La Federal Reserve si avvia verso la riunione del Fomc di oggi 18 giugno con l’intenzione di confermare l’attuale politica monetaria, mantenendo i tassi d’interesse invariati. È questa la previsione condivisa da analisti e mercati, in un contesto economico ancora caratterizzato da incertezze globali. «Salvo sorprese dell’ultima ora, dovrebbe lasciare invariati i tassi d’interesse», spiega Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, nel report «Preview Fomc: tassi invariati, quali aspettative sulla Fed?»
Nell’ultima riunione, la Fed aveva lasciato il tasso sui Federal Funds nel range 4,25%-4,50%, citando da un lato il rischio di un aumento della disoccupazione, dall’altro un’inflazione che resta superiore al target del 2%. Il presidente Jerome Powell aveva ribadito la volontà di seguire un approccio prudente e basato sui dati concreti, affermando che «le scelte di politica monetaria dipenderanno dai fondamentali economici».
I dati recenti rafforzano questa posizione. L’inflazione, secondo il Pce core di aprile, si è attestata al 2,5%, e anche i numeri sui prezzi al consumo di maggio non hanno mostrato pressioni significative. «L’assenza di un’accelerazione inflazionistica legata ai dazi suggerisce che l’impatto delle politiche commerciali potrebbe essere meno marcato del previsto», sottolinea Diodovich, che aggiunge come questo giustifichi il mantenimento dei tassi attuali e un atteggiamento «data-dependent».
Un altro elemento centrale è la solidità dell’economia statunitense, che ha permesso alla Fed di mantenere tassi elevati senza compromettere la crescita. «Forte spesa dei consumatori, bassa disoccupazione e crescita stabile del pil indicano una dinamica robusta», spiega Diodovich, evidenziando come questa forza strutturale renda gli asset statunitensi ancora molto attrattivi sul piano internazionale.
Con uno sguardo al futuro, i mercati si attendono un possibile primo taglio a settembre. Secondo il Cme FedWatch Tool, c’è un 65% di probabilità per una riduzione di 25 punti base, con ulteriori 25 entro fine anno. Tuttavia, precisa Diodovich, «la Fed interverrà solo se le condizioni economiche lo richiederanno in modo esplicito, evitando tagli preventivi basati su rischi ipotetici».
Un elemento chiave sarà anche l’evoluzione delle trattative commerciali tra Usa e Cina, con scadenza cruciale il 18 agosto, e tra Usa e Ue, con i dazi sospesi fino all’8 luglio. IG ritiene che la Fed preferirà attendere sviluppi su questo fronte prima di riconsiderare la propria strategia monetaria.
Infine, Diodovich mette in guardia da rischi futuri: «Mantenere i tassi elevati troppo a lungo potrebbe frenare prestiti e consumi, rallentando la crescita. Inoltre, le condizioni economiche globali e le tensioni geopolitiche potrebbero mettere alla prova la sostenibilità dell’eccezionalismo Usa». Per questo, la Fed dovrà bilanciare attentamente gli effetti positivi dei tassi alti con i possibili contraccolpi sull’economia reale. (riproduzione riservata)