Tra venti di crisi e segnali di ripresa, l’economia dell’Eurozona prova a lasciarsi alle spalle i medi più duri. Gli indici Pmi preliminari di giugno elaborati da S&P Global mostrano un’attività economica ancora in contrazione, ma con una flessione meno marcata rispetto a maggio. Allo stesso tempo, si attenuano le pressioni inflazionistiche grazie soprattutto al calo dei costi energetici.
L’indice Pmi composito dell’Eurozona si è attestato a 49,5 punti, in rialzo rispetto ai 48,5 di maggio, ma ancora sotto la soglia dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione. Si tratta del terzo mese consecutivo di rallentamento dell’attività economica, anche se il calo registrato a giugno è il più contenuto dell’attuale fase di debolezza.
A frenare l’economia continua a essere soprattutto la domanda, con una nuova contrazione dei nuovi ordini. Anche l’occupazione ha evidenziato un lieve arretramento. Sul fronte dei prezzi, invece, arrivano segnali più incoraggianti: i costi sostenuti dalle imprese sono aumentati al ritmo più lento dall’inizio della guerra in Medio Oriente, mentre i prezzi di vendita hanno registrato l’incremento più contenuto degli ultimi tre mesi.
Nel comparto manifatturiero sono proseguiti gli allungamenti dei tempi di consegna da parte dei fornitori, anche se il recente ciclo di aumento degli acquisti sembra essersi esaurito. La maggior parte delle risposte raccolte per l’indagine, precisa S&P Global, è stata acquisita prima della firma del memorandum per la cessazione delle ostilità tra Iran e Stati Uniti del 17 giugno.
L’analisi dei dati mostra un miglioramento del settore dei servizi, dove la contrazione è risultata meno intensa rispetto ai mesi precedenti. La produzione manifatturiera, invece, ha continuato a crescere, seppur in modo moderato. Tra le principali economie dell’area euro, sia Francia sia Germania restano in territorio negativo. In Francia il ritmo della contrazione si è attenuato, mentre in Germania l'attività ha registrato il peggior calo degli ultimi diciotto mesi.
Nel resto dell'Eurozona, invece, la produzione è tornata a crescere, raggiungendo i ritmi più sostenuti dall'inizio dell’anno. «L’economia dell'Eurozona sta mostrando una resilienza sufficiente per riuscire appena a tenersi fuori dalla recessione», commenta Chris Williamson, Chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence. Secondo l’economista, il Pmi preliminare di giugno «indica un pil sostanzialmente stagnante nel secondo trimestre». (riproduzione riservata)