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Fintech, deal ai minimi da quattro anni: i capitali vanno solo ai colossi

11 agosto 2026, 18:21

Nel secondo trimestre 2026 gli investimenti globali scendono a 11,7 miliardi di dollari. Cb Insights fotografa un mercato più selettivo, dominato dai mega-round e con ipo e acquisizioni in frenata

Il fintech globale si sta restringendo. Nel secondo trimestre del 2026 il numero delle operazioni è crollato a 726, il minimo da oltre quattro anni, mentre i capitali si sono concentrati su un gruppo sempre più ristretto di società. È questa la fotografia più netta che emerge dallo State of Fintech di Cb Insights, la società statunitense di market intelligence specializzata nell’analisi di startup, venture capital, tecnologie emergenti: il funding è sceso del 20% sul trimestre precedente, a 11,7 miliardi di dollari, ma i deal sono diminuiti ancora più rapidamente, del 25%, ampliando il divario tra quantità delle operazioni e dimensione degli assegni.

La conseguenza è un mercato meno diffuso e molto più selettivo, nel quale gli investitori sembrano aver abbandonato la logica della dispersione del capitale per concentrare le risorse sulle società considerate più solide o più vicine alla leadership di mercato. La dimensione mediana delle operazioni è invece salita del 19% dall’inizio dell’anno, a 5,1 milioni: meno startup finanziate, assegni più grandi e una selezione molto più dura.

L'impatto dei mega-round e la dominanza degli Stati Uniti

A rendere ancora più evidente il cambio di regime sono i mega-round da almeno 100 milioni di dollari, che hanno assorbito 6,9 miliardi, pari al 59% di tutti i capitali investiti nel fintech mondiale, pur essendo stati appena 27. Il mercato, dunque, non è rimasto senza denaro: lo sta distribuendo in maniera molto diversa.

Gli Stati Uniti continuano a dominare con 5,1 miliardi raccolti attraverso 273 operazioni, mentre l’Europa si ferma a 2,5 miliardi su 154 deal e l’Asia a 2,3 miliardi su 116. Anche fra i finanziamenti più grandi la leadership americana rimane netta, con 2,9 miliardi concentrati in dodici mega-round, mentre l’Europa ne conta otto per complessivi 1,6 miliardi. È soprattutto il digital banking a mostrare quanto possa essere fuorviante leggere il mercato soltanto attraverso il volume degli investimenti.

Il settore del digital banking tra crescita e concentrazione

Nel secondo trimestre il settore ha raccolto 2,6 miliardi di dollari, esattamente il doppio degli 1,3 miliardi del trimestre precedente, ma il numero delle operazioni è contemporaneamente sceso da 56 a 54. La ripresa dei finanziamenti non corrisponde quindi a una riapertura generalizzata dei rubinetti: quasi metà dei capitali è stata assorbita da tre sole operazioni, i 750 milioni raccolti da Ramp, i 320 milioni di Airwallex e i 200 milioni di Mercury. Il denaro torna a muoversi, ma soprattutto verso piattaforme che hanno già raggiunto dimensioni rilevanti.

Anche la geografia del digital banking conferma la concentrazione. Gli Stati Uniti hanno raccolto 1,2 miliardi attraverso 22 operazioni, quasi la metà del totale mondiale; l’Asia si è fermata a 400 milioni con nove deal e l’Europa a 300 milioni, nonostante abbia registrato 13 operazioni. In termini di numero di deal, gli Stati Uniti rappresentano ormai il 42% del mercato, contro il 25% dell’Europa e il 17% dell’Asia.

I nuovi unicorni fintech e le valutazioni di mercato

La selezione è ancora più visibile sul fronte delle valutazioni. Nel trimestre sono nate soltanto quattro nuove fintech unicorno, contro le otto dei primi tre mesi dell’anno: Digital Asset e Rogo hanno raggiunto una valutazione di 2 miliardi di dollari, Slash 1,4 miliardi e la canadese nesto 1,1 miliardi. Tre delle quattro nuove società miliardarie sono americane, mentre Europa e Asia non ne hanno prodotta nessuna.

Il numero degli unicorni fintech è comunque salito a 366, con gli Usa che ne concentrano 195, contro 73 in Europa e 57 in Asia. In cima alla graduatoria delle valutazioni resta Stripe, a 159 miliardi di dollari, davanti a Revolut, arrivata a 115 miliardi, mentre Ramp è terza a 44 miliardi.

La contrazione degli investimenti in Europa

L’Europa sintetizza meglio di ogni altra regione questa nuova fase. Gli investimenti fintech sono scesi dai 3 miliardi del primo trimestre a 2,5 miliardi nel secondo, ma soprattutto il numero delle operazioni è precipitato da 215 a 154, il minimo dell’intera serie trimestrale riportata. (riproduzione riservata)



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