Nuovo record (negativo) per l’Italia. Questa volta in materia di riscossione dei crediti. Nel 2022 - ultimo anno per cui è disponibile il dato - l’Italia non solo registrava il valore più elevato (dopo la Grecia) dell’incidenza dello stock dei debiti non riscossi a fine anno sul totale delle entrate (pari al 181%) ma si attestava anche come il Paese con il più basso rapporto tra debiti non riscossi esigibili e il totale dei debiti non riscossi (circa il 5%).
Dati che l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha portato in Commissione Finanze e Tesoro del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla gestione del magazzino fiscale dei crediti affidati alla riscossione e sul disegno di legge che propone l’introduzione, tra le altre cose, della rottamazione quinquies (Ddl 1375).
A fine novembre 2024 il magazzino dei crediti affidati all’agente della riscossione ha raggiunto oltre 1.865 miliardi, con un incremento del 36,5% rispetto alla fine del 2019. Il riscosso, invece, si attesta a circa 178 miliardi (appena il 9,5% del totale), a dimostrazione di una limitata efficacia dell’azione di riscossione coattiva: si tratta prevalentemente di singoli debiti di importo inferiore a 1.000 euro e riguardanti principalmente le persone fisiche.
Sulla dimensione del magazzino hanno influito: l’elevato numero di singoli crediti di modesto importo affidati annualmente, le lunghe tempistiche degli adempimenti richiesti all’Agenzia delle entrate-riscossione per ogni credito,la mancanza di un meccanismo di discarico automatico, la complessa procedura di accertamento, il progressivo restringimento del perimetro di azione per il recupero coattivo oltre che una gestione non sempre efficiente del sistema di riscossione.
Alla stessa data risulta che il carico contabile residuo - ovvero al netto delle somme riscosse (178 miliardi) e di quelle oggetto di sgravio e annullamento (419,5 miliardi) - ammonta a 1.267,6 miliardi (+32,8% rispetto al 2019). «Questi crediti», ha spiegato il presidente della Comissione Analisi Magazzino Ader, Roberto Benedetti, «hanno un diverso grado di riscossione: i crediti riscuotibili sono pari a 567,85 miliardi; quelli con profilo di riscossione non determinabile 167,31; mentre quelli con profilo di non riscuotibilità sono pari a 537,75 miliardi».
L’Ader stima il magazzino residuo lordo (ovvero le cartelle con un più elevato grado di esigibilità) in soli 100,8 miliardi, il 55,4% del carico totale affidato e l’8% di quello residuo contabile. Si tratta di 291 milioni di singoli crediti contenuti in circa 175 milioni di cartelle, avvisi di addebito o di accertamento esecutivo. A marzo 2024, definizioni agevolate e cancellazioni di debiti pregressi hanno complessivamente ridotto il magazzino dei ruoli di circa 112 miliardi, di cui 30 miliardi per effetto delle prime (31,6 miliardi a tutto novembre 2024) e oltre 82 miliardi delle seconde.
Il consigliere dell’Upb, Valeria De Bonis, ha osservato che «i numerosi interventi normativi degli ultimi anni – in materia di riscossione dei crediti – non hanno inciso in maniera significativa sulle inefficienze che caratterizzano la riscossione coattiva. Anzi, le ripetute e stratificate misure di definizione agevolata e annullamento dei debiti pregressi contribuiscono ad alimentare nei contribuenti aspettative di future agevolazioni e condoni, con ripercussioni negative sui versamenti per adeguamento spontaneo, sulla riscossione ordinaria e su quella coattiva ordinaria e, in generale, sul livello di tax compliance».
Motivo per cui, per una riduzione consistente del magazzino dei crediti, si legge nella nota dell’Upb, è necessario un intervento organico di riforma che preveda, tra le altre cose, oltre alla cancellazione automatica dei crediti divenuti inesigibili già introdotta dal dlgs 110/2024, attuativo della legge delega della riforma fiscale, un ulteriore potenziamento ed efficientamento del meccanismo di riconoscimento dell’inesigibilità del credito affidato. Ciò permetterebbe all’agente di riscossione di concentrarsi sulle cartelle sulle quali è più alta la probabilità di incasso.
La valutazione del ddl va anche inserita nel quadro generale di riforma: emerge un possibile conflitto tra l’introduzione di una nuova misura di definizione agevolata e il previsto discarico di tutto o parte del magazzino crediti entro la fine del 2031 sulla base di proposte della Commissione appositamente istituita dal decreto attuativo della legge delega per la riforma fiscale. (riproduzione riservata)