Nel 2025 il colosso siderurgico bresciano Feralpi ritrova i profitti. Lo annuncia il presidente Giuseppe Pasini che guida anche Confindustria Lombardia. Complici i prezzi dell’acciaio in calo e un mercato italiano in rosso, Feralpi aveva chiuso lo scorso anno con 1,65 miliardi di ricavi in calo e una perdita di oltre 37 milioni a causa di ammortamenti e svalutazioni. «Quest’anno produzione e fatturato hanno tenuto e chiuderemo in utile», dice.
Domanda. Com’è andato il 2025 dell'acciaio in Italia dopo il calo del 2024?
Risposte. In controtendenza rispetto alla produzione globale e a quella degli altri Paesi europei. L'Italia ha registrato un aumento del 3,1%. I prodotti lunghi, dove opera Feralpi, hanno visto un incremento del 4,4%. Quelli piani invece del 4,7%. Supereremo i 20 milioni di tonnellate dello scorso anno. È un segnale positivo, soprattutto considerando che la Germania ha registrato un calo di circa il 10% e la media europea registra una diminuzione del 3,4%. Questo risultato è stato possibile grazie al Pnrr con effetti positivi in particolare nel settore delle costruzioni. Beneficeremo degli effetti espansivi anche nel prossimo anno.
D. Dunque un recupero che proseguirà anche nel 2026.
R. Sì, il trend dovrebbe continuare. Il risultato sarà migliore sia per i materiali impiegati nell’edilizia sia per quelli destinati all’automotive. Restano le incertezze,come il costo dell’energia che riduce la competitività dei produttori italiani. La Germania ha messo in campo 26 miliardi per abbassarlo e adottare un cap di 50 euro a megawattora. Il governo italiano dev’essere più rapido con l’energy release e il decreto bollette. Fino a cinque anni fa Feralpi – che ha sempre continuato a investire – esportava il 25% del prodotto fuori dall'Europa. Oggi la percentuale si è ridotta all’8-10%. Fuori dal Mediterraneo subiamo la concorrenza di Turchia e Cina. Gli Stati Uniti hanno chiuso il loro mercato con i dazi. Come Paese sopportiamo costi cronici che non possiamo più permetterci.
D. E il 2025 di Feralpi? Nel 2024 il gruppo ha chiuso in perdita con ricavi in calo a 1,6 miliardi.
R. Quest’anno è andato decisamente meglio, sia in Italia sia in Germania. Abbiamo mantenuto i volumi (2,6 milioni di tonnellate, ndr) che saranno leggermente più alti. Il fatturato dovrebbe essere sugli stessi livelli dello scorso anno (1,65 miliardi, ndr) anche grazie a prezzi più bassi nel primo semestre e in ripresa poi. Chiuderemo in utile.
D. La Germania rappresenta circa il 45% del fatturato di Feralpi e la produzione di acciaio è un’anticipatrice del ciclo. La produzione industriale ristagna ancora?
R. L’automotive è in crisi strutturale. La revisione Ue al regolamento sulle emissioni è un cambio di rotta, ma è difficile recuperare quote di mercato ormai lasciate ai produttori cinesi. Le compagnie tedesche devono fare mea culpa per aver appoggiato le scelte della precedente consiliatura. La componentistica italiana sta scontando gli effetti, anche se in Lombardia nel terzo trimestre l’export, che nel 2024 ha superato i 160 miliardi di valore, ha registrato un aumento dello 0,7%. Il governo tedesco ha aumentato la spesa per la difesa e le infrastrutture, edilizia pubblica compresa, ma non credo che la ripresa sia dietro l’angolo.
D. Con le offerte dei due fondi americani la crisi dell’ex Ilva sembra in via di risoluzione.
R. Come sistema Paese abbiamo bisogno della produzione di Taranto, soprattutto in vista dei futuri investimenti dell’Italia nella difesa. Non torneremo più a 10 milioni di tonnellate dell’epoca dei Riva. Ci fermeremo su 4-6 milioni di tonnellate, ma è comunque un fatto positivo. Come Federacciai non posso dire la stessa cosa dell’investimento di Metinvest a Piombino. Non siamo favorevoli perché la produzione di 2,5 milioni di tonnellate da forno elettrico provocherà ulteriori scompensi sul prezzo del rottame ferroso, che importiamo per un terzo e che già paghiamo il 10% in più rispetto al Nord Europa. (riproduzione riservata)