Il calo dell’inflazione è ormai «in una fase avanzata» ma, in uno scenario delicato come l’attuale, le istituzioni e gli intermediari finanziari devono stare attenti ai rischi per la crescita e per il credito delle banche. Sono alcuni dei messaggi chiave che il governatore di Bankitalia Fabio Panetta ha toccato sabato 10 nel discorso annuale al convegno Assiom Forex a Genova.
«La congiuntura globale resta fiacca», esordisce Panetta. «Il commercio internazionale ha ristagnato anche nel quarto trimestre dello scorso anno; registrerebbe una moderata ripresa nell’anno in corso, ma con ritmi di crescita ben inferiori a quelli dei due decenni precedenti la pandemia. L’inasprimento monetario attuato simultaneamente dalle banche centrali dei maggiori paesi sta contribuendo, assieme al calo dei corsi energetici, a una decisa flessione dell’inflazione, ma continua a frenare la domanda. Fanno eccezione gli Stati Uniti, dove la domanda interna e l’attività produttiva continuano a crescere a ritmi sostenuti».
«La frammentazione commerciale e finanziaria – spiega Panetta nel suo intervento – rischia di sfibrare l’assetto multilaterale che ha sorretto lo sviluppo economico mondiale dal secondo dopoguerra e favorito il mantenimento della pace tra le principali potenze». Con la perdita di convenienza di regioni remote, che in passato registravano cospicui investimenti provenienti dalle economie avanzate, oggi «potrebbe rafforzarsi l’attrattività di territori che possono far leva su energie rinnovabili a basso costo e prossimità ai mercati europei».
«In un quadro di relazioni internazionali più difficili, continua Panetta, «l’appartenenza all’Unione europea e a un’area valutaria stabile come l’Eurozona, nonché l’adesione al blocco atlantico, diventano vantaggi competitivi». Per Panetta « è un’occasione rara per il nostro Mezzogiorno. Ma tradurre le opportunità in concrete occasioni di crescita richiede politiche attive di attrazione dei capitali e il rafforzamento di fattori di contesto quali la dotazione di infrastrutture, investimenti in capitale umano e sociale, l’efficienza delle amministrazioni pubbliche».
«Nell’area dell’euro l’attività economica ristagna da ben cinque trimestri, risentendo della debolezza della domanda sia estera sia interna, con la maggioranza dei comparti industriali in recessione». In questo quadro di bassa crescita, «l’aumento dell’occupazione rappresenta una positiva eccezione», sottolinea Panetta. «La domanda di lavoro è stata sostenuta dapprima dal balzo produttivo post-pandemico e poi dalla ricomposizione dell’attività verso processi ad alta intensità di manodopera, resi più convenienti dai rincari energetici».
«Ma le difficoltà dell’economia europea non sono solo congiunturali», precisa il governatore. «Tratti di natura strutturale rendono il modello di crescita del nostro continente particolarmente vulnerabile ai mutamenti dell’economia mondiale. Un assetto produttivo integrato in catene internazionali del valore lunghe e complesse, la concentrazione delle esportazioni verso aree economicamente meno dinamiche rispetto al passato e l’elevato peso del settore industriale sono oggi elementi di fragilità».
C'è dunque il rischio, secondo Panetta, «che la tendenza alla bassa crescita emersa negli anni recenti si radichi nei programmi delle imprese, nelle aspettative dei consumatori e in ultima analisi nell’intero tessuto produttivo europeo, deprimendo le ambizioni e le opportunità di sviluppo futuro. Negli Stati Uniti sia il Pil sia i consumi sono tornati in linea o al di sopra del sentiero di crescita di lungo periodo che si registrava nella fase pre-pandemica. Ciò non è invece accaduto in Europa».
Ma non per questo non può succedere in futuro: «Le potenzialità del mercato unico europeo sono enormi. Per trarne beneficio è necessario ritrovare quella comunità di intenti a livello economico e politico che ha permesso una risposta compatta e tempestiva allo shock pandemico».
Passando alla politica monetaria Panetta puntualizza: «il processo di disinflazione è in fase avanzanta». Se però la politica monetaria tardasse troppo ad accompagnare la disinflazione in atto «potrebbero emergere rischi al ribasso per l’inflazione che contrasterebbero con la natura simmetrica dell’obiettivo stabilito dal Consiglio della Banca Centrale Europea».
«Nell’ultimo biennio - ricorda il governatore - la politica monetaria della Bce è passata in modo repentino da un orientamento molto espansivo a uno nettamente restrittivo. A fronte degli shock inflazionistici di proporzioni storiche generati dalle strozzature nelle catene di produzione globali e dal rincaro dell’energia, questo cambio di passo è stato necessario». Ora però «l’esame delle condizioni macroeconomiche indica che la disinflazione è in una fase avanzata e che il cammino verso l’obiettivo del 2% prosegue con speditezza. Si sta rapidamente avvicinando il momento di un’inversione di rotta nell’orientamento della politica monetaria».
Bisognerà dunque procedere verso un'allentamento della stretta monetaria, ma tempi e modalità non sono ancora definiti. «L’esercizio di previsione che la Bce effettuerà in marzo offrirà utili elementi per valutare le prossime azioni di politica monetaria. Sarà opportuno vagliare non solo la prima mossa, ma anche le diverse opzioni per l’intero sentiero di normalizzazione monetaria. Andranno soppesati benefici e controindicazioni di un taglio dei tassi tempestivo e graduale rispetto a un allentamento tardivo e aggressivo, che potrebbe accrescere la volatilità dei mercati finanziari e dell’attività economica».
«I principali indicatori di bilancio offrono un’immagine positiva del sistema bancario italiano. Il capitale è salito al 15,8% delle attività a rischio, in linea con le altre banche europee. I prestiti deteriorati in rapporto a quelli complessivi sono scesi all’1,4%, completando il processo di risanamento avviato da quasi un decennio», ha spiegato Panetta. «I coefficienti di liquidità superano ampiamente i requisiti regolamentari. Anche la redditività è migliorata: il rendimento del capitale sfiora il 13%, un valore mai rilevato dopo la crisi finanziaria. L’aumento dei tassi di mercato si è prontamente trasmesso ai ricavi da interessi sui crediti a breve termine e a tasso variabile, che da noi rappresentano una quota elevata dei prestiti totali. Al tempo stesso, l’abbondante liquidità e la bassa domanda di credito hanno limitato l’incremento del costo della raccolta a vista, che costituisce il 40 della provvista bancaria complessiva».
«Resta prioritario – secondo Panetta - mantenere un’equilibrata struttura per scadenza delle attività e delle passività. In una fase in cui l’Eurosistema sta riassorbendo la liquidità in eccesso, i piani di raccolta delle banche vanno definiti con realismo ed eseguiti per tempo. Occorre evitare di incorrere nel problema della fallacia della composizione: difficilmente tutti gli intermediari saranno in grado di rivolgersi al mercato contemporaneamente e a basso costo.
La liquidità aggregata si ridurrà gradualmente, ma non si può escludere che la capacità di reperire risorse liquide sul mercato subisca variazioni discontinue a mano a mano che si assottiglieranno le riserve in eccesso detenute dalle banche o in presenza di turbolenze sui mercati. La Vigilanza – continua Panetta - sta valutando l’accuratezza e l’affidabilità dei piani di provvista delle banche. L’attenzione sarà rivolta in particolare agli intermediari con minore diversificazione della raccolta e che puntano sull’espansione dei depositi».
Secondo Panetta «l’esperienza passata indica che un aumento dei tassi di interesse ha effetti positivi sui bilanci bancari nel breve periodo, ma che su orizzonti estesi finisce spesso per ripercuotersi negativamente sulle condizioni finanziarie di famiglie e imprese, con effetti di retroazione sul credito».
Secondo le stime di Bankitalia, «la qualità dei prestiti peggiorerebbe nel prossimo biennio. L’incidenza dei crediti deteriorati si manterrebbe ben inferiore ai picchi raggiunti dopo la crisi dei debiti sovrani, ma eventi imprevisti potrebbero condurre a scenari più sfavorevoli». Dunque, «alle banche è richiesta prudenza nella classificazione dei prestiti e una scrupolosa applicazione dei principi contabili internazionali, secondo cui occorre riconoscere le perdite attese ed effettuare le relative rettifiche di valore anche quando le perdite non si sono ancora materializzate».
Negli anni, secondo Panetta, il settore dei crediti deteriorati «ha compiuto notevoli progressi, ma rimangono spazi di miglioramento. La Banca d’Italia sta intensificando i controlli sui soggetti che operano nel recupero dei crediti, i cosiddetti master servicer. Sono emerse carenze organizzative che richiedono di rafforzare i controlli e migliorare la gestione dei rischi e le strategie di recupero, soprattutto laddove queste ultime siano affidate a terzi. La sfida più difficile, e quella che più rileva per i suoi effetti sull’economia reale, rimane la gestione dei finanziamenti a clienti in difficoltà ma con prospettive di ripresa. Per poter definire efficaci piani di risanamento dei debitori, gli operatori di questo segmento dovranno rafforzare le proprie capacità gestionali, finanziarie e consulenziali», ha puntualizzato il governatore.
«Negli anni scorsi il dibattito sugli effetti della tecnologia si è incentrato sul rischio che gli operatori finanziari tradizionali potessero essere disintermediati dalle cosiddette aziende fintech: questo rischio non si è materializzato», ha precisato Panetta. «L'esperienza italiana e internazionale indica che le banche hanno metabolizzato le innovazioni più promettenti, impiegando le nuove tecnologie e in alcuni casi acquisendo il controllo delle Fintech. È divenuto chiaro, invece, che la sfida più importante per il mondo finanziario proviene dai giganti mondiali della tecnologia quali Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft e altri ancora, le cosiddette BigTech.
Gli intermediari finanziari – secondo Panetta dovranno rispondere alla concorrenza delle BigTech «ampliando ulteriormente il ricorso a tecniche innovative», ad esempio «utilizzando l'identità digitale, i dati destrutturati, l'intelligenza artificiale, per conseguire guadagni di efficienza e migliorare la qualità dei servizi offerti. E soprattutto ponendo la massima cura ai rapporti con la clientela».
Ma non basta. «A loro volta i legislatori e le autorità di vigilanza dovranno ricercare il giusto equilibrio tra l'obiettivo di stimolare l'innovazione e la concorrenza e quello di evitare arbitraggi regolamentari e distorsioni competitive. Vanno garantite condizioni concorrenziali eque, applicando ad attività e rischi uguali, regole e controlli anch'essi uguali, minimizzando i rischi generati dai nuovi operatori senza soffocare lo sviluppo di prodotti in grado di migliorare il benessere dei consumatori».
Anche le banche centrali «sono direttamente interessate anche come emittenti di strumenti di pagamento. La moneta digitale di banca centrale nelle sue versioni al dettaglio e all'ingrosso», nell'area dell'euro, rispettivamente, l'euro digitale e l'infrastruttura Target, «può offrire agli intermediari ulteriori strumenti per soddisfare la domanda di servizi finanziari digitali efficienti, sicuri e a basso costo che viene dai cittadini e dagli operatori finanziari.
Non mancano poi i punti di attenzione: «La diffusione della finanza digitale solleva questioni di portata più ampia, quali la difesa della sovranità monetaria, l'inclusione finanziaria, il diritto alla privacy, la sicurezza cibernetica, il contrasto del riciclaggio, la lotta al finanziamento del terrorismo e altri ancora. Questi temi sono all'attenzione delle autorità sia nazionali sia internazionali e sono parte del programma del G7 a formazione finanziaria. Nei prossimi anni la Banca d'Italia seguirà da vicino questi aspetti di cruciale importanza per costruire il sistema finanziario del futuro in Italia e in Europa», ha puntualizzato il governatore. (riproduzione riservata)