Il 2024 è stato un anno «positivo anche se non brillante» per il vino italiano, in particolare il valore della produzione di vini di qualità ha superato quota 9,2 miliardi di euro. Lo ha sottolineato Giuseppe Liberatore, direttore generale di Valoritalia, alla luce dell’Annual Report del vino in Italia nel 2025.
Nel corso del 2024 sono state immesse sul mercato oltre 2 miliardi di bottiglie, in lieve calo rispetto al 2023 (0,46%) ma in crescita dell’1,4% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Tanto che gli italiani tra i 18 e i 65 anni hanno hanno consumato il vino almeno una volta negli ultimi 12 mesi, per la stragrande maggioranza dei casi (61%) a casa.
Il Nomisma Wine Monitor ha inoltre evidenziato che ben il 56% delle imprese italiane nel settore del vino hanno sede al Nord Italia e solo il 12% delle aziende supera i 50 milioni di fatturato.
Il report poi si sofferma sui primi mesi del 2025 evidenziando un -3,3% degli imbottigliamenti, un calo imputato alla condizione di incertezza legata ai dazi Usa e alla conseguente prudenza degli operatori statunitensi. Basti pensare che infatti oltre il 30% delle imprese vitivinicole basa il 50% del proprio fatturato sull’export nonché per il 35% delle aziende del comparto il mercato statunitense è il primo per vendite extra-Ue.
Ecco che non stupisce che il 47% delle aziende italiane esportatrici negli States dichiara di aver messo già in atto strategie per diversificare i mercati extra-Ue individuando, tra i Paesi più promettenti, Canada (53%), Regno Unito (51%) e Giappone (47%).
In particolare, emerge dall’indagine Nomisma, l’export del vino italiano continua a reggere anche grazie al crescente interesse da parte di nuovi mercati come quello canadese, dove le etichette italiane sono le più consumate tra quelle straniere (secondo il 51% degli intervistati), registrando in questo Paese un volume di importazioni di 442 milioni di euro.
Nel report vengono fuori i mutamenti delle preferenze dei consumatori, che si sono progressivamente spostati dai vini rossi alle bollicine e ai vini di pronta beva, ossia leggeri, piacevoli da bere e non eccessivamente complessi. Le denominazioni a prevalenza vino rosso hanno subito una contrazione del 6,8% mentre gli spumanti guadagnano un importante +5%. Parallelamente le Docg, per il terzo anno consecutivo, subiscono una perdita (-2,3%) come del resto le Igt (-6,3%) che nel 2023 avevano messo a segno un poderoso incremento del 16,5%, mentre le Doc, che rappresentano il 58% del valore del vino certificato nel 2024 (pari a 5,35 miliardi), salgono del 2,7%. (riproduzione riservata)