Scontro diplomatico ad alta tensione sull’asse Parigi–Roma–Onu. La Francia chiede la testa di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi, accusandola di aver superato il limite della critica politica a Israele. E in Italia la maggioranza coglie l’assist: la Lega presenta una risoluzione per chiederne l’immediata rimozione, seguita a ruota dal resto del centrodestra.
Le dichiarazioni della funzionaria sono state definite da Parigi «oltraggiose e irresponsabili» perché criticherebbero «Israele in quanto popolo e in quanto nazione» e dunque incompatibili «con lo spirito delle Nazioni Unite». A sollevare formalmente il caso è stato il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot, dopo un intervento di Albanese a un forum organizzato da Al-Jazeera a Doha lo scorso 7 febbraio.
In un passaggio del suo discorso sui rapporti dell’Occidente con Israele, Albanese aveva parlato di un «nemico comune dell’umanità». Parole che hanno innescato la reazione di un gruppo di parlamentari d’area macroniana, spingendo il capo della diplomazia francese a intervenire all’Assemblea Nazionale per condannare «senza riserve» le affermazioni della relatrice Onu e annunciare che il 23 febbraio ne chiederà le dimissioni al Consiglio dei diritti umani dell’Onu.
Secondo Barrot, le sue parole «prendono di mira non il governo israeliano, di cui è consentito criticare la politica, ma Israele in quanto popolo è in quanto nazione» e «si aggiungono a una lunga lista di prese di posizione scandalose, come la giustificazione del 7 ottobre ma anche evocazioni della lobby ebraica o ancora paralleli tra Israele e il terzo Reich».
Albanese dopo la primissima smentita, ha pubblicato un video dove, oltre ad affermare di essere stata fraintesa, ha spiegato in maniera ancor più articolata (in lingua inglese) la sua versione dei fatti.
Secondo la sua versione, il riferimento al «nemico comune dell’umanità» riguardava un sistema politico ed economico globale che, a suo dire, avrebbe consentito le violazioni in Palestina, e non Israele come Stato o popolo.
La relatrice ha invitato a riascoltare integralmente il suo intervento e ha chiesto che vengano citate con precisione le sue parole.
Ma non solo. Albanese ha rilasciato anche un’intervista all’emittente France24, spiegando di aver partecipato al forum in collegamento remoto all’interno di un panel giuridico.
Davanti alle telecamere della Tv transalpina ha negato di aver definito Israele un nemico dell’umanità e ha sostenuto che le sue dichiarazioni sarebbero state manipolate.
Nel corso dell’intervista ha inoltre affrontato il tema del dibattito tra antisionismo e antisemitismo, affermando che la sua posizione riguarda la critica alle politiche israeliane e la questione dei diritti del popolo palestinese.
All’iniziativa francese ha plaudito l’Unione delle Comunità ebraiche italiane: Albanese, per la presidente Noemi Di Segni, è «un reale pericolo» e le sue «folli parole» dimostrano «un odio profondo e demolitivo del diritto di Israele e del popolo ebraico di esistere».
La Lega ha presentato una risoluzione per chiedere che Albanese «lasci immediatamente l'incarico» perché una persona con le sue idee «ha ben poco da dichiararsi super partes e fomenta più che leciti sospetti sul suo antisemitismo». Con il Carroccio si sono schierati anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, che hanno attaccato le opposizioni.
Di segno opposto la posizione di Angelo Bonelli (Avs): «Si chiedono le dimissioni di una donna sottoposta a sanzioni illegittime degli Usa e non si chiedono le dimissioni di un criminale come Netanyahu. Il problema è Albanese, non chi ha ucciso oltre 70 mila persone». (riproduzione riservata)