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Esma, ora il governo  sostenga con forza il candidato Di Noia
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Esma, ora il governo sostenga con forza il candidato Di Noia

di Angelo De Mattia
MF - Numero 066 pag. 18 del 06/04/2021

Non è solo lo status speciale che di fatto in Germania si pretende nei confronti dei Trattati europei, come dimostra il ricorso, presentato da alcune migliaia di cittadini e da un esponente dell’Afd, il partito di estrema destra, alla Corte costituzionale tedesca contro la ratifica del Recovery Fund, con la conseguenza che la Corte ha ingiunto al capo dello Stato di non procedere, in attesa dell’esame del merito del ricorso, alla firma di quest’ultimo Accordo. È anche una sorta di prelazione nelle nomine nelle istituzioni comunitarie che ci si vuole riservare. Il caso più recente è quello della candidatura al vertice dell’Esma di Carmine di Noia, membro del collegio di vertice della Consob. Dall’interno dell’Authority europea egli è stata proposto per l’alto incarico di presidente. Ma, prima che venga avviato il procedimento di nomina, la Germania si è attivata per impedirne l’avvio, sulla base della motivazione secondo la quale l’Italia già avrebbe nel comitato esecutivo della Bce Fabio Panetta e alla presidenza del Supervisory Board Andrea Enria, oltre al commissario Paolo Gentiloni e a Marco Buti, uno dei direttori generali presso la Commissione Ue. Giustamente è stato osservato che dai tedeschi si contesta come se connazionali non fossero Isabel Schnabel dell’esecutivo della Bce, Elke Koenig, presidente dell’Srb, Werner Hoyer presidente della Bei, Klaus Regling, direttore generale del Mes, Klaus Lober, chair del Ccp Supervisory Committee dell’Esma e, naturalmente, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen nonché il suo capo di gabinetto. L’interrogativo che si pone, a questo punto, è se si debba ulteriormente rafforzare la presenza tedesca nelle istituzioni europee , arrivando a una sorta di implicito patto leonino, o se, piuttosto, non si debba mirare per gli organismi di carattere tecnocratico a scelte fondate sul merito che prescindano dalle appartenenze nazionali le quali hanno le loro principali proiezioni in istituzioni più direttamente collegate con gli orientamenti dei cittadini dei singoli Paesi (parlamento, commissione, consiglio). Di Noia, che è uno stimato e leale membro della Commissione presieduta da Paolo Savona, il quale ha dato grande impulso al lavoro innovativo dell’authority, a cominciare dalle trasformazioni finanziarie e societarie, nonché dal ricorso all’intelligenza artificiale, si è fatto apprezzare per la competenza nell’Esma, tanto da coagulare sulla sua candidatura un vasto consenso. Se l’opposizione alla sua presidenza muove, come si rileva, solo dalla considerazione della sua nazionalità, non potendosi eccepire nulla sui meriti, allora il problema diventa di stretta competenza del governo, che dovrebbe agire di conseguenza impedendo che ancora una volta si riproponga che nell’Unione vi è uno più uguale degli altri. Soprattutto va riaffermato che gli organi del tipo indicato debbono essere funzionali con i loro esponenti agli interessi dell’Unione, non alla rappresentanza di questo o quel partner che continua a incarnare l’atteggiamento del marchese del Grillo. È un punto, questo, così delicato al quale non si può rinunciare, come solitamente accade per questo tipo di incarichi, in nome di un do ut des, in campo europeo, su altri versanti ritenuti prioritari. È più che legittimo attendersi una reazione del governo, a cominciare dal presidente Mario Draghi il cui auspicabile fermo intervento non potrebbe essere considerato anti-europeo o anti-tedesco. Certamente contribuirebbe a dare la dimostrazione concreta di come si intende stare nell’Unione, mentre una netta disattenzione assolutamente vitanda, sarebbe la prova di un’arrendevolezza ingiustificabile; sarebbe il classico ab uno disce omnes. È una partita che non può e non deve passare nel dimenticatoio. (riproduzione riservata)



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