Prove generali per il primo bando Fer X «China-free» per i nuovi impianti fotovoltaici italiani. Il 16 settembre 2025 il Gestore dei Servizi Energetici ha dato il via alla raccolta delle manifestazioni d’interesse non vincolanti da parte degli operatori che dovranno essere in grado di dimostrare di non ricorrere a moduli fotovoltaici cinesi, almeno nei componenti principali, ma di utilizzare materiali europei, o comunque non provenienti da Pechino. La taglia degli impianti va fino a un massimo di 5 Megawatt.
La finestra per candidarsi resterà aperta fino al 26 settembre, poi si procederà col bando di gara vero e proprio, che rientra appunto nel nuovo meccanismo Fer-X, la procedura con cui lo Stato assegna contratti di lungo termine per sostenere la produzione di energia rinnovabile.
Si tratta del nuovo schema di incentivi per le rinnovabili previsto dal ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che si basa sui cosiddetti contratti per differenza, di durata ventennale. In pratica, chi vince la gara vende l’energia sul mercato, ma se il prezzo aggiudicato in fase d’asta scende sotto una soglia garantita interviene lo Stato a coprire la differenza, mentre se la supera è l’operatore a restituire l’extra. L’obiettivo è garantire stabilità ai ricavi, e accelerare gli investimenti in nuovi impianti verdi.
Nel caso della raccolta delle manifestazioni d’interesse lanciata il 16 settembre, il meccanismo Fer X è accompagnato dall’acronimo Nzia (Net Zero Industry Act) e interviene un secondo parametro, che è appunto quello di escludere i componenti made in China. I criteri di preselezione, infatti, si basano sull’origine dei prodotti finali e dei componenti principali.
Le maglie sono molto strette. Da regolamento, saranno ammessi gli impianti in cui il modulo fotovoltaico «non è assemblato in stabilimenti produttivi ubicati in Cina o gestiti da imprese che abbiano sede legale centrale in Cina, o appartenenti a gruppi societari il cui soggetto capogruppo abbia sede legale in Cina». Lo stesso vale per l’origine delle celle fotovoltaiche. Per quanto riguarda gli inverter e almeno un altro dei componenti tecnologici principali, invece, basterà dimostrare che non siano provenienti dalla Cina.
È la prima volta che una parte del contingente fotovoltaico italiano è riservata a impianti con queste caratteristiche, in applicazione del Net-Zero Industry Act europeo, che punta a riportare in Europa almeno il 40% della produzione di tecnologie pulite e a ridurre la dipendenza da Pechino. La quota prevista dal Gse è fino al 20% del contingente massimo previsto per il fotovoltaico dal Decreto Fer-X transitorio: significa che la capacità «China-free» può arrivare a 1,6 Gigawatt.
Il controvalore complessivo del bando Nzia, in mancanza di cifre ufficiali, è stimato in circa 1,7 miliardi di euro. Non si tratta di uno stanziamento diretto, ma dell’onere potenziale dei contratti per differenza nell’arco dei vent’anni previsti. La graduatoria per le aggiudicazioni verrà pubblicata entro fine anno.
Al netto della scrematura dei componenti cinesi, l’interesse per il nuovo meccanismo di incentivi è alto. Nella prima tornata del Fer-X transitorio, infatti, il Gse (presieduto da Paolo Arrigoni) ha ricevuto 870 domande per circa 12 Gigawatt, di cui oltre 10 nel fotovoltaico. (riproduzione riservata)