«L'attuazione tempestiva dei Pnrr è essenziale, perché la scadenza del 2026 è fissa». La seconda metà del periodo entro cui attuare i Piani nazionali di ripresa e resilienza «sarà più impegnativa, ma non possiamo lasciarci andare alla fatica, dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme per fare di questa opportunità unica un successo. Con gli Stati che devono mantenere lo slancio e accelerare dove necessario. Perché il 2026 è dietro l'angolo». Queste le parole con cui il commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni, è intervenuto all’evento sul Recovery a Bruxelles.
Dal canto suo l’Europa deve ascoltare i suoi cittadini. Da un lato, «i Paesi membri ci dicono che l'attuazione» dei Pnrr «sta mettendo a dura prova la loro capacità amministrativa. Molti apprezzerebbero un'attuazione più semplice e flessibile». Dunque «stiamo cercando modi per affrontare queste sfide senza riaprire il quadro giuridico» e il tema sarà sul tavolo dell’Ecofin del 12 aprile.
Allo stesso tempo «sappiamo anche che gli stakeholder vorrebbero essere più coinvolti nell'attuazione dei piani» e «vorrei quindi esortare i Paesi a tenerlo presente quando elaboreranno i loro piani di bilancio nella seconda metà dell'anno» ha aggiunto Gentiloni.
Il modello del Next Generation Eu «si è dimostrato un successo» ma le «nostre necessità non si esauriscono lì» anzi per raggiungere gli obiettivi al 2030 «stimiamo che saranno necessari 650 miliardi di investimenti addizionali annui, in cui i Pnrr potranno aiutare almeno finché non si esauriranno».
Sono, inoltre, emerse nuove priorità post-stesura dei Pnrr «come la difesa e la ricostruzione dell'Ucraina». Investimenti che «come riusciremo a finanziare?». Secondo Gentiloni, «il sistema del Pnrr può servire come esempio per il futuro e sono ugualmente convinto che il nostro obiettivo dovrebbe essere l'istituzione di un'ampia capacità fiscale centrale dell'Ue». Elemento cruciale per garantire la fornitura di beni pubblici europei in settori come l’energia, l’innovazione o la difesa.
D’altronde «tutte le principali istituzioni economiche internazionali - il Fmi, l'Ocse, la Bce - nei loro contributi alla nostra consultazione sulla riforma delle nostre regole fiscali ha richiesto ciò. Non l'abbiamo incluso nelle nostre proposte allora per evitare di rendere un dibattito già impegnativo ancora più complicato. Ma il momento di iniziare questa discussione è ora», ha concluso Gentiloni. (riproduzione riservata)