Nel giorno in cui il suo governo ha perso un altro pezzo, con le dimissioni attese e sollecitate della ministra del Turismo, Daniela Santanchè, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ottenuto dall’Algeria la promessa di maggiori forniture di gas. Tutto è stato organizzato perché i riflettori restassero accesi sull’incontro di mercoledì 25 marzo ad Algeri con il presidente Abdelmadjid Tebboune, il secondo dopo quello del 22-23 gennaio 2023. Solo una volta che Meloni è atterrata a Roma, infatti, la regia di Palazzo Chigi ha diffuso la nota delle dimissioni di Santanché.
Dunque, Algeria al posto del Qatar per garantire le forniture di gas all’Italia, dopo che lo stop forzato degli invii di gnl dal Paese del Golfo ha mostrato ancora una volta la fragilità degli approvvigionamenti quando saltano gli equilibri geopolitici. Sul tavolo, nuovi accordi per garantire la sicurezza energetica. «L'Algeria è un nostro partner strategico soprattutto in questo momento complesso internazionale. Il nostro rapporto non è mai stato così solido e proficuo», ha detto Meloni al termine del bilaterale con Tebboune, che l’ha accolta chiamandola amica dell’Algeria. «Abbiamo deciso di rafforzare la nostra solidissima cooperazione, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas e le esplorazioni offshore e questo consentirà in prospettiva di rafforzare i flussi attraverso il gasdotto Transmed-Enrico Mattei», ha precisato Meloni.
L’Algeria è già tra i primi fornitori di gas naturale dell’Italia: nel 2025 ha inviato circa 20 miliardi di metri cubi, pari a una quota del 32%, grazie anche al rapporto tra Eni e Sonatrach, che verrà ulteriormente rafforzato, come emerso dal vertice. Le intese in ambito di sicurezza energetica comprenderanno anche energie rinnovabili e idrogeno.
L’Algeria è anche il primo partner commerciale dell’Italia in Africa, con un interscambio pari a 12,9 miliardi di euro nel 2025 e uno stock di investimenti diretti italiani nel Paese per 8,5 miliardi di euro. L’Italia, a sua volta, è il primo cliente e il secondo fornitore dell’Algeria, con una quota di mercato dell’export nazionale pari al 7,3%. Su questa base, dal bilaterale di Algeri è partita anche l’iniziativa per creare una Camera di Commercio Italia-Algeria, «uno strumento stabile per liberare il potenziale ancora inespresso nelle nostre relazioni e nelle relazioni tra i nostri mondi produttivi, relazioni che chiaramente intendiamo approfondire a 360 gradi, anche con l'organizzazione di un nuovo vertice intergovernativo che a questo punto lavoreremo per celebrare più velocemente possibile», ha sottolineato Meloni.
Tornando al gas e al ruolo di Eni, proprio di recente si è ulteriormente rafforzata la presenza del gruppo guidato dall’ad Claudio Descalzi, che con una produzione netta di circa 137mila barili di olio equivalente al giorno è già la principale compagnia energetica internazionale attiva nel Paese. All’inizio di marzo, infatti, il gruppo italiano ha rafforzato la propria partecipazione nel giacimento a gas di Touat, nel sud-ovest dell'Algeria, portandosi al 43%, a seguito di un'operazione di acquisizione congiunta con la società thailandese Pttep per rilevare la quota del 30% detenuta da Engie.
In precedenza, a luglio 2025, Eni e Sonatrach avevano già raggiunto un accordo per nuovi contratti mirati a favorire l’incremento della produzione di gas, e l’estensione degli approvvigionamenti destinati all’export verso l’Italia, a seguito dell’intesa per l’area Zemoul El Kbar e l’assegnazione dell’area di Reggane II. L’insieme degli accordi dovrebbe contribuire a incrementare la produzione di gas fino a 5,5 miliardi di metri cubi all’anno al 2028, con investimenti complessivi superiori a 8 miliardi di dollari. (riproduzione riservata)
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