Si apre l’ultimo miglio della partita per Acciaierie d’Italia. I commissari straordinari hanno ottenuto, dai rispettivi comitati di sorveglianza, il nullaosta per proseguire la trattativa in esclusiva con Flacks Group, il fondo americano noto per aver concluso con successo diverse operazioni di risanamento aziendale (come per la Kelly-Moore Paints) e per aver offerto la cifra simbolica di 1 euro per acquisire il polo siderurgico italiano. Il tutto a fronte di un investimento, complessivo ma diluito, di 5 miliardi di euro.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il mandato di Palazzo Chigi è quello di concludere le trattative nel mese di gennaio e vendere gli asset entro il primo quadrimestre del 2026. A partire dal nuovo anno saranno programmati nuovi incontri con le parti sociali, per illustrare loro la proposta di Flacks e acquisire le proposte, nonché le osservazioni, dei sindacati.
I tavoli, che probabilmente si svolgeranno al ministero delle Imprese e del Made in Italy, coinvolgeranno sia il ministero del Lavoro sia rappresentanti di Palazzo Chigi: visto e considerato che l’esecutivo di Giorgia Meloni entrerà, per un periodo limitato di tempo, nel capitale di Acciaierie d’Italia.
L’offerta di Flacks, rivelata in un’intervista a Bloomberg alla vigilia della chiusura del bando, ha battuto quella di Bedrock Industries, l’altro fondo americano interessato agli asset tarantini. Il motivo è semplice: Flacks ha proposto un piano che coniuga rilancio industriale, investimenti e tutela dell’occupazione.
Il fondatore del gruppo americano, Michael Flacks, ha annunciato un incremento dell’organico – fino a 8.500 persone – per riuscire a mettere a terra il business plan. E ha anche rassicurato sulla disponibilità economica, spiegando di aver già ottenuto il sostegno finanziario di istituti italiani e statunitensi pronti a investire nel progetto. In prospettiva, la produzione di acciaio verrebbe riportata a 4 milioni di tonnellate annue, raddoppiando il livello attuale di un impianto che oggi vede attivo un solo altoforno e registra perdite stimate in 1 milione di euro al giorno.
Il piano prevede, come conditio sine qua non, la presenza dello Stato all’interno del capitale di Acciaierie d’Italia. Le trattative in corso fin ora prevedono l’ingresso di Invitalia con una quota del 30-40%, che il fondo Flacks si impegna a rilevare in un futuro a fronte di un corrispettivo che va dai 500 milioni a 1 miliardo di euro.
Sarà gennaio, tuttavia, il mese cruciale per la partita: solo allora si quantificherà nel dettaglio il ruolo dello Stato, stabilendo tempi e modalità per il riacquisto delle quote, e si metteranno nero su bianco i dettagli occupazionali, dalla gestione dei piccoli esuberi alla ricollocazione all’interno dei nuovi progetti industriali che stanno prendendo vita a Taranto. (riproduzione riservata)