Debutto nell’eolico per Estra, con l’acquisizione da Alerion di Eolica Pm, società titolare di un parco da circa 52 Megawatt in Campania. L’operazione si basa su un enterprise value di 155,9 milioni di euro, per un corrispettivo di 134 milioni di euro da versare integralmente per cassa al momento del closing. Per la multiutility guidata dal presidente esecutivo Francesco Macrì si tratta di un passaggio strategico, funzionale allo sviluppo delle fonti green previsto dal piano industriale. «Estra ha previsto investimenti per circa 500 milioni di euro nelle rinnovabili», spiega Macrì a MF-Milano Finanza, sottolineando la scelta di diversificare la produzione e renderla sempre più coerente con i principi della transizione energetica secondo il modello industriale della multiutility Plures, di cui Estra è uno dei pilastri. Non a caso le linee strategiche prevedono anche lo sviluppo del biometano.
«Aggiungere a un portafoglio di parchi fotovoltaici di dimensioni consistenti anche un grande impianto eolico già funzionante», osserva Macrì, «consente al gruppo di rafforzare la capacità produttiva nell’arco del piano 2025-2029, sempre a beneficio del territorio». Anche la produzione aggiuntiva infatti, com’ è nel modus operandi di Estra, verrà riservata ai Comuni serviti dalla società, che ormai è presente in Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. «Aumentando la capacità di generazione potremo contribuire maggiormente a calmierare i prezzi per famiglie e imprese, perché è questa la nostra responsabilità sociale. Non destiniamo queste risorse energetiche alla compravendita sul mercato».
Se si parla di prezzi, è inevitabile guardare anche a quello che sta facendo il governo sul fronte delle bollette col decreto in arrivo. Il giudizio è sospeso.
«Siamo estremamente soddisfatti dell’attenzione che il governo pone a questi temi», premette il presidente di Estra, «ma aspettiamo il testo definitivo. C’è la necessità di sterilizzare alcune partite virtuali che altrimenti non si esauriscono e di lavorare sul differenziale tra Ttf e Psv per il gas, che ci costa tra 2,5 e 3 euro in più a Mwh».
«C’è invece una chiara direzione strategica per aumentare la produzione energetica nel segno delle rinnovabili, a partire anche dal nucleare pulito di prossima generazione, tra cinque e dieci anni». Più critico, invece, il giudizio sul contesto europeo. «L’Europa da troppo tempo lavora contro se stessa. Inquiniamo meno di tutti, abbiamo fatto più di tutti, però se il mondo intorno si muove diversamente rischiamo di soccombere dal punto di vista economico. Rimane solo l’ideologia e pochi effetti concreti».(riproduzione riservata)