Più tempo per pagare le tasse. Con il nuovo decreto riscossioni, il decimo emanato nell’ambito dell’attuazione della delega per la riforma del fisco, il governo amplia i termini per il pagamento delle cartelle esattoriali aumentando il numero delle rate. Lo fa prevedendo una serie di scaglioni, onde evitare intoppi nei flussi di liquidità nelle casse dell’Erario. Con un distinguo: per chi documenta «la temporanea situazione di obiettiva difficoltà» a pagare un debito entro i 120 mila euro, le rate aumenteranno fino a un massimo di 108 al 2029.
Dalle attuali 72 rate, dunque, nel biennio 2025-2026 si passerà a 84, nel 2027-2028 a 96, nel 2029-2030 a 108. Per chi versa nella stessa situazione di difficoltà ma ha un debito che supera i 120 mila euro, invece, le rate arriveranno fino a 120 indipendentemente dalla data di presentazione della richiesta. Dal 2031, il numero delle rate a disposizione salirà per tutti a 120, target finale indicato nella delega per la riforma. Conti pubblici permettendo, considerata anche la spada di Damocle del Superbonus, i cui effetti sul bilancio - come dimostrato dalle ultime stime a sorpresa sul deficit 2023 - non sono ancora ben chiari. Per questo, il decreto prevede una verifica a cadenza biennale sulle ricadute finanziarie del provvedimento.
Altra misura prevista dal decreto è quella relativa al «discarico» automatico delle cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate dal 1° gennaio 2025 e non riscosse al 31 dicembre del quinto anno perché inesigibili. Un tentativo, quello del governo, di liberare il più possibile il magazzino della riscossione, arrivato nel 2023 a contenere 1.206,6 miliardi di carichi residui di cui appena 102 effettivamente recuperabili. Trascorsi i cinque anni e fino alla prescrizione del credito, le somme non saranno stralciate e l’ente creditore potrà operare in tre modi: gestire la riscossione in proprio, affidarla in concessione a soggetti privati con gara pubblica, o riaffidarla all’Agenzia entrate per due anni nel caso in cui venga a conoscenza di nuovi e significativi elementi reddituali del debitore.
Nell’ambito della delega fiscale rientra il riordino del settore dei giochi varato dal cdm. A un anno dalla scadenza della concessione per il Lotto - affidata nel 2016 a un consorzio guidato da Lottomatica per 770 milioni di euro - l’Agenzia delle Dogane si appresta dunque ad aprire il nuovo bando. La base d’asta per la concessione - della durata di nove anni - partirà da un miliardo di euro da pagare in tre rate (500 milioni all’aggiudicazione, 300 nel 2025 e i restanti 200 nel 2026) con un aggio per il concessionario del 6% sulla raccolta. L’affidamento da parte delle Dogane sarà veicolato a una serie di requisiti stringenti, tra cui la qualifica di impresa con esperienza pregressa nella gestione o raccolta di gioco. Le maggiori entrate delle gare, si legge nella bozza del decreto, confluiranno fino al 2033 nel fondo per l’attuazione per la delega fiscale. Altra gara sulla quale si accelera è quella per il Gratta&Vinci, in scadenza nel 2028.
Dal cdm via libera anche all’acquisizione di Prelios da parte di Ion: il gruppo guidato da Andrea Pignataro potrà così rilevare da Davidson Kempner la società specializzata nella gestione di asset alternativi per 1,35 miliardi senza che il governo faccia scattare il golden power. Tra le altre misure approvate il bonus anziani, i correttivi alla riforma Cartabia sul processo penale e il recepimento della stretta regolamentare della Ue ai controlli sul commercio dei «precursori» delle droghe, sostanze alla base degli oppioidi sintetici come il Fentanyl. (riproduzione riservata)