La prima linea manageriale delle Generali, che ha partecipato all’ultima assemblea, ha in tasca circa lo 0,41% del capitale. Tra questi ci sono l’amministratore delegato Philippe Donnet, il cfo Cristiano Borean, il general manager Marco Sesana e il deputy ceo insurance Jamie Anchustegui, oltre alla maggior parte dei country manager del Leone, fra cui anche il capo dell’Italia Giancarlo Fancel, della Francia Jean-Laurent Granier e dell’Est Europa Manlio Lostuzzi, il ceo della controllata Alleanza Assicurazioni Davide Passero e il numero uno di Generali Re Aldo Mazzocco.
Emerge dagli stessi verbali dell’assise del Leone che si è tenuta lo scorso 24 aprile a Trieste e che ha rinnovato il board riconfermando Donnet per il quarto mandato. Come effetto delle parte variabile dei compensi, i manager (se ne contano oltre una ventina) hanno in tasca circa 6,3 milioni di azioni che ai prezzi di ieri valgono quasi 220 milioni di euro.
Il pacchetto più consistente è quello (accumulato in 12 anni) di Donnet che ha depositato 2.250.992 azioni corrispondenti allo 0,14% del capitale che vale oltre 77 milioni, più di sei volte la remunerazione ricevuta lo scorso anno.
Dal verbale emerge anche che a differenza di Mediobanca (13,04%), Delfin (9,93%), Unicredit (6,51% più lo 0,19% in pancia all’ex Hvb) e i Benetton (4,8% posseduto da Schema Delta) – azionisti sopra la soglia rilevante del 3% che concentrano le quote in un unico soggetto giuridico – il costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone si è presentato con 23 veicoli, titolari complessivamente del 6,81%.
Le quote più consistenti sono quelle in pancia a VM2006 che ha il 2,07% del Leone e alla controllante Fincal che ha l’1,61%. Quest’ultima è una finanziaria ai vertici della piramide societaria dell’imprenditore romano da cui si dipana la galassia Caltagirone, che comprende oltre 130 scatole. In una ventina è frazionato il restante 3,13% del Leone.
Dai lavori assembleari emerge anche che il gruppo De Agostini è ancora azionista della compagnia con uno 0,1%. La conglomerata di Novara, storica socia del gruppo con l’1,44%, aveva dismesso tutta la quota dopo l’assise del 2022. Sempre con uno 0,1%, nel capitale delle Generali fa anche capolino la bresciana Valsabbia Investimenti, gruppo siderurgico delle famiglie Brunori, Cerqui e Oliva, azioniste di Mediobanca dove siedono nel patto di consultazione (assieme a Mais dei Seragnoli).
Infine è da segnalare che Delfin – che ha votato la lista di minoranza di Caltagirone – non ha appoggiato la proposta dell’immobiliarista capitolino sulla riduzione dei compensi del board. (riproduzione riservata)