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Andrea Riffeser Monti, presidente Fieg
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Fieg, appello urgente al governo per politiche di sostegno e normative per il mercato dell’editoria

01 dicembre 2025, 14:42 Ultimo aggiornamento: 14:43

La Federazione Italiana Editori Giornali sottolinea che occorre salvaguardare il valore costituzionale della libera informazione. Le big tech hanno alterato profondamente le dinamiche del mercato e i principi base della sana concorrenza

La Fieg (Federazione Italiana Editori Giornali) invita «il Governo e il Parlamento a delineare con urgenza politiche e normative per riequilibrare il mercato e garantire un futuro al valore economico, sociale e culturale dell’impresa editoriale italiana, presidio insostituibile della nostra democrazia e della libertà di informazione».

«Gli editori, garanti del diritto all’informazione e del pluralismo, sono i responsabili della produzione e della diffusione della conoscenza, della cultura e del dibattito civile, valori costituzionalmente garantiti. Il loro ruolo, oggi, è minato dall’operato delle grandi aziende digitali globali (big tech) che hanno alterato profondamente le dinamiche del mercato e i principi base della sana concorrenza» continua la nota della Federazione.

Che poi spiega: «Le Big Tech aggregano e sfruttano economicamente i contenuti informativi e creativi prodotti dagli editori senza riconoscere – se non molto marginalmente – i diritti d’autore. Offrono servizi digitali a titolo gratuito in diretta competizione con le fonti originali, ricevendo in cambio dati personali che sfruttano per trattenere la gran parte dei ricavi pubblicitari, indebolendo così la sostenibilità finanziaria di chi si fa carico dei costi della produzione originale. Inoltre, utilizzano algoritmi non trasparenti, che pongono gli editori in una posizione di dipendenza, limitandone la capacità di raggiungere direttamente i cittadini e compromettendo, di fatto, il principio di libertà di impresa nel settore».

Allo stesso tempo, le Big Tech reclamano ampia immunità su quanto avviene nelle loro piattaforme, presentando il furto dell’ingegno altrui, le false notizie e il mascheramento delle fonti come “libertà di espressione”, dimenticando che questa deve sì essere sempre difesa, ma non sfuggendo alle proprie specifiche responsabilità.

Gli editori, al contrario, rispondono legalmente di quanto pubblicano.

Un mercato così fortemente squilibrato non può mai essere equo

L’indebolimento degli editori non è solo un problema economico, ma un rischio sistemico per la collettività. Un’editoria nazionale fragile si traduce in una ridotta capacità di investire e di innovare, con una progressiva desertificazione culturale e un deterioramento del controllo democratico. Il dominio delle piattaforme tende a standardizzare l’offerta, marginalizzando le voci editoriali minori e riducendo la diversità culturale e di opinioni, essenziale per una società matura.

Affidare la selezione, la distribuzione e la monetizzazione dei contenuti primari a soggetti extra-nazionali rende il Paese più vulnerabile alla disinformazione e meno autonomo nel definire le proprie priorità culturali e informative.

La pervasività del digitale e degli ambiti di azione delle Big Tech richiede un approccio complessivo alle politiche del settore, lavorando in modo coordinato sulla protezione dei diritti d’autore, gli incentivi all’innovazione nel settore, altre misure di sostegno, le politiche della concorrenza, quelle fiscali, la fase applicativa dei regolamenti europei sui servizi e sui mercati digitali (DSA e DMA) e sull’intelligenza artificiale (AI Act).

«Questa emergenza deve essere compresa e risolta immediatamente» conclude la Fieg.



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