Il nuovo listino prezzi wholesale di Fibercop, così come è stato presentato, non può ottenere il via libera dell'Agcom. L’esito dell’analisi dell’autorità, deliberato ieri dalla Commissione infrastrutture e reti, implica la necessità di modifiche al nuovo listino prezzi, che una fonte definisce «strutturali». Il target finale è che il nuovo tariffario di Fibercop rispetti i principi di equità e ragionevolezza dei prezzi.
Alla società della rete verrà inviata una lettera in questi giorni e grazie ad essa Fibercop potrà prendere atto delle modifiche da applicare prima di ripresentare il tariffario modificato, che dovrà poi essere nuovamente valutato dall’Agcom. In base a quanto risulta a MF-Milano Finanza, nella missiva che verrà inviata a Fibercop ci dovrebbero essere indicazioni sui punti ritenuti particolarmente critici del nuovo tariffario proposto per poter intervenire.
Alcune fonti riferiscono che sarebbero riassumibili in cinque o sei le direttrici su cui Fibercop sarà essere chiamata a lavorare per poter ottenere il via libera dell’autorità. Tra i punti più critici, evidenziano le fonti, ci sarebbero gli incrementi dei costi previsti per i servizi passivi, che in alcune situazioni li renderebbero di fatto più dispendiosi di quelli attivi, e quelli dei contributi una tantum per la attivazione e disattivazione delle linee, che in base a quanto lamentavano gli operatori tlc salirebbero «fino al 500%» in alcuni casi.
Quel che emergerebbe complessivamente sarebbe la necessità di una revisione più strutturale del listino, rendendolo più coerente con l’analisi di mercato di marzo, e non solo dei prezzi per alcuni servizi.
Alcuni di questi aspetti sarebbero già emersi nel dialogo informale avuto tra la società e l’autorità negli scorsi mesi e perciò Fibercop potrebbe già avere pronte, almeno in parte, delle proposte che riterrebbe adeguate a risolvere le criticità. Come aveva rivelato MF-Milano Finanza, tra le ipotesi al vaglio di Fibercop ci sarebbe anche la diluizione degli aumenti su un periodo più lungo di tempo, oltre il 2028, pur mantenendo fissi i punti di approdo. Non è chiaro se questa soluzione possa essere ritenuta adeguata dall’Agcom.
Va ricordato che quattro operatori – Fastweb+Vodafone, Iliad, WindTre e Sky Italia – avevano inviato una lettera congiunta nei giorni scorsi per chiedere una bocciatura totale del listino e che Tim aveva chiesto l’utilizzo delle tariffe dell’msa come riferimento anche nelle aree regolate (respinto dal Tribunale di Milano).
Per arrivare al via libera del listino entro il 16 settembre, data in cui dovrebbe partire, i tempi quindi iniziano a stringere. Se si andasse oltre tale data, come appare più probabile dopo la decisione di ieri, le nuove tariffe si dovrebbero applicare in modo retroattivo una volta ottenuto il via libera. (riproduzione riservata)