Gli utili di Banca Finint crescono a doppia cifra e la merchant bank veneta fondata da Enrico Marchi si prepara ad aprire il dossier m&a all’estero per quanto riguarda lo storico business delle cartolarizzazioni e dell’asset management.
La società ha chiuso il 2024 con un utile netto adjusted di 23,6 milioni, in aumento di oltre il 24% rispetto ai 18,9 milioni del 2023, risultati realizzati grazie a un aumento del margine di intermediazione a 143 milioni (+14%), di cui margine finanziario e da servizi per 132,5 milioni (+14%). I ricavi da commissioni hanno raggiunto quota 105,3 milioni (+10%), pari al 74% del margine di intermediazione. Andamento solido in vista dei target del piano industriale al 2026 che in alcuni casi, come ad esempio sul cost income (sotto il 76% e ora al 77%), potrebbero esser centrati con un anno di anticipo. In forte crescita (+33%) anche il margine di interesse salito da 20,4 milioni a 27,2 milioni, grazie al contributo dello sviluppo del business di acquisto di crediti Npe, crediti fiscali e crediti lombard.
Nata negli anni ‘80 come investment bank e diventata leader nel mercato delle securitization, nei mini e basket-bond, negli ultimi tre anni, la banca ha allargato il proprio raggio d’azione e ora opera a 360 gradi nel corporate finance, finanza strutturata e capital market con Banca Finint, nel private equity e asset management con Finint Investments, nel private banking con l’ex Banca Consulia (integrata nel 2022 e ora Finint Private Bank) e nel credit management con Finint Revalue. Una struttura a più business che il nuovo ceo, Lucio Izzi sta cercando di far dialogare il più possibile per lo sviluppo delle sinergie.
Alla crescita delle commissioni nette ha contribuito in modo particolare la capogruppo Banca Finint che ha accresciuto il margine commissionale del 18% trainato dall’attività di corporate finance che ha chiuso il 2024 più che triplicando i ricavi netti (da 2 a 8 milioni) a cui si è aggiunta la costante crescita del business delle cartolarizzazioni cresciuto del 9% nei ricavi. Nel business del corporate finance, lo scorso anno Banca Finint ha curato l’ingresso di Triveneta Cavi nella francese Nexans ed è stata financial advisor di Morgan Stanley Infrastructures Partners sia per l’operazione di m&a sia nella strutturazione e gestione del finanziamento nell’investimento in Salcef.
«La nostra capacità di servire imprenditori e grandi fondi internazionali è la prova della qualità del team che supporta le attività di corporate finance», spiega a MF-Milano Finanza l’amministratore delegato Lucio Izzi. A questo si sono aggiunti l’asset management che segna una crescita del 7% e il private banking in aumento dell’8%. Le masse gestite hanno toccato 12,4 miliardi di attivi (in crescita del 22% dai 10,2 miliardi di fine 2023), 5,3 dei quali nell'asset management, 4,1 miliardi nel private banking, 3 miliardi nei servizi di consulenza alla clientela istituzionale. Prosegue anche l’allargamento dell’organico che ora conta 735 dipendenti (+10%) dai 670 di fine 2023.
«Per quanto riguarda il mondo delle cartolarizzazioni, dove siamo leader a livello nazionale, vogliamo usare la nostra posizione in Italia per avviare il processo di internazionalizzazione. Stiamo completando la fase preliminare che chiuderemo entro fine mese per presentarlo subito in consiglio. Si tratta di una piccola acquisizione che può accelerare il business in Germania e Lussemburgo. Anche nell’asset management vogliamo crescere oltre confine per diventare piattaforma paneuropea», conclude Izzi riguardo alle prospettive di m&a del gruppo. (riproduzione riservata)