Ferrari e le icone della musica: i racconti e i dettagli d’archivio di 6 auto emblematiche della mostra di Modena
Mentre si chiude il trionfo di Jazz Open Modena, il percorso tra i bolidi delle star al Museo Enzo Ferrari svela i suoi segreti. In esclusiva, i testi e le descrizioni sonore accessibili via QR Code: una selezione tra i modelli più iconici esposti, da Von Karajan e Clapton fino a Swizz Beatz.
Tra la Casa di Maranello e i protagonisti della scena musicale internazionale esiste un legame profondo, fatto di ricerca dell'eccellenza, disciplina e sensibilità artistica. A raccontare questo dialogo è “The Greatest Hits – Music legends and their Ferraris”, la mostra allestita al Museo Enzo Ferrari di Modena (aperta fino al 16 febbraio 2027) che esplora le affinità elettive tra la Rossa e le icone della musica globale. Un legame rafforzato dal recente e travolgente successo di Jazz Open Modena, il festival derivato dallo storico appuntamento di Stoccarda di cui il Museo Enzo Ferrari è stato premium sponsor, che si è da poco concluso portando in città star del calibro di Moby, Joss Stone, Jamie Cullum, Jean-Michel Jarre, Diana Krall e Gregory Porter.
Il percorso tra icone, podcast e QR code

Se i riflettori del festival si sono spenti, la musica continua tra le sale del museo attraverso un percorso espositivo imperdibile, popolato dalle vetture leggendarie che hanno accompagnato la vita e la creatività dei loro celebri proprietari. Tra i modelli esposti spiccano capolavori senza tempo come la raffinata 250 GT Lusso amata dal maestro Herbert von Karajan e l'inestimabile 250 GTO di Nick Mason, affiancate da pezzi unici e tailor-made come la one-off SP12 realizzata su misura per Eric Clapton. Non mancano le incursioni nei linguaggi della musica contemporanea, rappresentate dalla grinta della 512 TR di J Balvin e dalla nuovissima SF90 XX di Swizz Beatz.
Ad accompagnare la visita c’è un ricco apparato narrativo e multimediale: oltre ai podcast esclusivi firmati da Chora Media con la voce di Federico Buffa, la mostra offre un'esperienza fruibile direttamente dallo smartphone. Ogni vettura presente in sala è infatti corredata da un QR code dedicato che permette di accedere a schede approfondite e descrizioni sonore.
Ecco qui i testi integrali di sei tra i modelli più emblematici della mostra, selezionati da Gentleman:
Ferrari 275 GTS Pininfarina di Gino Paoli

Gino Paoli ha sempre saputo trovare la bellezza nelle cose semplici: un’immagine, un gesto, una nota che cade nel punto giusto. La sua musica nasce da lì, da un’eleganza quotidiana che non ha bisogno di alzare la voce. Un’armonia a cui Paoli si dedica nelle canzoni, ma che cerca anche altrove, perché è proprio l’armonia a caratterizzare la sua prima Ferrari, non a caso una delle vetture più iconiche del Cavallino: la Ferrari 250 GT Competizione SWB del 1959, opera di Pininfarina e Scaglietti. Una macchina compatta, pensata per correre, ma capace di una bellezza quasi silenziosa. Paoli ne resta conquistato e ne apprezza così profondamente l’equilibrio tra sportività e stile da volerlo dire di persona a Enzo Ferrari, a Maranello.
Il fondatore non si limita a ringraziarlo. Ne intuisce il gusto, la sensibilità. Lo vuole come testimonial di una nuova granturismo e gli offre di cambiare la sua 250 GT con una Ferrari 330 GT 2+2, elegante e spaziosa. È quasi impossibile dire no a Enzo Ferrari, così Paoli accetta lo scambio, anche se lasciare la sua amata SWB gli pesa più del previsto.
Non passa molto tempo e la sua passione per i motori lo riporta a Maranello: questa volta l’oggetto del desiderio è una spider, la Ferrari 275 GTS Pininfarina. È uno dei modelli più eleganti della Casa: linee tese e pulite, un equilibrio raro fra leggerezza e presenza, un V12 anteriore da 260 cavalli che scorre morbido fino a 7000 giri.
È una Ferrari diversa, misurata: pensata per chi preferisce la qualità della guida su strada all’anima ruvida della pista. È un linguaggio che Paoli riconosce immediatamente. La sua musica vive della stessa ricercata semplicità: è per questo che, negli anni Sessanta, i suoi brani entrano nell’immaginario collettivo del Paese, per non uscirne più. Perché alcune canzoni, come alcune auto, non hanno bisogno di tempo per diventare classiche.
Ferrari 250 GT Lusso 1962 di Herbert Von Karajan

Controllo. Quando osserviamo un direttore d’orchestra sul podio, con la bacchetta in mano e lo sguardo affilato, la sensazione che trasmette è quella del controllo. Davanti a sé ha decine e decine di professionisti: uomini e donne che hanno dedicato la propria vita allo studio di uno strumento. Fino a farlo proprio, fino a farlo suonare in modo unico e perfettamente coerente. Lo stesso principio che guida la progettazione di un’automobile, dove ogni elemento concorre alla composizione di una assoluta armonia stilistica e tecnica.
Herbert Von Karajan è stato uno dei più grandi direttori di sempre: ha diretto in tutto il mondo e dal 1954 ha guidato per trentacinque anni Berliner Philharmoniker, un’orchestra che è una vera istituzione. Von Karajan era esigente e inflessibile come pochi altri, per carattere e formazione era un perfezionista che teneva sotto controllo ogni aspetto delle opere che dirigeva, al punto da riuscire a dirigere a memoria e a occhi chiusi, senza mai guardare lo spartito. Anche un genio musicale di questa caratura alzava però le mani di fronte a una sinfonia. Una sinfonia che non veniva suonata da un’orchestra da cento elementi, ma da un motore Ferrari a dodici cilindri. Diceva Von Karajan: “Ascoltando il vostro dodici cilindri, scaturisce un’armonia che nessun maestro saprà mai interpretare”.
Il direttore austriaco ebbe un rapporto stretto con il mondo Ferrari e conobbe personalmente anche Enzo Ferrari. Parlando di dodici cilindri, Von Karajan si riferiva al motore della sua Ferrari 250 GT Lusso 1962, forse l’auto che con la raffinatezza degli allestimenti della Carrozzeria Pininfarina rappresentava al meglio l’essenza del direttore. Ma non è stata l’unica vettura del Cavallino scelta da Von Karajan: il maestro ha avuto anche una 330 GT 2+2 e una 275 GTB, quest’ultima con allestimento Grigio argento 18.940 M IT e interni in pelle Rosso VM 3171. Un’auto di rara eleganza, ovviamente curata nei minimi particolari. Come una direzione di Herbert Von Karajan.
Ferrari SF90 XX Stradale di Swizz Beats & Alicia Keys

Ci sono unioni che nascono in studio, altre che crescono sul palco. Quella tra il produttore Swizz Beatz e la cantante Alicia Keys fa storia a sé, perché vive nel mondo della musica, ma non solo: i due sono sposati dal 2010 e l’incontro tra le loro sensibilità ha creato uno spazio tutto nuovo, fatto di visione creativa ed esplorazione artistica. Dalle produzioni hip-hop all’R&B più sofisticato, dai progetti filantropici alle collezioni d’arte: la loro sintonia è naturale, così come è naturale che questa ricerca estetica li abbia condotti a Ferrari.
La vettura che incarna al meglio il loro presente è la Ferrari SF90 XX, una delle creazioni più radicali degli ultimi anni. L’avventura parte nel 2019 con la SF90 Stradale, il primo modello Plug-in Hybrid Electric di serie della Casa: un V8 biturbo di quattro litri accoppiato a tre motori elettrici, uno sull’asse posteriore, due sull’anteriore. Una rivoluzione potente e silenziosa. Da questa base nasce la SF90 XX, che spinge oltre ogni parametro: aerodinamica di rottura con l’ala posteriore fissa e ulteriori 30 cavalli di potenza.
Swizz Beatz entra nell’universo Ferrari con la stessa fame creativa che lo ha reso uno dei produttori più influenti della East Coast: talento precoce, orecchio assoluto per il ritmo, una carriera che ha giustificato la definizione di “miglior produttore rap di tutti i tempi”, coniata per lui da Kanye West.
Alicia Keys porta l’altra metà dell’armonia: 17 Grammy Awards, una voce che ha ridefinito l’R&B contemporaneo. Cantautrice, pianista, attrice: un’artista capace di muoversi tra generi e linguaggi senza perdere mai la propria identità.
Il luogo simbolo in cui questi due mondi si incontrano è Razor House, la residenza californiana progettata da Wallace E. Cunningham, affacciata sull’Oceano Pacifico. Una scultura abitabile, dove le opere d’arte dialogano con la luce naturale e dove la collezione Ferrari di Swiss Beatz e Alicia Keys trova la sua cornice ideale con modelli come laMonza SP1 e SP2, e LaFerrari. Una selezione che racconta gusto, conoscenza, intenzione.
La Ferrari 250 GTO di Nick Mason

Spesso sono i meno appariscenti, su un palco quasi spariscono, ma basso e batteria sono pilastri fondamentali per qualunque band: la struttura che permette agli altri musicisti di lasciarsi andare in libertà. Non a caso vengono definiti il motore ritmico di una band, perché la loro potenza e precisione è imprescindibile. Generazioni di appassionati hanno amato i Pink Floyd per i testi di Roger Waters o per gli assoli di chitarra di David Gilmour, ma la batteria di Nick Mason è altrettanto importante: è il motore nascosto della band, appunto, la forza costante che attraversa tutte le metamorfosi.
Il suo legame con Ferrari nasce da una forma di affinità naturale: la ricerca della perfezione tecnica, la sensibilità per la meccanica, l’amore per gli oggetti che uniscono prestazioni e storia. Mason è un grande collezionista e ripercorrere i suoi acquisti è un viaggio nella storia del Cavallino: 512 S, 312 T3, F40, Enzo. La sua scelta più iconica è una Ferrari 250 GTO del 1962, motore V12, 295 cavalli, una delle 36 vetture prodotte. È un capolavoro progettato da Giotto Bizzarrini nel Reparto Esperienze, a partire da una granturismo di serie, raffinata, ma pronta anche alla competizione.
La passione per le Ferrari porta Mason anche in pista e a partecipare a raduni internazionali, come quello storico del 2002 in Borgogna, dove si ritrovano ventidue dei trentasei modelli prodotti. Per i fan dei Pink Floyd, però, è un altro il momento cruciale nel rapporto tra il batterista e la sua auto preferita: siamo nella seconda metà degli anni ‘80 e la band sta allestendo il nuovo tour. Si tratta di una produzione di livello, con un budget elevato. E qui entra in scena la 250 GTO, che lo stesso Mason offre come garanzia per sbloccare il finanziamento. È la mossa che permette di realizzare il tour A Momentary Lapse of Reason, che con quasi 200 date si rivelerà uno dei più importanti del decennio. E in un certo senso, è la 250 GTO ad aver reso possibile tutto questo.
Ferrari 250 Le Mans di Cher

C’è un momento, negli anni Sessanta, in cui tutto sembra possibile. La musica cambia pelle, le mode esplodono, le stelle del pop diventano icone. E alcune addirittura delle dee. Come Cher, un’artista che da allora non ha mai seguito la corrente nella musica, nel cinema, nella televisione, sempre guidata da un carisma fuori dal comune.
I primi successi arrivano quando forma il duo Sonny & Cher con il marito Sonny Bono: la coppia vive in California, che negli anni ’60 è la culla di movimenti culturali e fenomeni di costume che cambieranno il mondo. In quel periodo, gli unici che possono competere con loro in popolarità sono miti come Elvis, i Beatles o i Rolling Stones. È anche il tempo in cui l’America scopre il fascino delle Ferrari e due celebrità come Sonny & Cher non fanno eccezione. Acquistano una Dino 246 GTS con il classico allestimento rosso e interno nero e, una volta entrati nel mondo Ferrari, non ne escono più: nel 1967 Sonny regala a Cher un’auto che è una dichiarazione di stile.
Una Ferrari 250 Le Mans del 1965, un’auto che sembra venire dal futuro. Rosso esterno, interni blu - un contrasto audace, da diva. È una macchina di carattere, con una storia alle spalle: Luigi Chinetti, pilota e successivamente primo storico importatore ufficiale di Ferrari negli Stati Uniti, l’ha guidata nella 1000 Chilometri del Nürburgring, nella 24 Ore di Le Mans e nella 12 Ore di Reims. In quella Ferrari c’è tutto il mondo di Cher: la forza, la sensualità, l’ironia, la voglia di dominare la scena.
Come la sua voce, anche il rombo del V12 è profondo, caldo, inconfondibile. Al volante, Cher non interpreta un ruolo: è semplicemente se stessa. In un’epoca che ancora cercava di incasellare le donne, lei sceglie la velocità come metafora di indipendenza, la Ferrari come simbolo di libertà. Una diva moderna e una macchina da sogno.
La Ferrari Enzo di Jay Kay

Ogni artista ha il suo modo di muoversi sul palco, ma alcuni riescono a trasformare anche questa caratteristica in un elemento di stile impossibile da confondere. Jay Kay è uno di loro: basta osservarlo in una performance dal vivo con i suoi Jamiroquai per restare colpiti dall’elasticità dei suoi movimenti, come se il suo corpo rispondesse a leggi fisiche in qualche modo differenti da quelle che toccano gli altri esseri umani. Non a caso l’album più importante dei Jamiroquai si intitola “Travelling Without Moving”, ovvero “Viaggiare senza muoversi”, una vera e propria dichiarazione di poetica. Anche per questa attenzione al movimento, quando entra nel mondo Ferrari, Jay Kay non sceglie una granturismo qualunque: sceglie l’estremo, l’essenza della velocità. La Ferrari Enzo.
Presentata al Salone di Ginevra nel 2002, la Enzo rappresenta il vertice assoluto della tecnologia Ferrari dell’epoca. È più vicina a una monoposto che a una vettura stradale, un trasferimento quasi diretto dalla Formula 1, dominata al tempo da Michael Schumacher. La scocca e la carrozzeria sono in materiali compositi, l’aerodinamica è attiva e continuamente adattiva, il design di Pininfarina è tagliente. Sotto il cofano, un V12 di 6 litri, 660 cavalli a 7800 giri, cambio sequenziale a sei rapporti, 350 km/h di velocità massima.
Il legame tra il frontman dei Jamiroquai e Ferrari nasce presto. Nel 1993 l’album Emergency on Planet Earth lo trasforma in uno dei talenti più originali del Regno Unito; nel frattempo la sua passione per le auto cresce insieme ai successi del gruppo. Jay Kay conosce le macchine, ne studia la tecnica, ne apprezza le logiche meccaniche.
La copertina di Travelling Without Moving lo dice chiaramente: il cosiddetto “Buffalo man”, l’omino con il copricapo da bufalo che è uno dei simboli della band, in questo album è chiaramente reinterpretato in stile Ferrari, con tanto di fondo giallo e bandiera tricolore.
La collezione di Jay Kay è un viaggio nella storia delle linee e delle filosofie Ferrari. Possiede una rarissima Ferrari 330 GT Vignale Shooting Brake del 1965, un oggetto unico, trasformato in un elegante “fuoriserie” dalla mano di Alfredo Vignale. Nella sua collezione c’è anche una LaFerrari personalizzata in un verde brillante che nessun altro ha osato scegliere. E naturalmente c’è la Enzo, la macchina che più di tutte può soddisfare il suo desiderio di movimento.
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