Ferrari apre il 2026 con ricavi leggermente migliori delle attese nonostante volumi in calo, confermando ancora una volta la forza di un modello basato sul pricing. Eppure al mercato, come spesso accade negli ultimi tempi, non basta: a Piazza Affari martedì 5 il titolo ha reagito alla trimestrale con un -4% a 279,6 euro e oggi l’azione vale circa il 40% in meno rispetto ai massimi (483 euro) di febbraio dell’anno scorso.
Nel primo trimestre il gruppo di Maranello ha registrato ricavi pari a 1,848 miliardi di euro, in crescita del 3% (+6% a cambi costanti), un dato superiore a un consenso che li indicava sostanzialmente stabili. L’ebitda è salito a 722 milioni (+4%), con un margine al 39,1%, mentre l’ebit si è attestato a 548 milioni (+1%), per una marginalità del 29,7%. L’utile netto è rimasto sostanzialmente stabile a 413 milioni.
Il dato più rilevante è proprio la dinamica dei margini, risultata leggermente superiore alle attese, nonostante volumi di vendite inferiori alle previsioni, grazie a un mix prodotto più ricco, al forte contributo delle personalizzazioni e a un miglioramento del country mix, trainato in particolare dalle Americhe. A questi fattori si è aggiunto il contributo positivo delle attività racing e lifestyle, che ha compensato l’impatto di minori consegne, scese a 3.436 unità rispetto alle 3.593 dello scorso anno, e l’aumento di alcuni costi legati all’avvio di nuovi modelli, al marketing e ai dazi statunitensi.
Le consegne totali non hanno risentito dell'emergere delle ostilità in Medio Oriente, «grazie alla flessibilità nell'allocazione geografica che ha consentito di anticipare alcune consegne ad altre regioni». La soluzione adottata in Medio Oriente «è stata quella di posticipare alcune spedizioni per un paio di settimane, poi tutto è ripreso in modo regolare», ha spiegato il ceo Benedetto Vigna in call con la stampa italiana. «Gli ordini arrivano e stiamo consegnando regolarmente». E anche sul fronte degli approvvigionamenti delle materie prime, «non c’è nessun problema e nessun peggioramento e non vediamo pressioni inflattive».
Per quanto riguarda invece la minaccia del presidente Donald Trump di un nuovo rialzo dei dazi Usa sulle auto importate dall’Europa, «se queste tariffe diventeranno effettive, noi sappiamo cosa fare», ha detto Vigna, ricordando la grande «flessibilità» con cui la casa di Maranello si è sempre dimostrata in grado di operare.
Dal lato dei ricavi, la componente legata alle auto e ai ricambi ha superato 1,5 miliardi con una crescita dell’1%, mentre le attività di sponsorizzazione, commerciali e di brand hanno registrato un balzo a 218 milioni (+14%), sostenute anche dal buon andamento del lifestyle. Anche le altre attività sono risultate in crescita, beneficiando tra l’altro del noleggio di motori ad altri team di Formula 1. Nel complesso, queste componenti continuano a rappresentare un importante driver di diversificazione e stabilità dei ricavi.
Molto robusta anche la generazione di cassa, con un free cash flow industriale pari a 653 milioni (+5%), ben al di sopra dei 521 milioni di euro previsti. La posizione finanziaria industriale è così tornata positiva per 388 milioni, rispetto a un debito netto di 32 milioni a fine 2025, segnalando una dinamica finanziaria particolarmente solida.
Il management guidato da Vigna ha confermato la guidance per il 2026, che prevede ricavi intorno a 7,5 miliardi, un margine ebitda pari o superiore al 39% e un margine ebit almeno al 29,5%. La visibilità resta elevata grazie a un portafoglio ordini che si estende fino al 2027. E secondo gli analisti di Citi, «dato che le consegne della F80 e il mix di gamma (del nuovo modello) migliorano trimestralmente, i solidi risultati del primo trimestre suggeriscono che Ferrari dovrebbe essere in grado di raggiungere l'obiettivo di margine ebit superiore al 29,5% nell'esercizio 2026».
«Il mix di prodotto ulteriormente arricchito e la domanda costante di personalizzazioni hanno contribuito ai solidi risultati che presentiamo oggi. Con tali performance e con un portafoglio ordini che si estende ulteriormente verso la fine del 2027, confermiamo la nostra guidance per il 2026», ha commentato Vigna. «A soli venti giorni dalla prima mondiale della Ferrari Luce (il primo modello full electric, ndr.) l’attesa non è mai stata così alta. La Ferrari Luce unisce tante tecnologie straordinarie e la passione di tante persone e solo per questo modello abbiamo registrato oltre 60 brevetti in svariati ambiti, dai motori elettrici agli inverter, dalla dinamica del veicolo all'integrazione delle batterie nel telaio, dal volante ai display e a un'interfaccia utente più semplice, dai finestrini ai tergicristalli. È la prova di come tradizione e innovazione possano fondersi per creare qualcosa di unico». (riproduzione riservata)