skin track
Ex Ilva, alla cordata italiana serve lo Stato: ipotesi di accordo con Invitalia per sfidare Jindal
Corporate Italia Leggi dopo

Ex Ilva, alla cordata italiana serve lo Stato: ipotesi di accordo con Invitalia per sfidare Jindal

19 agosto 2026, 20:30

La proposta dei siderurgici italiani arriverà a inizio settembre e dovrà essere migliorativa rispetto a quella degli indiani. Investimenti superiori ai 2 mld e un piano per l’area a caldo. La premier Meloni si prepara al viaggio verso Taranto

È certamente una coincidenza, di quelle non volute. Ma proprio mentre si apre la fase più delicata per il futuro di Acciaierie d’Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si prepara a tornare a Taranto. E anche se quella nell’agenda di venerdì 21 sarà per la premier una toccata e fuga - il tempo di assistere all’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e incontrare il presidente della Libia - il dossier dell’ex Ilva rende la visita più significativa di quanto suggerisca il programma. D’altronde la premier, che ha scelto proprio la Puglia per trascorrere qualche giorno di ferie, sa perfettamente che nella partita può giocare un ruolo decisivo.

L’offerta entro i primi di settembre

Un gruppo di imprenditori italiani si è fatto avanti per il polo siderurgico, manifestando formalmente un interesse all’acquisto. Ma se vogliono costruire un’offerta con cui avere la meglio su quella formulata da Jindal Steel International, gli italiani dovranno necessariamente appoggiarsi allo Stato.

La «cordata italiana», composta da Federacciai e da quattordici aziende siderurgiche nazionali, ha avuto ufficialmente accesso alla data room dell’ex Ilva: un passaggio che consente loro di mettere a fuoco numeri e condizioni dell’azienda e trasformare così la manifestazione di interesse in un’offerta d’acquisto vera e propria. Che, secondo quanto risulta a questo quotidiano, arriverà sul tavolo dei commissari a inizio settembre.

La sfida dei due miliardi

Come ha ben chiarito il presidente della Federazione, Antonio Gozzi, in un’intervista a MF-Milano Finanza, gli industriali vogliono farsi carico solo di «una parte dell’ex Ilva». Più precisamente di quella relativa al downstream (l’area a freddo) e di una parte dell’area a caldo, composta dai laminatoi a nastri e a lamiera. L’aggiudicazione della gara è però subordinata alla presenza dell’offerta migliore tra quelle pervenute.

Ed è qui il punto: perché il gruppo indiano si è detto disponibile a rilevare l’intero polo di Acciaierie d’Italia, compresa l’area a caldo - il cuore produttivo su però cui pesa la sentenza della Corte d’Appello di Milano che ne ha determinato la chiusura. È dunque sul perimetro dell’operazione che si misura la distanza tra le due offerte. E su cui si giocano tutte le altre partite, in primis quella economica.

La porzione di azienda che sta studiando la cordata italiana ha un valore compreso tra 600 milioni e un miliardo di euro. Tuttavia, Jindal, per rilevare l’intero polo, ha promesso di mettere sul tavolo circa due miliardi. Balla un miliardo. Ed è su questa differenza che prende forma l’ipotesi di un intervento pubblico: coinvolgere direttamente lo Stato, attraverso Invitalia, nella costituzione della newco.

L’ipotesi newco con lo Stato e il nodo esuberi

Una struttura a due gambe, nella quale gli industriali - il cui coinvolgimento nel capitale sarà legato al rischio economico assunto - si farebbero carico di una parte specifica dell’ex Ilva mentre il soggetto pubblico avrebbe un ruolo nella gestione dell’area a caldo. L’obiettivo è costruire un perimetro industriale più ampio di quello che gli investitori privati potrebbero sostenere da soli, mantenendo in prospettiva la possibilità di riportare in produzione l’upstream attraverso forni elettrici e un impianto Dri.

Intanto il governo dovrà introdurre strumenti straordinari per accompagnare questa transizione. Bisogna mettere in piedi un meccanismo di congelamento per quei lavoratori che potrebbero essere chiamati all’avvio dei forni elettrici, uno di accompagnamento per i pensionamenti anticipati e un altro ancora che faciliti l’ingresso di operai presso altre aziende sul territorio. I sindacati proprio ieri hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo «con rispetto e fiducia, la possibilità di essere ricevuti e ascoltati». Appare quindi difficile che, a Taranto, il dossier resti fuori dai pensieri della premier. (riproduzione riservata)



Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza