Anche Papa Leone XIV ha ricevuto l'invito di Donald Trump per il board per la pace a Gaza e si sta valutando sul da farsi. Lo ha rivelato il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Il presidente Usa ha osservato Parolin, «sta chiedendo a vari paesi di partecipare, mi pare di avere letto che anche l’Italia sta riflettendo se aderire o meno. Anche noi abbiamo ricevuto questo invito, il Papa ha ricevuto l’invito e stiamo vedendo che cosa fare, stiamo approfondendo. È una questione che esige un po’ di tempo per dare la risposta». Parolin, parlando dell’invito al board per la pace a Gaza, ha aggiunto: «Credo che la richiesta non sarà quella di partecipare economicamente perché noi non siamo in grado».
Una proposta, questa del presidente americano, che in Europa sta incontrando resistenze diffuse. Il governo tedesco ha già fatto sapere che non intende partecipare al Consiglio per la pace per la gestione della Striscia di Gaza. In base ad una direttiva del ministero degli Esteri inviata ai rappresentanti tedeschi a Bruxelles la proposta di Trump viene considerata «un progetto alternativo alle Nazioni Unite», mentre il governo tedesco intende «rafforzare l’ordine internazionale con le Nazioni Unite e la loro carta».
La Commissione europea non ha, ancora, voluto indicare se parteciperà o meno al Board per la pace. Il portavoce ha detto che «apprezziamo l’invito» e che «sono in corso discussioni su come raggiungere l’obiettivo della pace in stretto contatto con i partner» che al momento la presidente von der Leyen «è impegnata nella preparazione del vertice dei Ventisette leader Ue, che discuteranno anche della questione ‘Board’ per Gaza».
Intanto anche l’Italia sembra defilarsi sempre di più: la premier Giorgia Meloni avrebbe, infatti, deciso di dire no. Alla base, a quanto si apprende, perplessità costituzionali condivise con il Quirinale. Per l’Italia, infatti, l’articolo 11 della Costituzione non consente di partecipare: Roma può far parte di organizzazioni internazionali per la pace, ma solo «in condizioni di parità con gli altri Stati». Mentre il Board del presidente Usa è una sorta di Onu privata, con gettone d’ingresso da un miliardo di dollari.
C’è anche un altro elemento che allontana l’Italia dal Board. La ratifica di trattati internazionali dovrebbe passare da un voto del Parlamento con una legge ordinaria, e ormai non c’è più tempo. In più il Quirinale fermerebbe il provvedimento. Proprio per la palese incostituzionalità delle regole d’ingaggio. E poi ci potrebbe essere un giudizio davanti alla Corte Costituzionale. «Non è una strada percorribile», appare la convinzione di Palazzo Chigi, anche su spinta di Forza Italia.
Il Board of Peace per Gaza di Trump prevede un Consiglio Esecutivo guidato dall’ex presidente americano e composto da sette membri, tra cui Marco Rubio, Steve Witkoff, Jared Kushner e Tony Blair. Secondo la ‘carta’ inviata agli stati invitati, ogni Stato membro resta in carica per un massimo di tre anni, rinnovabile dal presidente, con una quota di iscrizione che si applica agli stati che contribuiscono con più di un miliardo di dollari nel primo anno.
Diversi paesi hanno, già, confermato di aver ricevuto l’invito, tra cui Francia, Germania, Canada, Russia, Cina, Italia, Norvegia, Svezia, Finlandia, Albania, Argentina, Brasile, Paraguay, Egitto, Giordania, Turchia, Grecia, Slovenia, Polonia, India e Corea del Sud. Tra questi, anche la Francia, oltre alla Germania hanno già annunciato la loro indisponibilità. L’Ue si riserva di rispondere, mentre il Regno Unito valuta le modalità di partecipazione. In Ungheria e Albania invece il governo ha accolto l’invito. L’ultima adesione sarebbe poi, quella di Israele.
La missione dichiarata del Consiglio, secondo il documento inviato agli stati “invitati”, è quella di «promuovere la stabilità, ripristinare una governance affidabile e legittima e garantire una pace duratura nelle aree colpite o minacciate da conflitti». Tuttavia, il preambolo critica «approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito», con chiara allusione alle Nazioni Unite, e invita ad avere «il coraggio» di «staccarsene». (riproduzione riservata)