«Vorrei presentarvi il nostro futuro e quello che vogliamo diventare, un futuro in cui non avrete più bisogno del cellulare. Questo è il nostro sogno». Il presidente di EssilorLuxottica Francesco Milleri apre così mercoledì 30 l’assemblea del colosso dell’occhialeria controllato con il 32,3% da Delfin della famiglia Del Vecchio.
Il numero uno del gruppo parla da Parigi della frontiera evolutiva del business, che nel 2024 ha fruttato 26,5 miliardi di euro di ricavi e che punta ad aggiungere un altro miliardo alla fine di quest’anno (il target è nel range di 27-28 miliardi di euro). Mette da parte il discorso preparato dal proprio staff, «perché – dice – parlava del passato, celebrando i nostri traguardi». In platea ad ascoltarlo ci sono gli eredi del fondatore Leonardo Del Vecchio, scomparso nel 2022.
Seduti ci sono il primogenito Claudio e il figlio Matteo che lavora nel gruppo nella divisione m&a, il quartogenito Leonardo Maria Del Vecchio che punta a raccogliere in futuro le redini del padre all’interno di Essilux e il quinto figlio più piccolo Luca. Nel pubblico anche Sabina Grossi, l’ex compagna di Del Vecchio da cui sono nati gli ultimi due figli più giovani, Luca e Clemente, e Andrea Carniello, secondogenito di Paola Del Vecchio (la terza figlia del fondatore nata dalle nozze con Luciana Nervo).
Tre diverse generazioni, ognuno con il 12,5% della cassaforte lussemburghese che grazie alle quote di Essilux (27,92 miliardi), Mediobanca (19,8%; 3 miliardi), Assicurazioni Generali (9,8%; 4,83 miliardi), Unicredit (2,7%, 2,2 miliardi) e Covivio (27%; 1,47 miliardi) vale circa 40 miliardi di euro.
«Siamo partiti con l‘unione di due imprese meravigliose che fanno montature e lenti a fine 2018. Dopo sette anni siamo una delle più grandi società di medtech al mondo, la decima. Siamo all’ottavo posto fra le società più innovative. Il nostro futuro passa attraverso attraverso il viso e la voce, con gli occhiali wereable, indossabili», spiega il top manager di Citta di Castello che ha raccolto l’eredità operativa del fondatore sia alla guida di Essilux sia al vertice di Delfin.
Milleri si riferisce ai Ray-Ban Meta, ai Nuance Audio e alla frontiera dei nuovi smart glasses che il gruppo sta sviluppando, probabilmente a marchio Oakley o Supreme. E in futuro qualsiasi nostro marchio potrà essere declinato nella versione smart-glasses, precisa Milleri.
«I nostri occhiali wereable – aggiunge – non solo guardano al futuro ma vanno a costruirlo. Le montature potranno sostituire gli smartphone, lasciando la mani libere. Useremo solo la vista, l’udito e la voce per i comanbdi vocali. Da questi dispositivi potremo controllare la nostra casa e l’automobile, potremo pagare le bollette, sentire quello che uno cerca di dire in uno spazio affollato, leggere i nostri dati biomedici grazie alle lenti e ricevere consigli per star meglio. Insomma occhiali che ci aiuteranno a prendere le decisioni migliori in qualunque momento della nostra vista. Questo futuro che era così difficile da sognare 10 anni fa».
«Certo sono orgoglioso del nostro retaggio e origini – continua – e stiamo seguendo la visione di Del Vecchio, secondo cui con le montature e le lenti possiamo migliorare la vita di tutti i giorni delle persone. E da questo siamo partiti per aprire nuovi mercati. All’inizio, nel 2018 (anno della fusione fra l’italiana Luxottica e il gruppo francese Essilor, ndr) il mercato dell’ottica valeva 100 miliardi. La nostra società ora vale 120 miliardi ed è troppo grande per restare in questo mercato. Così stiamo allarghiamo lo spettro: Il nostro mercato ora è quello del wereable computing. Operiamo nel medtech ed entreremo nella robotica».
I sette anni dopo le nozze ideate da Del Vecchio danno ragione alla traiettoria disegnata da fondatore e dal suo delfino. Dalla fusione la capitalizzazione è passata da 59,4 miliardi del 2019 agli attuali 115,7 miliardi (+93%). Il fatturato è cresciuto del 52% da 17,3 miliardi a a 26,5 miliardi. Anche i profitti sono aumentati con tassi due cifre, del 61% da 1,9 miliardi a 3,1 miliardi. Così il dividendo per azione è passato dai 2,04 euro del 2018 agli 3,95 euro, cedola stabile rispetto allo scorso anno.
L’azienda ora conta circa 200 mila dipendenti, cresciuti del 5% (20 mila in Italia) con circa 600 siti industriali, 180 centri di distribuzione che ogni anno servono mezzo miliardo di consumatori.
Il 2024 si è chiuso con 26,5 miliardi (+6% a parità di cambi) di ricavi, un margine lordo rettificato di 4,41 miliardi (+9,4%) e utili rettificati per 3,12 miliardi (+6%), frenati dal cambio (+9,8% a parità di valute) e da investimenti, come quello in Nuance Audio. I margini hanno risentito anche dei maggiori costi legati all’inflazione che nel 2025 si chiamano dazi, visto che circa il 45% dei ricavi di Essilux arriva dal Nord America.
Milleri spiega che il gruppo «attenderà tre-quattro mesi per avere una situazione più stabile e per valutare se spostare produzione negli States». Le montature tech per il mercato americano arrivano dalle moderne fabbriche in Cina. «Non è cosa semplice spostare la produzione, non è semplice spostare il made in Italy o il nostro approccio artigianale. Non vogliamo muoverci troppo precocemente» per poi dover tornare indietro, aggiunge Milleri rispondendo a una domanda degli azionisti.
Essilux «non è immune ovviamente» alla questione dei dazi, «ma il quadro di azione è estremamente mutevole ed evolve giorno dopo giorno, difficile dare un quadro stabile», spiega poi il direttore finanziaro Stefano Grassi, che ripete come il gruppo stia valutando tra i diversi provvedimenti «verifiche di prezzo 'single digit' negli Usa». Un ritocco cioè dei listini.
Le altre misure passano da una «focalizzazione sulla strategia di leadership nel settore medtech con continui investimenti» e una «diversificazione della supply chain nei paesi economicamente più favorevoli senza scendere a compromesso con la qualità».
Futuro vuol dire anche m&a. Ma di che tipo? Tre le direttive. Rispondendo a una domanda di un azionista, Milleri spiega che «le acquisizioni fanno parte del Dna di Essilux. Continueremo a farle. Abbiamo molti dossier sul tavolo su aziende di piccole, medie e grandi. Dobbiamo aggiungere molta tecnologia al nostro portafoglio. Nei prossimi due anni, saremo capaci di chiudere alcuni buoni accordi per rafforzare la nostra capacità di progettare dei chip per i wereables. Espanderemo la nostra capacità di curare le patologie: guardiamo anche all’acquisizione di ospedali e cliniche. Infine, investiremo nell’intelligenza artificiale, implementando il nostro centro di AI, localizzato in Israele e assumendo altre persone». Nessun commento infine sull’ingresso di Meta (e della relativa quota) nel capitale del gruppo. (riproduzione riservata)