Gestiti i rallentamenti su alcune tratte dell’alta velocità per "mantenere un’intensità dei cantieri molto alta” già panificati ("circa 1.400 aperti nel corso dell’estate”), Stefano Donnarumma, da due mesi al timone delle Ferrovie dello Stato (Fs), apre i grandi cantieri del piano industriale, strategie che verranno presentato a inizio 2025. Un lavoro che va di pari passo con il completamento della propria squadra di manager a cui nelle ultime settimane si sono aggiunti il nuovo chief technology officer Massimiliano Garri e il capo delle risorse umane Gian Luca Orefice, strappato ad Autostrade per l’Italia. Arrivato da Terna, Garri è l'ex cto che Donnarumma si era portato da Acea quand'era a capo della quotata che gestisce la rete elettrica italiana.
Il tema che tiene banco è quello della quotazione, su cui il top manager con un passato anche in A2a, Adr e. soprattutto, in Bombardier e Alstom che i treni li producono, ha un po’ frenato. Prima di tutto una premessa, «la decisione spetta all’azionista», dice Donnarumma. «Non esiste - spiega infatti il numero uno delle Fs - un mandato affidato al mio ruolo su questo tema. Esiste uno studio precedente al mio arrivo in azienda che ho valutato e che nelle prossime settimane rielaborerò con i miei colleghi per adattarle al meglio alle nostre previsioni strategiche. Non so come andrà e comunque la decisione spetterà all’azionista», anche perché «il management in questo caso elabora strategie, le valuta e le propone».
«Io vengo da un mondo di infrastrutture regolate con partecipazioni pubbliche addirittura quotate e ne conosco sicuramente i vantaggi finanziari per l’azienda- aggiunge Donnarumma incalzato sul tema quotazione in un punto stampa al Forum Ambrosetti di Cernobbio- azienda che così ha poi la capacità di sostenere ancora meglio gli investimenti e diventa più efficiente, ma non è un obbligo». Il motivo? «I modelli non sono mai univoci. Esiste qualcosa che può essere applicato e altro invece ne. Le ferrovie hanno una natura molto peculiare come infrastruttura e quindi qualunque decisione in questa direzione deve essere presa con molta cautela», aggiunge l'amministratore delegato delle Fs.
Donnarumma apre invece piuttosto all’ipotesi di «valutazione di possibili aperture del capitale», un processo diverso che non necessariamente significa ipo che ha bisogno poi di track record e di altre condizioni. «Laddove questo dovesse essere vantaggiosa dal punto di vista finanziario per lo sviluppo degli investimenti dell’azienda. La quotazione è quasi sempre una conseguenza di un eventuale percorso del genere. Di conseguenza non direi quotazione, direi per adesso valutazione dell’apertura del capitale», spiega ancora.
I tempi? «Per definire una strategia servono pochi mesi», strategia dunque che potrebbe fare capolino nel nuovo piano industriale che Donnarumma elaborerà con la sua squadra, anche dopo aver tirato le fila sulle proposte delle società di consulenza al lavoro sul tema. «Conterei da qui a fine anno di avere le idee chiare su diverse cose che riguardano il gruppo e poi i tempi di esecuzione per cose di questo tipo come la quotazione sono in media un paio d’anni», aggiunge.
Ma prima vanno definiti i contorni dell’operazione. «Alla domanda ‘pensi alla quotazione?’ Ripondo: prima si pensa a privatizzare quota parte dell’infrastruttura, scegliere quale partner e in che percentuale. E ciò a casa mia si chiama apertura del capitale. Dopodichè un’ipo ha bisogno di track record e di misurare un andamento», conclude. (riproduzione riservata)