Il rapporto sull’occupazione negli Stati Uniti pubblicato venerdì primo agosto è risultato molto più debole del previsto, principalmente a causa di significative revisioni al ribasso dei dati dei mesi precedenti. Questo ha scosso gli investitori e riacceso i timori di recessione. Da tre anni in Ark Invest parliamo di una rolling recession in corso, e potremmo ora essere nella sua ultima fase, motivata dalle persistenti incertezze su commercio, dazi, politica fiscale e regolamentazione.
Sebbene molte di queste questioni si stiano ora chiarendo, la grande variabile che resta sul tavolo sono i tassi d’interesse. Il presidente della Fed, Jerome Powell, ha mantenuto un tono molto falco la scorsa settimana, ma i dati indicano un contesto che potrebbe spingere la Fed ad allentare la politica monetaria.
È rilevante il fatto che, per la prima volta dal 1993, due membri del board abbiano votato in dissenso, segnalando un possibile orientamento verso futuri tagli dei tassi. Riteniamo possibile a questo punto un taglio di 50 punti base a settembre e un totale di 75 punti base entro fine anno. Questo scenario potrebbe innescare una forte ripresa. Inizialmente potrebbe risultare frammentata, ma ci aspettiamo che prenda slancio entro le elezioni di mid-term del prossimo anno, con sorprese al rialzo nella crescita reale e nella produttività, e al ribasso sull’inflazione.
Questa previsione è legata anche ai cambiamenti nel pacchetto fiscale - soprattutto alle misure che di fatto consentono di dedurre in maniera permanente circa il 75% delle spese in conto capitale, un fatto senza precedenti. L’Amministrazione sembra determinata a riportare la manifattura negli Stati Uniti, sostenuta dai rapidi progressi in automazione e intelligenza artificiale, i cui costi stanno diminuendo rapidamente.
L’aliquota nominale dell’imposta sul reddito societario è attualmente al 21%, ma le disposizioni fiscali sulla deducibilità fanno sì che l’aliquota effettiva sarà circa al 12-14% - livelli comparabili a quelli dell’Irlanda quando riuscì ad attrarre massicci investimenti manifatturieri.
Nonostante l’impatto dei dazi, ci aspettiamo che l’inflazione resti contenuta. Molte aziende stanno assorbendo questi costi comprimendo i margini, anziché trasferirli ai consumatori americani. Alcune imprese, già alle prese con una crescita negativa delle unità vendute, stanno evitando ulteriori aumenti dei prezzi.
In certi casi, gli effetti dei dazi vengono anche compensati dalla svalutazione delle valute in Paesi come la Cina. Strumenti come Trueflation, che monitorano dati in tempo reale e solitamente anticipano il Cpi di circa 60 giorni, indicano che l’inflazione negli Stati Uniti è ancora sotto controllo. I timori sono dunque riemersi sul mercato, ma scosse periodiche di questo tipo sono necessarie per tenere a bada la speculazione.
Preferiamo di gran lunga vedere un mercato che sale superando il classico «muro di preoccupazioni», come sta accadendo sul tema dei dazi: è il tipo di mercato che tende a essere più solido, duraturo e con una base più ampia.
Di recente c’è stata di nuovo una certa concentrazione, ma se la nostra lettura su economia e inflazione è corretta, ci aspettiamo che il mercato si allarghi nuovamente, continuando a premiare strategie d’investimento focalizzate sull’innovazione. (riproduzione riservata)
*ceo di Ark Invest