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Frenata su Santa Giulia a Milano: Lendlease cerca fondi, ma Psp pensa se ridurre il suo impegno. L’obiettivo è non fermare i lavori
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Frenata su Santa Giulia a Milano: Lendlease cerca fondi, ma Psp pensa se ridurre il suo impegno. L’obiettivo è non fermare i lavori

14 febbraio 2025, 21:00 Ultimo aggiornamento: 18 febbraio 2025, 14:13

Il progetto da 2,7 miliardi di euro ereditato da Risanamento, a cui rimangono le bonifiche. Il ruolo di Intesa Sanpaolo e Banco Bpm, rimaste nel dossier con quote del fondo e finanziamenti

L’immobiliare milanese non frena solo per il Salva-Milano. Anche i progetti più ambiziosi di riqualificazione su larga scala stanno vivendo fasi interlocutorie, almeno stando alle voci che si susseguono dietro le quinte tra gli addetti ai lavori. In particolare oggetto dei rumors è il progetto sull’area di Santa Giulia, in capo agli australiani di Lendlease, che in Italia sono guidati da Fabrizio Zichichi e che oltre la zona a sud-est della città hanno in mano anche una parte consistente di Mind, l’ex area Expo del capoluogo lombardo.

È noto che nei prossimi anni il gigante di Sidney abbia l’obiettivo di ridurre progressivamente, almeno dal punto vista finanziario, l’impegno nei progetti in Europa operando solo come master-developer e stringendo partnership. Lo avevano dichiarato gli stessi australiani nell’ultimo piano strategico presentato lo scorso anno agli azionisti. Secondo quanto risulta a Milano Finanza, però, negli ultimi mesi sarebbe arrivata un’ulteriore frenata sul fronte degli impegni finanziari non solo di Lendlease, ma anche dei partner che avrebbero potuto partecipare allo sviluppo dell’intera area, tanto da portare il gigante di Sidney a cercare dei nuovi co-investitori.

I dubbi dei canadesi di Psp Investments

Il progetto su Santa Giulia prevede investimenti per 2,7 miliardi di euro sviluppando su un’area complessiva di 1,1 milioni di metri quadrati abitazioni, uffici, hotel, spazi retail e per l’intrattenimento. A condividere l’investimento con Lendlease sarebbe dovuto essere Psp Investments, che gestisce gli investimenti dei fondi pensione canadesi del servizio pubblico federale, delle forze armate canadesi, della Royal Canadian Mounted Police e della Reserve Force.

L’annuncio dato nel 2020 parlava di una partnership paritetica per lo sviluppo dell’intera area, partita con un co-investimento da 250 milioni sul fondo «Msg (1) Italy» per l’edificazione di Spark 1 e Spark 2, edifici a uso uffici dove oggi trovano sede Saipem e Sma. Gli accordi, tuttavia, non sarebbero stati vincolanti e, secondo quanto risulta a questo giornale, i canadesi starebbero valutando di ridurre il proprio impegno finanziario o di non investire ulteriormente sul progetto a fronte di costi in salita, margini in calo e rischi al rialzo.

La ricerca di nuovi fondi

Il presunto passo indietro di Psp Investments, arrivato in contemporanea alla volontà di Lendlease di ridurre l’esposizione fuori dall’Australia, avrebbe così rallentato lo sviluppo del progetto dopo la presentazione del masterplan arrivata ad aprile 2024. Anche se - sottolinea una fonte vicina al dossier - prima di far partire i lavori devono essere completate le bonifiche, che sono di esclusiva competenza e responsabilità di Risanamento.

La necessità di trovare nuovi investitori sarebbe diventata ancora più pressante a fronte anche del fatto che gli stessi australiani sembrerebbero poco convinti a impegnare altri fondi senza aver individuato prima nuovi co-investitori. Alcune fonti dicono che sarebbe stata sondata la disponibilità dei principali sviluppatori immobiliari milanesi, ma senza trovare interesse. Il piano alternativo potrebbe essere la semplice raccolta di equity da parte di attori istituzionali italiani, come sgr, fondazioni e casse di previdenza. Uno schema già utilizzato da Lendlease sia su Mind sia sul fondo che controlla la sede di Sky a Santa Giulia, dove ha stretto partnership con Ream sgr. Un’altra fonte vicina al dossier spiega invece che alcuni possibili investitori sarebbero stati individuati.

Il ruolo di Intesa e Banco Bpm

Le difficoltà a mettere a terra la riqualificazione della gigantesca area a sud-est di Milano non iniziano certo oggi. Il terreno, valutato 648 milioni di euro, era finito nelle mani di Lendlease circa due anni fa, quando lo aveva rilevato da Risanamento, che si era liberata così di 566 milioni di debito concesso da un pool di banche guidato da Intesa Sanpaolo. Contestualmente alla chiusura degli accordi, gli istituti hanno preso strade diverse. Intesa e Banco Bpm sono rimasti impegnati sul progetto sia con quote del fondo per lo sviluppo dell’area sia con finanziamenti dedicati. Unicredit ha scelto invece di cedere i 74 milioni di crediti legati a Santa Giulia a Prelios. Mps, esposta solo per 5 milioni, ha optato per la via del saldo e stralcio.
Della partita, insomma, sono rimasti solo i due istituti guidati da Carlo Messina e da Giuseppe Castagna. Nei bilanci 2023 delle due banche, gli ultimi disponibili, compaiono quote del fondo «Msg Heartbeat» valutate rispettivamente 212 milioni per Intesa e 59 milioni per Banco Bpm. Inoltre i gruppi del credito hanno aperto nei confronti di Lendlease finanziamenti per circa 220 milioni, mentre altri 110 milioni di crediti sono già stati cartolarizzati tramite un veicolo gestito da Banca Finint. Risorse che potrebbero ora rivelarsi essenziali per garantire il proseguimento dello sviluppo di Santa Giulia, a partire dalle zone residenziali adiacenti alla zona uffici già operativa. Il ruolo delle due banche in questa importante partita immobiliare le rende anche interessate all’esito del processo di ricerca di Lendlease di nuovi co-investitori. L’obiettivo di tutti i soggetti coinvolti, dallo sviluppatore australiano alle banche, sarebbe quello di non fermare lo sviluppo di uno dei maggiori interventi di rigenerazione urbana di Milano. (riproduzione riservata)



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