L’interesse degli investitori istituzionali per i mercati azionari europei sta aumentando. Ma per Robert Schramm-Fuchs, gestore di portafoglio del team European Equities di Janus Henderson Investors, non è una scelta tra Europa o Stati Uniti. La domanda è piuttosto: l’Europa, che quest’anno ha performato molto bene, soprattutto in termini di rendimento in dollari rispetto al mercato Usa, riuscirà a mantenere questo slancio? E gli Stati Uniti meritano ancora queste valutazioni così elevate? Questo è un tema importante, insieme a quali settori potrebbero sorprendere positivamente in futuro.
«Nel 2025 abbiamo assistito a revisioni degli utili piuttosto negative in Europa, in parte perché l’economia europea è per metà legata alle esportazioni e per metà alla domanda interna, e i movimenti dei tassi di cambio hanno influito sui risultati in dollari. Se aggiungiamo il confronto con il sistema economico americano, non sorprende che l’Europa abbia sofferto in alcune fasi», spiega a Mf l’esperto. «Ma riteniamo che possa migliorare nel 2026»
In primo luogo, l’Europa beneficerà della ripresa degli scambi globali. L’economia americana sta accelerando grazie al sostegno fiscale e monetario e alla deregolamentazione. Gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale per le esportazioni europee. In secondo luogo, le tensioni commerciali, soprattutto tra Stati Uniti e Cina, non sembrano peggiorare. Certo, «non ci aspettiamo che la Pechino diventi improvvisamente un motore di crescita rilevante, ma riteniamo che nel 2026 rappresenterà un contributo meno negativo rispetto al 2025. Considerando che circa metà dell’economia europea dipende dalle esportazioni, soprattutto verso il Nord America, questo è un segnale favorevole», precisa Fuchs.
In terzo luogo, guardando alla parte domestica, il massiccio programma infrastrutturale tedesco e le iniziative private in arrivo dovrebbero sostenere la crescita. L’economia tedesca praticamente non è cresciuta quest’anno, ma è destinata ad accelerare nel 2026. La Germania, il principale partner commerciale europeo, avrà un effetto positivo sul resto del continente. Inoltre, le riforme economiche in Europa inizieranno gradualmente a produrre effetti, probabilmente più visibili dal 2027. «Alla luce di questi fattori, ci aspettiamo che l’Europa cresca in modo solido nel 2026 e che le stime sugli utili, oggi troppo basse, vengano riviste al rialzo», prevede il gestore.
In quest’ottica vede interessanti opportunità di investimento in Germania e in Europa, soprattutto in determinati settori chiave. Quelli più promettenti sono: tecnologia ed elettronica, elettrificazione, difesa, produzione industriale legata ai chip e ai data center, energia e infrastrutture energetiche. Ma anche le banche, come Unicredit, restano interessanti grazie a valutazioni ancora convenienti e bilanci molto più solidi rispetto al passato.
La difesa, in particolare, potrebbe vivere un decennio di crescita eccezionale alla luce dell’aumento della spesa militare in Europa «e prevediamo che i titoli del settore, tra cui Leonardo, possano allinearsi alle valutazioni delle controparti americane nei prossimi anni. «Tuttavia, i mercati prezzano solo 3-4 anni di crescita, noi riteniamo che il trend durerà più a lungo», avverte Fuchs.
Nell'elettrificazione e nella digitalizzazione, l’Europa fornisce spesso la componentistica fondamentale, le «pale e picconi» dell’economia tecnologica. Aziende come l’olandese Asml, la multinazionale francese Schneider Electric, la tedesca Siemens Energy e altre che forniscono tecnologie per semiconduttori, data center, turbine e trasmissione elettrica sono posizionate molto bene. Queste aziende beneficeranno sia della transizione energetica sia della domanda in aumento di capacità di calcolo, potenza e infrastrutture digitali. Anche l’italiana Prysmian è lanciata nella sfida dei data center.
«In Europa esistono molte aziende leader al mondo che però trattano a sconto rispetto ai concorrenti statunitensi, spesso semplicemente perché quotate in Europa. Ciò crea opportunità per gli investitori», suggerisce Fuchs, precisando, infine, che «la nostra filosofia di investimento si basa sull’individuazione di team manageriali eccellenti e buoni allocatori di capitale. Con un team europeo dedicato a Londra, incontriamo regolarmente le società per valutarne strategia, governance e capacità nel creare valore nel lungo termine. Il nostro approccio è concentrato: da un universo di circa 700 titoli ne selezioniamo solo 50-60, cioè solo le migliori idee con una crescita elevata». (riproduzione riservata)