Asia in deciso rosso dopo che Wall Street è scesa ieri sera con le preoccupazioni sull'inflazione che hanno avuto la meglio sulle buone trimerstrali. L'Hang Seng sta guidando le perdite, in calo di oltre l'1,3%, appesantito da un crollo delle azioni di Evergrande (-5%) dal momento che il colosso immobiliare ha venduto l'intera partecipazione nella piattaforma di streaming HengTen Network per 2,13 miliardi di dollari Hong Kong (oltre 241 milioni di euro).
Intanto, alle ore 7:20 italiane, il Nikkei perde lo 0,23%, Shanghai lo 0,3%, l'oro viaggia laterale a 1.868 dollari per oncia, il petrolio cede ancora, -0,83% a 77,73 dollari il barile, con le valute in equilibrio rispetto alla chiusura di Wall Street. L'euro passa di mano a 1,1320, lo yen a 114,2, la sterlina a 1,3489. Il T bond Usa decennale rende l'1,589%, mentre i futures americani sopo positivi (Nasdaq, +0,2%).
Evergrande ha stipulato un accordo con Allied Resources Investment Holdings, di proprietà dell'investitore Li Shao Yu, per vendere 1,66 miliardi di azioni HengTen a 1,28 dollari locali per azione, con uno sconto del 24% sul prezzo di chiusura di ieri. Il colosso del mattone, carico di 305 miliardi di debiti, ha detto che registrerà una perdita di 8,5 miliardi di dollari di Hong Kong dalla vendita del 18% in HengTen (in cui il gigante cinese dei giochi e dei social media, Tencent, detiene circa il 20%).
Il 20% del corrispettivo dovrà essere pagato entro cinque giorni lavorativi dalla data dell'accordo, mentre il resto del pagamento sarà completato entro due mesi. E' scritto in un documento depositato alla borsa di Hong Kong, secondo quanto riporta Reuters. Gli investitori restano sulle spine mentre aspettano di vedere se Evergrande, che non è riuscita a pagare una cedola da 82,5 milioni il 6 novembre facendo scattare i 30 giorni del periodo di grazia, può adempiere ai propri obblighi entro il 6 dicembre, pena il default.
La crisi del mercato immobiliare cinese sta rendendo difficile per i governi locali tagliare circa 6mila miiardi di dollari di debiti nascosti anche se il governo mostra più determinazione nel reprimere il problema, scrive Bloomberg. Ora Pechino, Shanghai e la provincia di Guangdong stanno effettuando alcune prove per eliminare i prestiti fuori bilancio che le autorità locali utilizzano per raccogliere fondi per le spese. Il giro di vite in corso sul mattone "sta rallentando l'economia cinese ai minimi del 1990 e il crollo di Evergrande potrebbe essere più difficile da assorbire per la Cina rispetto al Covid", ragiona Bloomberg.
Oggi i futures del greggio Wti sono scesi brevemente sotto i 77 dollari al barile, portando le perdite negli ultimi due giorni a circa il 5%, mentre gli Stati Uniti stanno chiedendo ad altri importanti consumatori di greggio come Cina, India, Giappone e Corea del Sud di prendere in considerazione un rilascio coordinato delle riserve sul mercato per abbassare i prezzi. La Cina ha confermato che sta lavorando a un'immissione di petrolio simile alle volte precedenti (aveva agito da sola), ma ha rifiutato di commentare la richiesta degli Stati Uniti.
I funzionari giapponesi e sudcoreani nel frattempo hanno confermato di aver ricevuto tale richiesta, ma hanno spiegato di non poter utilizzare il rilascio delle riserve per abbassare i prezzi. Intanto l'Opec e l'Agenzia internazionale per l'energia hanno continuato a mettere in guardia su un potenziale surplus di petrolio nei prossimi mesi e hanno chiesto cautela.
Nel trading after-hour, Nvidia ha guadagnato il 5% dopo aver battuto le stime di mercato, mentre Cisco ha perso il 6% a causa di una guidance più debole e di ricavi sotto le attese. (riproduzione riservata)