L’Ufficio Parlamentare di Bilancio boccia le politiche di razionalizzazione sulle spese fiscali. Nell’ultimo focus sugli impatti della riorganizzazione delle agevolazioni avviata nel 2009 l’Upb evidenzia che le politiche messe finora in campo hanno un impatto molto limitato. A dimostrarlo sono le cifre: anziché diminuire, dal 2018 le agevolazioni sono cresciute da 466 a 625 con un raddoppio della spesa fiscale totale da 54 a 105 miliardi.
Ad aumentare, in particolare, regimi speciali ed esenzioni, per non parlare dell’exploit dei crediti d’imposta edilizi. Normativa, questa, che dal 2020 a oggi - hanno sottolineato Confartigianato, Cna e Casartigiani in audizione al Senato - ha subito 283 modifiche che hanno destabilizzato il settore. Alle distorsioni edilizie si somma il crescente ricorso a welfare aziendale e strutture sanitarie private. Tale dinamica ha portato la spesa sanitaria al 65% del totale delle agevolazioni. L’Upb invita a una riflessione su meccanismi di compartecipazione alla spesa come i ticket, che da soli corrispondono ad agevolazioni per 500 milioni.
Nel tentativo di ridurre la spesa fiscale i governi si sono concentrati sul contenimento delle detrazioni per oneri e liberalità a fini Irpef con risparmi per 250 milioni: il primo modulo della riforma Irpef, ad esempio, ha ridotto di 260 euro le detrazioni per i contribuenti sopra i 50 mila euro e circa la metà di loro (1,4 milioni) ha subito un taglio medio pro capite di 152 euro. Tra le soluzioni auspicate dall’Upb c’è la trasformazione delle detrazioni minori in bonus di durata definita rinnovabili in modo selettivo: i trasferimenti monetari possono rivelarsi più efficaci per i soggetti in condizioni economiche disagiate. (riproduzione riservata)