Feralpi va in controtendenza rispetto all’andamento della produzione di acciaio europea e mondiale e chiude il 2025 tornando in utile grazie a 1,7 miliardi di euro di ricavi), in crescita del 3% sul 2024 e di cui il 61% generati sostanzialmente nel Vecchio Continente.
L’ultima riga del bilancio vede un profitto di circa 400 mila euro, dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni saliti a 71,6 milioni per effetto del piano triennale di investimenti da 500 milioni. Il piccolo utile si confronta con la perdita di quasi 40 milioni registrata nel 2024.
In un quadro d’incertezza internazionale che sostanzialmente dura dallo scoppio della guerra in Ucraina e su cui ora pesano anche le perduranti tensioni sullo Stretto di Hormuz (che ha come conseguenza l’aumento della bolletta energetica) il colosso siderurgico guidato da Giuseppe Pasini speciato in acciai per l’edilizia e l’automotive ha sfruttato il traino del settore delle costruzioni e la leva del Pnrr in Italia, dove la produzione è cresciuta del 3,6% a 20,7 milioni di tonnellate, di cui 2,7 milioni (+4,7%) targate Feralpi.
Dati in controtendenza per il gruppo bresciano che Pasini ha definito «record, anche se la potenzialità potrebbe arrivare a 3 milioni di tonnellate», rispetto alla produzione mondiale (-2% a 1,8 miliardi di tonnellate), europea (-2,6% a 126 milioni di tonnellate) e cinese (-4,4% a 960,8 milioni di tonnellate).
Anche l’ebitda è tornato ai livelli del 2023, salendo a 87,2 milioni dai 27 milioni del 2024. In leggera risalita a 196,9 milioni (dai 155,5 milioni del bilancio precedente) anche la posizione finanziaria netta, soprattutto «a causa delle attività di investimento effettuate nel corso dell’esercizio, pur se accompagnate da una riduzione del capitale circolante», ha spiegato Pasini.
«Il 2025 e i primi mesi del 2026 si sono chiusi in un contesto internazionale segnato da una policrisi ormai strutturale, dove l'incertezza non è più l'eccezione ma la norma. Le tensioni geopolitiche si sono ulteriormente inasprite, con i conflitti in Ucraina e Medio Oriente ancora aperti e nuove faglie di instabilità che condizionano pesantemente le dinamiche economiche e sociali globali aggravando soprattutto la crisi energetica», ha sottolineato l’imprenditore, che è anche presidente di Confindustria Lombardia.
È in questo scenario, segnato da una crescente polarizzazione tra i grandi blocchi mondiali e da una progressiva regionalizzazione dei mercati, che Feralpi «ha affrontato il 2025, confermando la propria capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e dimostrando la solidità del proprio modello industriale», ha aggiunto il cfo Vincenzo Maragliano.
Pasini prevede un incremento della produzione anche quest’anno e un «miglioramento della marginalità, dovuto principalmente all’aumento dei prezzi». Ma l’ipo di Feralpi resta congelata. «L’ipotesi - ha concluso l’industriale - non è abbandonata per sempre ma per il momento non ci sono le condizioni». (riproduzione riservata)