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La posa della fibra di Fibercop
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Fibercop, lettera degli operatori ad Agcom contro il nuovo listino prezzi: no a piccole modifiche, va rigettato

20 luglio 2026, 14:55

Missiva congiunta di Fastweb+Vodafone, Iliad, WindTre e Sky Italia: le tariffe proposte contro i principi di equità e ragionevolezza, si usino quelle dell’msa con Tim come riferimento. E il benchmark proposto da Arthur D. Little non è corretto

Nuova lettera congiunta degli operatori tlc all’Agcom contro il nuovo listino prezzi di Fibercop. La missiva, firmata da Fastweb+Vodafone, Iliad, WindTre e Sky Italia e visionata da Milano Finanza, da un lato chiede di rigettare interamente il listino, ritenendo che non si possa «considerare adeguata qualsiasi ipotesi di modifica minimale», e dall’altra ritiene che «il benchmark europeo» proposto da Arthur D. Little in uno studio – e le cui anticipazioni sono state diffuse nelle scorse settimane – sia «viziato da rilevanti criticità di merito»

Inoltre, i quattro operatori suggeriscono che il tariffario da assumere come unico punto di riferimento sia quello applicato da Fibercop a Tim nell’ambito del master service agreement siglato dalle parti in occasione del trasferimento della rete fissa.

Va ricordato che l’Agcom dovrebbe dare una sua valutazione sul nuovo listino proposto nelle prossime settimane, con i nuovi prezzi che dovrebbero entrare in vigore a settembre, e che si è in attesa dell’esito del ricorso al Tribunale di Milano presentato da Tim sull’applicazione dei prezzi presenti nel nuovo listino nelle aree regolate (pari al 94% del territorio) invece che quelli scritti all’interno dell’msa. 

Le critiche al listino

Gli operatori avevano già scritto ad Agcom poco dopo la presentazione del listino prezzi e ribadiscono che il nuovo tariffario, secondo loro, sarebbe in grado di «alterare in misura significativa le dinamiche concorrenziali del mercato». Perciò Fastweb+Vodafone, Iliad, WindTre e Sky Italia chiedono che il listino sia rigettato interamente, senza dare la possibilità di minime modifiche che, secondo quanto aveva rivelato Milano Finanza lo scorso 25 giugno, erano già al vaglio internamente in Fibercop. 

In particolare, per gli operatori i profili problematici del nuovo tariffario sono diversi: dagli «ingiustificati aumenti» sui prezzi dei canoni per il rame e semi-rame, «anche dove Fibercop resta in monopolio», a quelli dei contributi una tantum di migrazione e disattivazione. Altre criticità sono individuate nei meccanismi di sconti a volume e di esclusiva considerati «discriminatori», negli aumenti dei prezzi di «servizi essenziali come co-locazione e backhaul, e nell’introduzione di un meccanismo di indicizzazione all’inflazione che «metterebbe a rischio la sostenibilità economica delle tariffe retail».

Prezzi più alti rispetto all’Europa

Gli operatori, inoltre, ritengono che il benchmark pubblicato di Arthur D. Little sia «viziato da rilevanti criticità di merito». Va ricordato che, dalle anticipazioni diffuse, lo studio sosterrebbe che anche con le nuove tariffe i prezzi di Fibercop resterebbero i più bassi in Europa e ci sarebbero comunque ampi margini tra i prezzi retail e quelli wholesale per assorbire gli incrementi.

Sintetizzando i contenuti di un allegato alla lettera in cui vengono dettagliate le critiche, gli operatori contestano che i Paesi presi a riferimento, come Germania e Belgio, «presentano livelli di copertura e take-up tra i più bassi in Europa, a fronte di prezzi retail sensibilmente più elevati», e perciò «non possono costituire un modello di riferimento» per l’Italia. Inoltre, aggiungono, lo studio dimostrerebbe l’opposto sui margini, perché l’Italia sarebbe quello con il differenziale minore e perciò ogni incremento si andrebbe a scaricare sugli utenti finali. (riproduzione riservata)



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