????La partita per la cessione dell’ex Ilva entra in una fase più complessa e, anziché avvicinarsi alla firma, sembra allungarsi. Il fondo statunitense Flacks – ancora in trattative riservate per acquisire il polo siderurgico – ha trasmesso ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia il contratto per l’acquisizione del gruppo di Taranto. Ma il negoziato si è subito inceppato su nodi finanziari e garanzie.
Sul tavolo non c’è soltanto la competizione con il gruppo indiano Jindal Steel che – come rilevato da MF-Milano Finanza – ha presentato un’offerta vincolante alternativa. A pesare è soprattutto l’assenza di fondi necessari per rilanciare il polo siderurgico. Flacks avrebbe chiesto allo Stato una linea di credito temporanea (un vendor loan della durata tra sei mesi e un anno) per sostenere la ripartenza degli impianti «su basi solide». Un intervento pubblico ponte che complica ulteriormente il quadro politico e industriale.
Una richiesta che scoperchia il vaso di pandora sulle garanzie finanziarie del fondo statunitense. I commissari hanno chiesto certezze sulle risorse che dovrebbero sostenere il piano di investimenti da circa 5 miliardi prospettato dal fondo: lettere di impegno bancarie oppure un’assunzione diretta dell’investimento da parte di Flacks. Richieste considerate in larga parte «irricevibili» dal fondo americano.
Flacks ha messo nero su bianco che «nessun istituto di credito, tra i numerosi contattati negli scorsi mesi, sarebbe oggi disposto a concedere prestiti di questa natura, tanto più su un asset come l’ex Ilva, gravato da incertezze giudiziarie sul possibile blocco degli impianti e da un costo dell’energia non definito».
Nelle interlocuzioni avvenute durante il weekend del 28 e 29 marzo, non sono mancate stoccate al concorrente. Flacks ha chiesto ai commissari straordinari se Jindal Steel «abbia fornito al governo garanzie concrete sull’effettiva copertura finanziaria del proprio piano industriale», ribadendo al contempo la disponibilità «a pareggiare qualsiasi offerta migliorativa» che dovesse arrivare da Nuova Delhi.
Anche sul dossier indiano, però, i tre commissari straordinari mantengono un approccio prudente: a Jindal sono state chieste integrazioni e chiarimenti, in particolare su tempistiche di esecuzione e impatto occupazionale. Il risultato è uno stallo negoziale in bilico tra elevata intensità di capitale, rischio regolatorio e ambientale, e una forte dipendenza da condizioni esterne ancora incerte. (riproduzione riservata)