skin track
Il risiko delle banche → VAI AL DOSSIER
Francesco Milleri
Francesco Milleri
Corporate Italia Leggi dopo

Francesco Milleri, il regista dei piani di Leonardo Del Vecchio tra Essilux e Delfin. E che osserva da vicino le mosse degli eredi

30 aprile 2026, 21:44

 Ha deciso la partita in Montepaschi con il ritorno di Lovaglio e ha aperto al riassetto tra i Del Vecchio in Delfin. Spiegando le sue scelte così: semplificare fa sempre bene. Chi è il ceo di Essilux e che strategie ha in mente per il colosso quotato a Parigi, sempre più public company e sempre meno occhiali e più tech

Un uomo si definisce per quello che dice. E anche per come lo dice. Francesco Milleri martedì 28 aprile nel rappresentare il suo parere sul complesso progetto di riassetto del potere in Delfin arrangiato da Leonardo Maria Del Vecchio ha usato l'italiano, interrompendo il francese con cui si era espresso fino a quel momento presiedendo l’assemblea parigina di EssilorLuxottica.

Lo ha fatto in maniera distaccata, in modo da sembrare più un arbitro che un giocatore nella partita di potere in corso tra gli eredi Del Vecchio: «Semplificare è sempre una cosa buona. Questo ce l'ha insegnato Leonardo. E quello che c’è stato in Delfin è un processo che porta alla semplificazione. Se rimarranno sei o cinque azionisti con le loro diversità, sarà molto più facile trovare delle soluzioni buone per la società e per il Paese. E anche per EssilorLuxottica».

C’è chi spera che abbia ragione, come ha avuto ragione il fondatore dell’azienda intelligente.

L'eredità finanziaria e la crescita di Essilux

Nel giugno del 2022, quando Leonardo Del Vecchio morì, Essilux valeva 65 miliardi di euro. Oggi ne vale circa 86,6 dopo aver toccato vette anche più alte. La Delfin, cassaforte lussemburghese (un dettaglio che conterà molto in futuro) dell'impero è passata nello stesso periodo da 27 miliardi a circa 40. Sono i numeri ma anche i silenzi a definire il manager, come quelli assordanti durante il momentaneo allontanamento di Luigi Lovaglio dalla cabina di comando del Monte dei Paschi di Siena, seguito poi da un voto a lui favorevole in assemblea e spiegato sempre Oltralpe da Milleri così: «È stato un voto all’unanimità del board seguendo numerosi advisor sia bancari che legali che ci hanno indicato che quella era la scelta migliore per l’azienda e per Delfin. Niente a che vedere con le persone». Insomma, less is more.

Il rapporto tra Milleri e il fondatore

Se si chiede però a Milleri di parlare del suo rapporto col fondatore se ne cavano pochi flash, ma indicativi e che riemergono con costanza. Ma è soprattutto dalla storia di Del Vecchio e di come immaginava l’azienda che si deve partire per capire il modo di fare del suo successore, alle prese con una famiglia di eredi schiva altrettanto ma litigiosa e al centro di un risiko bancario il cui calore si è appena spento dopo la conquista di Mediobanca da parte di Mps e il ritorno del banchiere lucano sulla tolda di Rocca Salimbeni.

Dunque si deve partire da Leonardo, suo mentore. È il dicembre del 2014 quando Giorgio Napolitano annuncia di voler lasciare il Quirinale dopo quasi due anni dalla rielezione che aveva innovato la consuetudine che non aveva mai visto un bis del Presidente della Repubblica. Ma si sa che le tradizioni sono fatte per essere interrotte.

In questo clima di eccezionalità, in un paesino sulle montagne venete i cittadini di Agordo mostrano di avere le idee molto chiare e legate alla loro solida tradizione di montanari. E per proporre un sostituto di Napolitano, prima che Matteo Renzi promuovesse la figura di Sergio Mattarella, stendono uno striscione che recita semplicemente: Leonardo Del Vecchio presidente della Repubblica.

Del Vecchio spiegò così la riconoscenza dei suoi dipendenti, come raccontato da Tommaso Ebhardt nella biografia del patron: «Quando gli operai sono venuti a lavorare si sono affezionati subito. In questo senso ho trovato molta disponibilità, molto attaccamento alla fabbrica. Inizialmente entravano con una certa circospezione e con poco interesse, però riuscivano in breve a integrarsi».

La strategia finanziaria e il peso di Delfin

Ancora oggi Milleri, come ha raccontato in un raro momento di confidenza per i 35 anni di MF-Milano Finanza, ricorda il suo modo di fare silenzioso, operoso, intuitivo, velocissimo nelle soluzioni: «Novantanove volte su cento aveva ragione Leonardo e io col mio 1% devo ancora capire perché».

Come il patron, anche Milleri è di poche parole. Le idee le ha altrettanto chiare, soprattutto in finanza, come ha dimostrato, prima appoggiando la scalata del Monte a piazzetta Cuccia insieme a Francesco Gaetano Caltagirone, anch’egli azionista di peso delle due banche, e dopo, distaccando il suo destino dal costruttore romano e votando per la lista antagonista di Pierluigi Tortora che ha reinsediato appunto Lovaglio dopo un periodo ben più breve dell’esilio di Napoleone all’Elba.

Dalle battaglie finanziarie al focus sul prodotto

Nel caos globale che governa il mondo e con la crisi del lusso, Milleri avrebbe proprio voglia di concentrarsi sul prodotto piuttosto che sulle battaglie finanziarie, come ha potuto constatare anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti una delle rare volte che si sono incontrati, ben prima dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano sulle scalate. C'è un colosso da condurre tra i marosi implementando i risultati e coniugando modernità e tradizione. Vestendo di scuro, un colore che definisce il suo understatement, lo stesso che fu di Sergio Marchionne.

«Faccio poche uscite, ma a Brunello Cucinelli non si può dire di no», ha rivelato un giorno di primavera scendendo le scale di Villa Aurelia a Roma durante la presentazione di una nuova collezione di occhiali griffati. Tra umbri c’è vicinanza, lui è di Città di Castello, la stessa città di Alberto Burri e Monica Bellucci, ma la diva, un po' più piccola di lui, pur conoscendola non l’ha mai frequentata. Curiosità: tutti e tre sono esteti del bello non ostentato.

Semplicità, silenzio e il modello public company

Le parole d’ordine sono semplicità e silenzio, che qualcuno può interpretare per snobismo: «Parliamo poco e facciamo molto, come era abituato a fare il fondatore Leonardo. Per noi parlano i fatti. E poi siamo di fatto una public company, Delfin dell'azienda ha solo il 32,5%». Punto. Un 32,5% assai conteso attualmente.

Milleri nutre soprattutto un sentimento quasi sconosciuto nella nostra società: una grande riconoscenza nei confronti del fondatore, che rasenta la mitizzazione. Ha rivelato una volta a Milano Finanza nel 2024: «Ho avuto il privilegio di avere la sua stima, la sua fiducia e soprattutto il suo affetto. Dalla sua scomparsa il valore dell’azienda è aumentato del 50%. Questo credo sia il modo migliore di ricambiarlo e renderlo orgoglioso del nostro lavoro insieme».

Lo stile sobrio e l’understatement di Milleri

A chi chiedesse di passioni, vizi e tabù si potrebbe raccontare ben poco, come scarse sono le apparizioni pubbliche, persino durante la battaglia vinta per il controllo di Mediobanca e di Generali. Consuma pranzi piuttosto frugali nella sala dell’ultimo piano del Luxottica building a piazza Cadorna a Milano, europeista rimpiange l’Europa dei Churchill e degli Adenauer, che sicuramente una soluzione all’immobilismo attuale avrebbero trovato.

Stile sobrio nel vestire, blu preferenziale, occhiale Ray-Ban d’ordinanza ma nulla di trascendentale, Milleri non è un boccone ghiotto per il gossip né per i paparazzi. Anzi, non è proprio un boccone, nemmeno quando va in vacanza in una normale località marchigiana. L’unico modo per smuoverlo è parlargli appunto di Del Vecchio, come ha fatto in via del tutto eccezionale per un compleanno di questo giornale.

«Quella di Leonardo Del Vecchio è stata una storia straordinaria che lui ha vissuto con estrema semplicità e modestia. In meno di 60 anni ha rivoluzionato il settore, trasformando un dispositivo medico in un accessorio di moda desiderato e desiderabile. È stato il primo ad intuire che le dimensioni dell’azienda sarebbero state fondamentali in un mondo globalizzato e in continua evoluzione. Governare la complessità, disegnare nuove organizzazioni e modelli di lavoro, rendere semplici e veloci le decisioni, liberare le sinergie e integrare diverse realtà nel rispetto di tanti business diversi, avvicinando le persone e mettendole al centro di ogni strategia.

Questo è il sogno che ha portato avanti per una vita intera».

Parlare del fondatore probabilmente gli dà la forza di condurre l’azienda anche in momenti difficili, con quel legato nel cassetto che non svelerà mai ma che sicuramente ha un passaggio sulla contesa dello Ieo, tanto caro al mitico Martinitt.

L'innovazione tecnologica e l'Intelligenza Artificiale

E il sogno per eccellenza di Leonardo era sfruttare le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Milleri lo sa bene. «Basti pensare agli smart glasses, l’ultima innovazione che ha avuto modo di vedere sul mercato, e che immaginava come una porta d’accesso a nuovi mondi e a infinite possibilità. Sono certo sarebbe stato orgoglioso dei risultati ottenuti fin qui: il digitale, la tecnologia, i negozi, i giovani. Un’azienda in cui gli occhiali sono solo una parte, bellissima, di ciò che facciamo».

Oggi Luxottica produce materie prime, semilavorati, energia rinnovabile, packaging sostenibile, sistemi software, strumentazione diagnostica d’avanguardia. «Investiamo in modo importante sull’AI ma anche contenuti e soluzioni digitali, servizi, consulenza e conoscenza per tutti gli operatori del settore. Percorriamo questa strada con orgoglio e gratitudine ma soprattutto coltivando il sentimento che ci ha lasciato, ovvero la voglia di fare sempre di più».

Una delle volte in cui Milano Finanza l’ha incontrato si è parlato di come Giuliano Amato sostenga che Del Vecchio e Ferrero siano stati i campioni del genio italiano. «Leonardo è stato un genio come Ferrero. Lui ha avuto poi l'intuizione di variare anche la sua produzione», il commento di Milleri. Che sta seguendo il suo insegnamento, variando anche la direzione di prua quando meno lo si aspetta. E lasciando parlare quasi sempre i fatti. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza