Le preoccupazioni della presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, si stanno trasformando in realtà. «L’economia potrebbe trovarsi di fronte a salari più alti e minore produttività, con conseguente aumento dell’inflazione», aveva sottolineato la numero uno del board negli ultimi interventi. A rendere più concreto questo scenario sono gli ultimi dati sui pmi, che già da alcuni mesi dipingono un quadro in peggioramento dell’attività dell’Eurozona e i dati di agosto non sono diversi.
Attestandosi a 47, in discesa da 48,6 di luglio, la stima flash sul Pmi della produzione composita dell’Eurozona destagionalizzato ad agosto è scivolato ai minimi da novembre 2020. Se si escludono i mesi pandemici, quest’ultima lettura è stata la più bassa da aprile 2013.
La produzione ha segnato un calo per il terzo mese consecutivo, guidata dal quinto mese di contrazione ininterrotta della produzione manifatturiera. Anche se ad agosto il tasso di declino della produzione industriale è lievemente rallentato, continua ad essere il secondo più elevato negli ultimi 11 anni di indagine, fatta eccezione del periodo iniziale di restrizioni per il Covid-19. I nuovi ordini manifatturieri hanno continuato a contrarsi a uno dei ritmi più forti dalla crisi finanziaria globale, e si sono accompagnati al peggioramento della domanda di servizi per il secondo mese consecutivo.
Nel frattempo, anche il settore dei servizi dell’Eurozona ha riportato ad agosto una contrazione, registrando il primo calo dell’attività dallo scorso dicembre, anche se ad un tasso molto più moderato rispetto al settore manifatturiero. Le condizioni della domanda continuano a peggiorare in entrambi i settori.
Con il settore dei servizi che cede per adeguarsi alla scarsa perfomance del settore manifatturiero, adesso la stima è che l’economia di Eurolandia si contrarrà dello 0,2% nel terzo trimestre dell’anno, rispetto alla crescita registrata nei tre mesi tra aprile e giugno (+0,3%).
I dati sono stati particolarmente disastrosi in Germania, dove l’attività complessiva è diminuita al ritmo più rapido, da quando la prima ondata di pandemia ha portato l’economia a una brusca frenata nel maggio 2020. La Francia ha riportato un terzo calo mensile della produzione, mentre il resto della regione ha registrato una contrazione più moderatamente.
Nonostante il rischio di un’altra recessione imminente, le pressioni inflazionistiche in agosto sono nel frattempo aumentate. Per la prima volta in sette mesi, i prezzi medi di vendita di beni e servizi hanno indicato rialzi maggiori, spingendo il tasso relativo ancora più in alto della media di lungo termine dell’indagine. Per la prima volta in 11 mesi, inoltre, il tasso di inflazione dei prezzi d’acquisto di entrambi i settori è lievemente aumentato, malgrado sia rimasto marginalmente inferiore alla media di lungo termine. La forte riduzione dei costi del manifatturiero, anche se minore rispetto a luglio, si è unita al lieve rialzo dell’inflazione dei costi terziari, questi ultimi comunemente collegati all’aumento delle pressioni salariali.
Con il blocco dell’Eurozona sull’orlo di un’altra recessione da una parte e le pressioni sui prezzi ancora persistenti dall’altra, la Bce potrebbe trovarsi in una situazione di stallo durante la riunione del 14 settembre. L’inflazione centrale e le pressioni salariali sembrano richiedere un inasprimento, ma i dati sull’attività molto più deboli suggeriscono il contrario. Dopo gli ultimi dati macroeconomici gli analisti di Hsbc sottolineano che il mercato sconta ora solo un 35% possibilità di un aumento di 25 punti base.
Ciò che resta da capire è se il decimo rialzo verrà messo in campo già a settembre o nella successiva riunione di ottobre, lasciando i tassi in pausa alla fine dell’estate. Secondo gli esperti di Ing e Rowe Price, la Bce continuerà a inasprire la politica monetaria a settembre. Infatti, gli analisti ritengono che dopo la riunione di luglio, i dati sull'inflazione core si sono rivelati più vischiosi del previsto, le aspettative di inflazione dei mercati finanziari hanno raggiunto un livello record e il consenso ha rivisto al rialzo le attese di lungo termine per l’inflazione core. In generale per gli esperti, la maggior parte dei dati continua quindi a supportare l’idea di un rialzo a settembre. (riproduzione riservata)