In 35 anni «quello che è rimasto uguale è la necessità di garantire fiducia e reputazione. Ed è questo il vero fattore distintivo e lo rimarrà in futuro». Così l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, alla serata evento per il compleanno di MF-Milano Finanza, durante il quale gli è stato consegnato il riconoscimento come «Miglior Banchiere d’Italia, per il suo contributo alla crescita e alla solidità etica e sociale del mondo del credito». Ha continuato il suo intervento evocando le basi su cui si è costruita, negli anni, Intesa Sanpaolo, ovvero sulle fondazioni bancarie che sono i primi soci del gruppo: «Su questo elemento abbiamo costruito e rafforzato il nostro gruppo», ha aggiunto Messina. «Il fatto che siamo nati dall’integrazione di tante banche fa la differenza. Come anche la qualità dei nostri azionisti. Intesa Sanpaolo ha fatto investimenti all’avanguardia sulla tecnologia e ha deciso di puntare sul risparmio delle famiglie italiane».
Il modello di business di Intesa Sanpaolo, secondo il suo ad, unisce il ritorno per gli azionisti con la missione sociale. «È un dna che nasce dalle fondazioni da un lato e, dall’altro, dalla spinta dei grandi investitori internazionali», ha spiegato il ceo. «Noi abbiamo stabilito che, una volta raggiunto un livello di redditività soddisfacente per gli azionisti, vogliamo destinare una forte componente di extra reddito alla collettività», una mission che il gruppo Intesa si è data da sempre. Infatti, continua l’ad Messina, «destineremo 1,5 miliardi di euro entro il 2027 a chi ha bisogno. Credo sia un dovere per un’azienda che genera una redditività elevatissima».
L’attenzione poi si sposta sul futuro del sistema bancario italiano, riguardo al quale il ceo è stato chiaro: «Credo che si determinerà un forte consolidamento del settore. II fattore fondamentale sarà il modello di business, che nel nostro caso punta su wealth management e assicurazioni, questo garantisce risultati. Un altro fattore è la tecnologia, che consente di essere sempre all’avanguardia. Quando i tassi torneranno al 2% si vedrà la differenza tra chi ha adottato il corretto modello di business e di investimenti» e chi no. «Noi abbiamo investito in tecnologia 3 miliardi in due anni. Guardare al futuro significa lavorare su questo motore di crescita».
Il ruolo di Intesa Sanpaolo in un eventuale consolidamento, però, ha dei limiti imposti dai limiti antitrust che regolano il mercato nel Paese: «Ci rendiamo conto che, raggiunta una determinata quota di mercato, non è possibile crescere di più. Potremmo essere gli aggregatori perfetti per questo Paese, perché abbiamo dimostrato di saper fare operazioni uniche e garantendo il successo dell’integrazione. Ma abbiamo già una quota di mercato del 25-30%, le nostre possibilità di fare acquisizioni in Italia sono quindi limitate», ha concluso Messina.
A queste dinamiche il top manager è abituato, visto che ha iniziato la sua carriera alla Banca Nazionale del Lavoro nel 1987, dove ha ricoperto ruoli di responsabilità nell'area del corporate finance e della finanza d'impresa. Nel 2002 è giunto in Intesa Sanpaolo, dove ha iniziato passo passo la scalata fino a raggiungerne i vertici nel 2013. (riproduzione riservata)