Parte da Torino il percorso della Farnesina verso la Conferenza nazionale dell’export 2026. Il 29 aprile, alle Ogr, l’evento «Obiettivo Export: Imprese e territori del Nord Italia» inaugura un ciclo di incontri pensato per rafforzare il dialogo con il sistema produttivo e sostenere la proiezione internazionale delle aziende. Un passaggio strategico, in una fase in cui l’export resta uno dei principali motori della crescita italiana ma mostra primi segnali di rallentamento nel 2026.
I numeri confermano la centralità del Nord Italia nell’economia del Paese. Con un pil complessivo di 1.239,7 miliardi di euro (56,4% del totale nazionale) e 2,3 milioni di imprese attive, l’area rappresenta il cuore industriale e manifatturiero italiano. Nel 2025 le esportazioni delle regioni settentrionali hanno raggiunto 436,4 miliardi di euro, pari al 68% del totale nazionale.
La struttura produttiva resta fortemente orientata alla manifattura e ai servizi avanzati, con 98 distretti industriali distribuiti tra meccanica, moda, agroalimentare, chimica e sistema casa. Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna guidano per volumi e diversificazione, mentre territori come il Friuli-Venezia Giulia e la Liguria si distinguono per specializzazioni mirate tra logistica, agroalimentare e tecnologia.
La meccanica si conferma il primo settore export del Nord (84,7 miliardi), seguita da agroalimentare (50,3 miliardi, in forte crescita), moda e comparti metallurgici e chimico-farmaceutici. Una composizione che evidenzia un mix tra tradizione industriale e filiere ad alto valore aggiunto.
Sul fronte dei mercati, la Germania resta il principale partner commerciale, seguita da Francia e Stati Uniti. Tuttavia, emergono dinamiche differenziate: crescita verso alcuni Paesi europei e segnali di debolezza su mercati extra-UE, come indicato dal calo delle esportazioni nei primi mesi del 2026 (-2,2%).
Il Piemonte si conferma una delle principali piattaforme export del Paese, con 61,8 miliardi di euro nel 2025 (+2,7%). L’automotive e la meccanica restano pilastri, ma cresce con decisione l’agroalimentare e il comparto moda.
Torino, in particolare, rappresenta un hub strategico: con 26,4 miliardi di export è la terza provincia italiana per vendite all’estero. Qui automotive e meccanica pesano per circa la metà delle esportazioni, ma si affiancano filiere in espansione come aerospazio e agroalimentare.
È proprio da questo tessuto industriale che la Farnesina sceglie di ripartire, puntando su incontri B2B con ambasciate, Ice, Sace, Simest e Cdp per facilitare l’accesso ai mercati esteri.
L’iniziativa, promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani con il supporto della Regione Piemonte, proseguirà con tappe a Bari (giugno) e Roma (ottobre), fino alla Conferenza nazionale dell’export prevista a Milano a dicembre 2026.
L’obiettivo è duplice: avvicinare le istituzioni ai territori e costruire una strategia condivisa con imprese e associazioni di categoria. In un contesto globale più incerto, il rafforzamento degli strumenti di supporto all’internazionalizzazione diventa una leva decisiva per mantenere la competitività del sistema produttivo italiano. (riproduzione riservata)