Asia al tappeto e futures su Wall Street in rosso, i mercati si sono posizionati in modalità risk-off fra la corsa delle materie prime energetiche e la crisi immobiliare in Cina, che ha visto ieri il colosso Evegrande non pagare un'altra serie di cedole sui bond in dollari acquistati dagli investitori internazionali. A questo si aggiunga un'altra, decisa stretta in arrivo da parte del governo sulle banche e il settore finanziario. Alle ore 7:20 italiane il Nikkei cede lo 0,9%, Hong Kong quasi l'1%, Shanghai l'1,07%. L'oro sale dello 0,27% a 1.760 dollari l'oncia, il petrolio Wti americano dello 0,15% a 80,64 dollari il barile, il gas naturale guadagna l'1,27% a 5,41 dollari, il carbone balza del 2,5% a 244,5 dollari.
Valute in leggero rialzo sul dollaro, con l'euro che passa di mano a 1,1563, lo yen a 113,26, la sterlina a 1,3605. Il T bond decennale rende l'1,61%, mentre i futures su Wall Street sono in calo dello 0,3%.
China Evergrande, 305 miliardi di dollari di debito, ha mancato il suo terzo round di pagamenti di obbligazioni nelle ultime tre settimane, intensificando i timori del mercato sul contagio nei confronti di altri gruppi immobiliari, davanti ad una serie di scadenze a breve termine. Alcuni bondholders hanno detto a Reuters e Bloomberg di non aver ricevuto pagamenti di cedole per un totale di 148 milioni di dollari sulle emissioni di aprile 2022, aprile 2023 e aprile 2024. A fine settembre il colosso del mattone cinese non aveva onorato due cedole.
La data ultima per pagare, 30 giorni dalla prima scadenza, è il 23 ottobre, dopodiché è default. Secondo i dati Refinitiv, il prossimo anno scadranno un totale di 101,2 miliardi di dollari di obbligazioni emesse da società immobiliari cinesi. "Ci saranno più default in futuro se il problema della liquidità non migliora notevolmente", ha scritto il broker CGS-CIMB in una nota, aggiungendo che le società con un rating creditizio più debole hanno difficoltà a rifinanziarsi. Il mercato immobiliare cinese vale il 28% circa del Pil, oltre 50mila miliardi di dollari, secondo Barclays, appesantito da 5mila miliardi di debito, più del Pil del Giappone nel 2020, ha calcolato Nomura.
Il presidente cinese Xi Jinping ha aggiunto un altro capitolo alla nuova era di maggiore controllo dello Stato sull'economia e, secondo quanto scrive il Wall Street Journal, si sta concentrando sui legami che le banche statali cinesi e altri gruppi finanziari hanno sviluppato con i grandi attori del settore privato per frenare il capitalismo nell'economia del Paese.
Il presidente Xi, che ha iniziato la sua campagna alla fine dello scorso anno con un attacco normativo ai giganti della tecnologia privata, sta avviando, scrive il quotidiano americano, un'ampia serie di ispezioni sulle istituzioni finanziarie. Ispezioni che, annunciate a settembre con pochi dettagli, si concentrano sul fatto che le banche statali, i fondi di investimento e i regolatori finanziari siano diventati "troppo amichevoli con le imprese private, specialmente alcune che sono recentemente finite nel mirino di Pechino, come il gigante immobiliare China Evergrande, la società di viaggi Didi Global e il colosso della tecnologia finanziaria Ant Group". L'esame, condotto dalla principale agenzia anticorruzione cinese e incentrato su 25 istituzioni finanziarie, "è il più ampio da quando il presiente Xi è salito al potere quasi dieci anni fa". (riproduzione riservata)