Quaranta miliardi, l’equivalente di una manovra finanziaria. Tanto vale in media la mole di cause che ogni anno la giustizia tributaria si trova a gestire: il 2% del pil. A sottolinearlo, durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario tributario alla Camera, è la nuova presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria (Cpgt) Carolina Lussana, eletta alla guida del Csm dei giudici tributari a metà novembre dello scorso anno.
Guardando al 2023, la relazione annuale mostra un netto miglioramento dell’efficienza della giustizia tributaria, complice anche la riduzione dei tempi di definizione dei procedimenti: 222 giorni in meno (da 652 a 430) in primo grado, e 109 giorni in meno in appello (da 1.079 a 970) dal 2021 alla fine dello scorso anno.
Nell’anno appena trascorso, si legge nella relazione annuale, i ricorsi pervenuti in primo grado sono 7.612 in meno rispetto al 2022 mentre le definizioni crescono di 4.137 unità per un valore medio complessivo di 95,2 mila euro. In calo anche i ricorsi pendenti, scesi a 158,5 mila dai quasi 159,3 mila del 2022. Stesso trend si registra nel secondo grado, dove gli appelli pervenuti scendono di 4142 unità e quelli definiti salgono di duemila unità per un valore medio di 188,7 mila euro.
Per quanto riguarda invece le sentenze, nel 2023 quelle a favore degli uffici impositori ammonta in primo grado al 48,9% contro il 29% favorevole al contribuente. Valori molto vicini a quelli registrati in appello, dove le pronunce in favore del contribuente si attestano al 27%.
«Diritto di difesa, buona amministrazione, progressività fiscale e libertà economica – sottolinea Lussana – sono i principi costituzionali ai quali la giurisdizione tributaria da sempre si ispira». «Con l’impegno del nuovo consiglio di presidenza e la collaborazione di tutti – aggiunge il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo – riusciremo a dare un cambio di passo a una giustizia tributaria che non deve essere considerata come una Cenerentola dell’ordinamento, ma assumere il rango importante che merita». (riproduzione riservata)