Via libera dal consiglio dei ministri al riordino delle sanzioni tributarie. Nel nono decreto emanato dal governo nel quadro della delega fiscale, il ministero dell’Economia alleggerisce l’impianto sanzionatorio introducendo il principio di proporzionalità. Proporzionalità che si applica sia in fase di riduzione che in fase incrementale, come previsto dalla norma che aumenta fino al doppio la sanzione per chi, nei tre anni successivi al passaggio in giudicato della sentenza che accerta la violazione, incorre in una nuova violazione dello stesso tipo.
La novità più rilevante riguarda l’esenzione dalle sanzioni per i cosiddetti «evasori per necessità»: chi non ha versato a causa di sopravvenute difficoltà finanziarie sarà esentato da provvedimenti a condizione che saldi, anche a rate, il dovuto. A stabilire caso per caso sulle scorte di una serie di elementi sarà il giudice, chiamato a valutare se la crisi di liquidità sia effettivamente «non transitoria» e imputabile ad «accertata insolvenza o sovraindebitamento di terzi o al mancato pagamento di crediti certi ed esigibili da parte di Amministrazioni pubbliche e della non esperibilità di azioni idonee al superamento della crisi».
Sconti di pena fino alla metà e nessuna sanzione accessoria (come il sequestro di beni finalizzato alla confisca), inoltre, sono previsti nei casi in cui il debito tributario è estinto o in fase di estinzione rateale prima della chiusura del processo di primo grado.
Scende invece dal 240 al 120% la sanzione massima per l’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’Irap, mentre si riduce dal 180 al 70% della maggiore imposta dovuta la sanzione massima per i casi di reddito dichiarato inferiore a quello accertato, imposta inferiore al dovuto o credito superiore a quello spettante, con un minimo di 150 euro. Identico discorso se nella dichiarazione figurano detrazioni d’imposta o deduzioni dall’imponibile che risultino indebite. Si considera non punibile invece la indebita compensazione quando resta l’incertezza nella valutazione della spettanza del credito.
Con il riordino delle sanzioni tributarie, più volte sollecitato dalla Cassazione e dalla Corte di Giustizia Ue, il governo risponde a criteri di proporzionalità: con la riduzione delle sanzioni amministrative da un quinto a un terzo si pone l’obiettivo di portare l’impianto delle sanzioni tributarie sulla media europea che si attesta al 60%. «Prosegue senza sosta la rivoluzione del governo per costruire un sistema più equo e giusto a vantaggio di cittadini e imprese», commenta il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, al termine del consiglio dei ministri, «lo Stato deve venire incontro ai contribuenti onesti ma non può e non deve abbassare la guardia nei confronti di coloro che fanno i furbi». (riproduzione riservata)