Il futuro dell’Unione europea dipende dal successo del mercato unico, che a sua volta deriva dalla qualità delle politiche di coesione Ue. Lo ha suggerito Enrico Letta, già presidente del Consiglio italiano nonché autore del rapporto sul futuro del Mercato Unico dell’Unione Europea, all’evento «L’Unione Europea e le prospettive del mercato interno: il rapporto Much More than a Market» di apertura di un nuovo ciclo di incontri presso la sede di Roma di BonelliErede dedicati all’approfondimento di tematiche centrali per l’Europa attraverso il confronto di ospiti e professionisti del settore. Al panel inaugurale hanno partecipato anche i quattro partners di BonelliErede, Eliana Catalano (Managing Partner), Angelino Alfano, Francesco Anglani e Claudio Tesauro.
Serve innanzitutto «ripensare l’Europa in una nuova ottica» alla luce del fatto che «l’impatto economico di Paesi come la Cina e l’India è passato dal 4% nel 1985 al 20% di oggi». Se infatti gli Stati membri dell’Ue «hanno oggi la propria autorità di riferimento su dossier fondamentali come le telecomunicazioni, l’energia e i mercati finanziari, la mancanza di un organo europeo di riferimento ci fa perdere un importante vantaggio competitivo rispetto agli altri Paesi» precisa Letta.
Le politiche industriali europee funzioneranno «di più e meglio se puntano sulle interconnessioni tra digitalizzazione e sostenibilità ambientale» suggerisce Alessandra Ricci, amministratore delegato di Sace.
La chiave secondo il ministro per gli Affari europei, le Politiche di Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, è «avere una visione più ampia delle questioni di cui ci stiamo occupando e costruire una modalità di rigenerare la capacità di investimenti europei».
Per costruire l’Europa del futuro si devono inoltre rompere due taboo. Da un lato, il primo «convitato di pietra è l’allargamento dell’Unione Europea» secondo Fitto. Si discute di allargamento a Ucraina, Moldavia e Georgia, ma «per farlo si mettono in discussione delle voci di bilancio dell’Unione europea decisive, collegate per esempio alla politica agricola comune».
Dall’altro lato, «il secondo convitato è il ritorno al Patto di Stabilità, su cui dobbiamo aprire una riflessione: finora abbiamo agito finora in sospensione del patto di stabilità». Dal 2019 al 2022 è molto aumentata la spesa pubblica «ed è evidente che ci troviamo in una condizione in cui il debito pubblico e il patto sono temi chiave: la sfida è questa, dobbiamo costruire una dimensione in cui si riesca a dare risposte». (riproduzione riservata)