Lunedì 19 gennaio dovrebbe prendere il via l’esame, nell’Aula di Montecitorio, del decreto legge per assicurare la continuità operativa degli stabilimenti dell’ex Ilva, in arrivo da palazzo Madama. Il decreto, varato nei mesi scorsi con uno stanziamento iniziale da 200 milioni e pensato per coprire l’operatività fino alla fine di gennaio, dovrebbe essere ora rimodulato per estendere l’orizzonte temporale fino alla vendita definitiva degli impianti, probabilmente al fondo americano Flacks Group, attesa nel primo quadrimestre.
L’obiettivo del governo è colmare il fabbisogno dei prossimi mesi, in una fase in cui la produzione resta limitata e l’azienda continua a generare perdite, iniettando ulteriori 100 milioni di euro di liquidità, con una forbice che potrebbe variare leggermente al rialzo.
Ma la commissione Industria al Senato, nella mattina di giovedì 8 gennaio, non ha ancora concluso l’esame dell’intero provvedimento. Il disco verde, al momento, è arrivato solo per l’emendamento a prima firma di Vita Maria Nocco (FdI) che prevede lo slittamento di un anno degli stanziamenti di risorse per l’indotto (l’onere sul 2028 è pari a 1 milione di euro). Si tratta di una norma che consentirà di impiegare le risorse messe a disposizione per l’indotto per un anno in più, prorogando l’operatività del Fondo che altrimenti sarebbe attivo fino al 2027.
È stata invece posticipata – alla sera o alla giornata di domani, venerdì 9 – presentazione dell’emendamento, che dovrebbe essere a firma del relatore Salvo Pogliese (FdI), per stanziare ulteriori risorse riscrivendo, di fatto, l’articolo 3 del decreto, sul quale sono stati accantonati tutti gli emendamenti presentati. L’articolo in questione riguarda gli indennizzi per le imprese energivore di interesse strategico nazionale che si trovano in amministrazione straordinaria non liquidatoria, ma finalizzata alla cessione dei beni.
Il chiarimento introdotto specifica che tali imprese non sono automaticamente escluse dalle agevolazioni per gli energivori. Con un tetto di spesa pari a 29,98 milioni, è previsto un indennizzo fino al 90% delle agevolazioni non riconosciute per i consumi energetici fatturati dal 1° gennaio 2024, oltre all’accesso al Fondo per la transizione energetica industriale.
Proprio perché l’intervento rientra nel perimetro degli aiuti di Stato, nei giorni scorsi si è tenuto un confronto tra i dicasteri competenti per verificare con la Commissione europea la compatibilità dell’emendamento; secondo quanto riferito a questo quotidiano, le interlocuzioni sono state positive. L’ammontare finale dipenderà dal doppio passaggio: autorizzazione europea e reperimento delle risorse da parte del governo. (riproduzione riservata)