Alla fine Richemont ha ceduto alle pressioni dei fondi attivisti. Il colosso elvetico ha confermato oggi di essere in trattative avanzate con il rivenditore online, Farfetch, per cedere una quota di minoranza di Yoox Net-a-Porter (Ynap), società nata dalla fusione tra l'italiana Yoox, fondata dall'imprenditore italiano Federico Marchetti, e l'inglese Net a porter, di cui tre anni fa il colosso elvetico ha assunto il controllo, delistandola da Piazza Affari. Come Ynap, Farfetch è una piattaforma di e-commerce, fondata e guidata da José Neves. Dovrà dividersi la torta con altri player (Kering, Amazon, Alibaba?) che, come ha confermato Richemont, hanno espresso interesse per investire in Ynap.
L'obiettivo finale è trasformare la piattaforma di e-commerce in una "piattaforma neutrale" senza alcun azionista di maggioranza, una mossa che dovrebbe placare gli investitori, critici nei confronti del colosso del lusso. Il mercato già apprezza visto che alla borsa di Zurigo l'azione della società controllata dal miliardario sudafricano, Johann Rupert, balza dell'8,44% a quota 133 franchi svizzeri, complici anche i risultati del primo semestre migliori del previsto.
Le trattative attualmente in corso con Farfetch riguardano anche lo scambio di tecnologie, con Ynap e Richemont che sfruttano la tecnologia e i marchi del gruppo venduti sulla piattaforma. In ogni caso, Richemont ha puntualizzato che al momento non sono stati raggiunti accordi definitivi e che qualsiasi transazione sarà soggetta all'autorizzazione dell'antitrust.
"Un regalo di Natale anticipato per gli azionisti di Richemont", ha commentato Jon Cox, analista di Kepler Cheuvreux. Richemont, che possiede marchi come Cartier e Piaget, ha investito molto in Ynap, ma le persistenti perdite della società hanno alimentato le speculazioni su una possibile vendita. Il presidente Rupert ha spiegato, nel corso della conference call sui risultati, che la soluzione per Ynap non è uno spin-off o uno scorporo, "ma la realizzazione di un sogno" e poi ha difeso la piattaforma: "non sarebbe così attraente per gli investitori se gli affari andassero così male come dicono i critici".
Pressioni sono arrivate dal fondo speculativo attivista, Third Point, che stando alle ultime voci di mercato avrebbe costruito una partecipazione nel gruppo elvetico. Anche Artisan Partners, azionista di lunga data di Richemont, ha detto all'agenzia Reuters di essere d'accordo con gli investitori attivisti sul fatto che l'azienda è significativamente sottovalutata e la ragione principale è proprio la performance di Ynap. Il direttore finanziario, Burkhart Grund, si è rifiutato di commentare la notizia che Third Point abbia una partecipazione nella società, ma ha chiarito che l'obiettivo è cedere il controllo di Ynap: "piattaforma neutrale significa nessun azionista di controllo", ha spiegato Grund.
Mentre Rupert ha nuovamente escluso l'idea di una fusione con la rivale francese dei beni di lusso, Kering. "Abbiamo fatto una chiara dichiarazione che Richemont non è in vendita e non siamo interessati a una fusione, crediamo nelle nostre attività", ha detto. Per Bernstein la separazione di Ynap da Richemont creerà un valore notevole per gli azionisti. Il broker ha anche apprezzato la forte performance dell'azienda nel business dei gioielli e il miglioramento in quello degli orologi.
Richemont ha registrato una crescita dell'utile netto a 1,25 miliardi di euro nei primi sei mesi al 30 settembre, battendo le previsioni degli analisti a 1,15 miliardi, ma la società è rimasta con i piedi per terra: "per la seconda metà dell'anno, è probabile che la volatilità persista, anche in termini di inflazione e tensioni geopolitiche", ha affermato, precisando che le vendite a valuta costante sono salite del 65% a 8,91 miliardi (+20% rispetto al 2019), aiutate da una base di confronto debole l'anno scorso, quando il business è stato colpito dalla pandemia di Covid-19. (riproduzione riservata)