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Fusioni, l’Ue accelera con le nuove linee guida per creare campioni europei. E limita i poteri dei governi
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Fusioni, l’Ue accelera con le nuove linee guida per creare campioni europei. E limita i poteri dei governi

08 maggio 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 22:12

La Commissione cambia passo sulla concorrenza per colmare il gap con gli Usa. Oltre all’effetto sui prezzi, le nuove linee guida guardano alla capacità d’innovare e investire. Ma prima va completato il mercato unico

A Bruxelles c’è chi parla di svolta. Ed era anche ora visto che Mario Draghi, da quasi due anni, continua a invocare un cambio di passo sulla concorrenza. Le nuove linee guida della Commissione Europea sulle fusioni vanno esattamente in questa direzione e sono frutto di un complesso bilanciamento.

Nella bozza di fine aprile l’impatto sui prezzi resta un criterio centrale ma non è più dominante. L’idea è allargare lo sguardo per tenere conto della maggiore capacità di innovare e investire che sarà garantita dalla nascita di campioni europei. Due elementi pro crescita che, nel medio termine, potrebbero generare benefici superiori per i consumatori e compensare il danno immediato legato al maggior costo di beni e servizi.

Il modello Airbus

I parametri delle nuove linee guida sono anche più dettagliati e consentono alla Dg Comp (l’Antitrust europeo) di inserire nell’equazione tutti i potenziali effetti positivi e negativi delle fusioni, soprattutto di quelle transfrontaliere. Ne viene fuori un apparato tecnico moderno, con alcune novità assolute introdotte per la prima volta dall’Ue, come l’innovation shield. La lotta alle killer acquisition andrà avanti per fermare i giganti che provano a comprare le startup considerate potenziali competitor.

Ma per non creare incertezza la Dg Comp ha chiarito in anticipo quando queste operazioni non violano la concorrenza, proteggendo così due diversi interessi. Prima di tutto quello egoistico degli investitori, che altrimenti non scommetterebbero più sulle piccole realtà innovative per paura di non poter rivendere la quota e monetizzare.

Poi c’è l’interesse generale dell’Europa ad avere società più competitive sulla base del parametro Airbus. Perché se rispettano i criteri dell’innovation shield, le acquisizioni finiscono per replicare il modello del consorzio aerospaziale franco-tedesco. E cioè consentono di mettere in comune le capacità industriali sparse nei diversi Stati membri, creando player capaci di sfidare i colossi mondiali.

Al passo coi tempi

Le nuove linee guida rappresentano insomma un cambio di paradigma rispetto al decennio targato Margrethe Vestager. Ora la Dg Comp è guidata dalla vicepresidente esecutiva Teresa Ribera e si è ritrovata a fare i conti con uno scenario impensabile fino a pochi anni fa. Le relazioni transatlantiche sono meno solide e i dazi di Donald Trump hanno ridisegnato relazioni commerciali e catene del valore. Senza contare la cadenza sempre più regolare di guerre e dei conseguenti shock economici.

Così l’Ue ha dovuto rivedere le sue priorità, inserendo tra i parametri anche la resilienza per tener conto dell’incertezza geopolitica e della crescente concorrenza globale. I miliardi puntati dalle big tech sull’AI sono fuori portata per i campioni europei, confinati a livello nazionale e quindi privi della scala necessaria per investire. Consolidamento utile anche per rispondere agli aiuti di Stato di Pechino, che falsano la competizione e permettono alle imprese cinesi di invadere l’Unione.

Scelta obbligata

«Il framework di riferimento per autorizzare le fusioni dell’Ue non era più realistico in un mondo in continua e veloce evoluzione», commenta Orlando Barucci, socio fondatore di Vitale & co, una delle principali società italiane di investment banking e consulenza strategica.

«Le politiche industriali di Cina e Usa si basano su mercati con centinaia di milioni di abitanti, mentre quelle europee hanno come punto di riferimento quelli nazionali. Quindi considerare il più possibile il mercato europeo come unico è il modo giusto per fare scala e creare le condizioni per replicare l’enorme mole di investimenti di Washington e Pechino».

«Un concetto che non deve valere solo per tlc, energia e banche (i tre settori che più necessitano di integrazione secondo Enrico Letta, ndr) ma anche per i servizi, soprattutto quelli tecnologici che hanno a che fare con l’AI. Poi certo, ci sarà da monitorare l’impatto sui prezzi nei singoli mercati, ma siamo davanti a un passaggio obbligatorio che non poteva più essere rinviato per dare una chance all’Europa di restare competitiva».

I due schieramenti

Il problema è che a Bruxelles convivono idee diverse su come bilanciare competitività dell’Ue e difesa dei consumatori. Due visioni che non sempre coincidono e sono incarnate dalle anime di Ribera e Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione è più liberale sulle fusioni e c’è chi pensa che voglia intestarsi la riforma. L’ex ministra tedesca della Difesa ha sposato il punto di vista del suo azionista di maggioranza, il cancelliere Friedrich Merz (entrambi sono del Ppe), e quindi è su posizioni vicine all’industria della Germania.

L’ex ministra spagnola della Transizione Ecologica, invece, ha un approccio tecnico e crede che la concorrenza debba tutelare anche l’equità sociale. Per questo motivo Ribera ha escluso una deregulation e ha ribadito più volte che il mercato europeo resterà prevedibile e bastato su norme chiare. Dalla Dg Comp, quindi, non arriverà un liberi tutti. Anzi, le imprese dovranno dimostrare in concreto che le fusioni creano benefici per l’economia e non graveranno sui consumatori.

Stop ai governi

Le linee guida dovrebbero entrare in vigore entro fine anno e solo allora si capirà quale delle due visioni avrà preso piede. La Commissione ha lanciato una consultazione pubblica per ancorare il testo definitivo a parametri oggettivi, ma dovrà fare i conti anche con le resistenze nazionali. Mentre alcuni Stati sono più attenti alla competitività, altri temono che le fusioni faranno aumentare l’inflazione come in America, dove i prezzi sono più alti nei settori consolidati.

Un pericolo concreto che, in sede applicativa, imporrà alla Dg Comp un complicato bilanciamento. C’è da immaginare, poi, che alcuni governi storceranno il naso visto che Bruxelles vuole limitare i loro poteri sulle fusioni. Gli Stati potranno continuare a mettere un veto per proteggere interessi genuini, come la sicurezza nazionale. Ma le linee guida descrivono più nel dettaglio i casi in cui sarà possibile intervenire, recependo anche gli orientamenti della Corte di Giustizia.

Percorso a ostacoli

L’obiettivo insomma è impedire che i governi remino contro - come sta accadendo con le banche - mentre l’Ue spinge sul consolidamento. Un’impasse che potrebbe non sbloccarsi perché le linee guida sono vincolanti solo per la Commissione e quindi si rischierà ancora di finire in aula in caso di resistenze nazionali.

L’altra incognita è legata al completamento del mercato unico. «Il problema principale resta la frammentazione», ha spiegato Ribera a The Capitol Forum. «Quindi le linee guida dovranno procedere di pari passo con l’integrazione dei mercati, altro progetto centrale del mandato della Commissione». (riproduzione riservata)



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