L'Asia non segue la striscia negativa di Wall Street, trainata dalle speranze che il governo cinese, come anticipato dal Securities Times, permetta alle società statali di salvare i gruppi immobiliari sull'orlo del fallimento. In secondo luogo oggi è emerso che Evergrande, il colosso del mattone carico di 305 miliardi di dollari di debiti, ha pagato in extremis le cedole per 148 milioni di dollari che scadevano ieri, pena il default. E infatti questa mattina il titolo rimbalza del 7% circa a 2,53 dollari di Hong Kong.
Alle ore7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,5%, l'Hang Seng è piatto, Shanghai rimbalza dello 0,95%. L'oro guadagna lo 0,45% a 1.856 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano lo 0,27% a 81,56 dollari il barile. Le valute si muovono laterali, con l'euro che passa di mano a 1,1482, lo yen a 113,97, la sterlina a 1,3417, mentre il T bond Usa decennale rende l'1,554% e i futures su Wall Street sono positivi, soprattutto il Nasdaq (+0,27%).
A guidare invece i ribassi è l'Australia (-0,56%), con l'occupazione diminuita a ottobre mentre i disoccupati sono saliti ai massimi degli ultimi 6 mesi. Diversi obbligazionisti di Evergrande hanno ricevuto i pagamenti delle cedole dal gruppo immobiliare fortemente indebitato, secondo quanto scrive Reuters dall'Asia, attenuando le preoccupazioni per un default potenzialmente destabilizzante per il sistema.
I prezzi alla produzione in Giappone sono aumentati dell'8,0% anno su anno a settembre, battendo il consenso di mercato del 7% e dopo una crescita marginalmente rivista del 6,4% un mese prima. Questo è stato l'ottavo mese consecutivo di inflazione e la lettura è la più alta dal gennaio 1981 a causa dell'aumento dei prezzi delle materie prime.
Intanto i futures sul greggio americano girano attorno a 81,5 dollari al barile, il giorno dopo essere scesi di oltre il 3% con l'inflazione statunitense superiore alle attese a causa dell'aumento dei costi energetici, un fatto che ha alimentato le speculazioni su una risposta più aggressiva degli Stati Uniti nel contenimento dei prezzi del petrolio. L'Energy Information Agency ha dichiarato ieri che le scorte di greggio sono aumentate di 1 milione di barili la scorsa settimana, in parte a causa di un rilascio sul mercato di 3,1 milioni di barili dalla riserva strategica di petrolio Usa.
Il presidente Joe Biden ha inoltre chiesto al Consiglio economico nazionale di aiutare a ridurre i costi energetici e alla Federal Trade Commission di respingere la manipolazione del mercato nel settore energetico, nel tentativo di rallentare l'accelerazione dell'inflazione. Gli analisti ipotizzano che gli Stati Uniti potrebbero coordinarsi con altre nazioni come il Giappone nel rilascio di scorte petrolifere di emergenza (lo ha già fatto a ottobre la Cina).
Ieri i dati sull'inflazione Usa hanno fatto correre le aspettative di un rialzo dei tassi, spingendo i rendimenti obbligazionari e intaccando soprattutto i titoli tecnologici. I nuovi dati sui prezzi al consumo hanno indicato che l'inflazione è aumentata più del previsto (al 6,2%) in ottobre, segnando la lettura più alta dal 1990 e sollevando preoccupazioni sul fatto che le pressioni sui prezzi possano pesare sull'economia molto più a lungo del previsto.
Le aspettative che la Fed intervenga prima si sono state rianimate, con i futures che prezzano ora maggiori probabilità di un primo aumento dei tassi della banca centrale a luglio 2022. Nel complesso, le aziende energetiche hanno perso il 2,68%, le società tecnologiche sono scese del 2,37% e le azioni relative ai servizi di comunicazione hanno ceduto l'1,36%. Nel trading after-hour, le azioni Disney, Beyond Meat e Bumble hanno registrato utili trimestrali deludenti, mentre Affirm Holdings, Honest Company e Sofi hanno ricavi migliori del previsto. (riproduzione riservata)