete sui mercati dopo la rassicurazione di Trump che non intende annettere la Groenalandia ha fatto salire bene Wall Street e venerdì 23 gennaio anche l’Asia si muove positiva. L’oro, nel frattempo, tocca nuovi massimi a 4.954 dollari l’oncia, segnale che i mercati non sono così tranquilli. Alle ore 7:40 italiane il Nikkei sale dello 0,2%, Hong Kong e Shanghai dello 0,4%. I futures sul Nasdaq sono positivi per lo 0,25%.
La Bank of Japan ha mantenuto invariato i tassi allo 0,75% nella prima riunione di politica monetaria del 2026, lasciando il costo del denaro ai livelli più alti da settembre 1995. La decisione, ampiamente attesa, è stata approvata con una votazione di 8 a 1. Nelle previsioni trimestrali, il board ha rivisto al rialzo la crescita del Pil 2025 allo 0,9% dallo 0,7% e ha aumentato la stima sull’inflazione core 2026 all’1,9% dall’1,8%.
L’inflazione annua in Giappone è scesa al 2,1% a dicembre 2025 dal 2,9% del mese precedente, il livello più basso da marzo 2022. L’inflazione alimentare è calata ai minimi da 13 mesi (5,1% contro 6,1%), trainata dal rallentamento del prezzl del riso, cresciuto al ritmo più lento degli ultimi 16 mesi. Il rialzo dei prezzi si è attenuato anche per: abbigliamento (2,0% da 2,3%), trasporti (1,9% da 3,3%), sanità (0,7% da 0,8%), beni per la casa (1,6% da 1,8%) e comunicazioni (6,2% da 6,9%).
I costi energetici sono tornati in territorio negativo, con elettricità (-2,3% da 4,9%) e gas (-2,1% da 0,7%) in calo per la prima volta dopo quattro mesi anche grazie agli effetti dei sussidi. In diminuzione anche i costi dell’istruzione (-5,6%, invariati).
Stabile l’inflazione per la ricreazione (2,3%), mentre abitazioni (1,0% da 0,9%) e beni vari (0,8% da 0,6%) hanno mostrato un lieve aumento. L’inflazione core è scesa al 2,4% dal 3,0%, il livello più basso da ottobre 2024, pur restando sopra il target del 2% della banca centrale per il 45° mese consecutivo. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è calato dello 0,1%, invertendo il +0,3% di novembre e segnando il primo calo in nove mesi.
L’oro è salito oltre i 4.950 dollari l’oncia venerdì, toccando un nuovo record e avviandosi verso la migliore settimana da marzo 2020, sostenuto dai persistenti rischi geopolitici e dal dollaro debole. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver ottenuto un accesso permanente degli Stati Uniti alla Groenlandia tramite un accordo con la Nato, anche se i dettagli restano poco chiari e la Danimarca ha ribadito la propria sovranità. Trump ha inoltre cancellato i dazi previsti sulle importazioni europee, mentre l’Ue ha annunciato la sospensione delle contromisure, chiedendo però chiarezza sulle intenzioni di Washington.
Sul fronte macroeconomico, sia l’indice Pce (prezzi al consumo) statunitense è salito come previsto, indicando che il processo di disinflazione prosegue nonostante una crescita economica ancora solida. I mercati prezzano due tagli dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Gli investitori attendono inoltre la scelta di Trump sul prossimo governatore della Fed: una nomina più accomodante potrebbe rafforzare ulteriormente le aspettative di ulteriori riduzioni dei tassi. (riproduzione riservata)