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Unicredit – Banco Bpm, Francesco Gaetano Caltagirone sale al 5,3% di Anima. Ecco perché la sgr milanese diventa il crocevia del risiko bancario
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Unicredit – Banco Bpm, Francesco Gaetano Caltagirone sale al 5,3% di Anima. Ecco perché la sgr milanese diventa il crocevia del risiko bancario

09 dicembre 2024, 18:49 Ultimo aggiornamento: 20:51

L’editore e costruttore romano aveva il 3,2%. La scorsa settimana è salito anche al 5% del Montepaschi. Ora il mercato scommette che dopo l’ops la sgr possa confluire nel terzo polo a trazione senese. L’alternativa? Una scivolosa offerta di Banco Bpm su Rocca Salimbeni  | Unicredit - Banco Bpm, ecco perché il Crédit Agricole può far crescere l'ops

Francesco Gaetano Caltagirone sceglie di posizionarsi al centro del risiko bancario italiano. L’editore e costruttore romano aumenta la partecipazione in Anima, salendo dal 3,2 al 5,3% della sgr nel cui capitale era entrato per la prima volta nel maggio del 2022. La mossa arriva a pochi giorni dall’arrotondamento della quota in Montepaschi dove Caltagirone è salito dal 3,5 al 5%.

Perché Anima

La sgr milanese guidata da Alessandro Melzi d’Eril è uno snodo cruciale del consolidamento bancario partito nelle ultime settimane. Lo scorso 6 novembre il socio e distributore storico di Anima Banco Bpm ha lanciato un’opa da 1,6 miliardi sulla società per integrarla nel gruppo sfruttando i benefici patrimoniali del Danish Compromise.

Pochi giorni dopo Anima ha investito nella privatizzazione di Mps comprando il 3% dal Tesoro insieme ad altri soci italiani come lo stesso Caltagirone, il Banco e Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio. Obiettivo dell’operazione? Creare un terzo polo bancario alternativo a Intesa Sanpaolo e Unicredit.

Tra Unicredit e Agricole

A fine novembre l’ops da 10,1 miliardi di Unicredit sul Banco ha cambiato gli equilibri, mandando all’aria i progetti governativi su un terzo polo. Il ceo Andrea Orcel però dovrà vedersela non solo con i soci di piazza Meda (insoddisfatti del magro prezzo sinora messo sul tavolo) e con Palazzo Chigi (che ha ventilato l’attivazione del veto Golden Power), ma anche con il Crédit Agricole, che venerdì 6 ha incrementato al 15,1% la partecipazione potenziale in piazza Meda con l’obiettivo di arrivare al 19,9% dopo l’ok della Bce.

Il gruppo francese si è dichiarato neutrale sull’ops di Unicredit su piazza Meda: l’obiettivo del blitz resta tutelare gli investimenti fatti sul mercato italiano a partire dal futuro delle alleanze strette negli anni scorsi con il Banco e con Unicredit. 

In gioco ci sono le partnership nel credito al consumo (attraverso la controllata Agos Ducato, di cui Banco Bpm detiene il 39%) e nelle polizze danni (attraverso Banco Bpm Assicurazioni) e soprattutto il contratto di Amundi con Unicredit nel risparmio gestito.

La partita sull’asset management

L'alleanza è il frutto della cessione del 2016 di Pioneer all'asset manager francese ma è da tempo nel mirino della banca italiana e si sono rincorse indiscrezioni su uno scioglimento anticipato. La perdita dell'alleanza con Piazza Gae Aulenti sarebbe un vulnus per il business italiano di Amundi. Ecco perché nella trattativa Orcel potrebbe far leva sulla blindatura degli accordi per ottenere l’adesione all’ops.

Che ne sarebbe a quel punto di Anima, ancora oggi sotto opa di Bpm? Nelle banche d’affari circolano già le prime speculazioni. Unicredit-Banco potrebbe divorziare da Anima in cambio del pagamento di una penale che verrebbe probabilmente versata da Agricole-Amundi per subentrare nell’accordo distributivo. A quel punto l’asset manager milanese potrebbe confluire verso il suo secondo grande distributore ed ex socio, cioè il Montepaschi. Gli indizi in questa direzione non mancano, a partire dalla mossa di Caltagirone.

Sarà insomma l’imprenditore romano a traghettare Anima verso Siena, magari affiancato nel capitale dell’asset manager milanese da altri investitori come Delfin? L’idea non dispiace né a Siena né a Roma. Il motivo è presto detto: con un Montepaschi risanato, privatizzato e indipendente e una sgr profittevole come Anima nella catena di controllo, il terzo polo del credito prenderebbe finalmente forma.

L’ipotesi appare inoltre meno complessa dell’alternativa su cui si specula in questi giorni: un’offerta del Banco su Mps con la regia di Jp Morgan. Questa seconda opzione infatti dovrebbe fare i conti non solo con i paletti posti dalla disciplina sulla passivity rule ma anche con il possibile veto di alcuni grandi soci del Banco, a partire dallo stesso Agricole. (riproduzione riservata)



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