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John Elkann
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Eredità Agnelli, sulla Dicembre scontro totale Margherita-John Elkann: mi spetta almeno il 54%. In gioco il controllo di Exor

19 febbraio 2024, 22:10 Ultimo aggiornamento: 26 febbraio 2024, 10:56

La rivelazione di MF-Milano Finanza. La figlia dell’Avvocato vuole annullare gli atti che hanno portato John Elkann al controllo della società al vertice dell’impero. I pm di Torino: nuove verifiche sulle firme di Marella Caracciolo. Il presidente di Stellantis e il commercialista Gianluca Ferrero ricorrono al riesame contro i sequestri di documenti e computer | Riparte la guerra per l’eredità dell’Avvocato. Ma non tutti la pubblicano | Exor, Margherita Agnelli vuole il controllo. Il titolo sul listino di Amsterdam chiude in ribasso dell’1%

Per due volte nel giro di una settimana gli avvocati di John Elkann si sono pronunciati sulla questione dell’eredità contesa di Giovanni Agnelli e poi di Marella Caracciolo: «Non può in alcun modo essere messo in discussione l’attuale assetto proprietario della società Dicembre, che è stato definito oltre 20 anni fa e che riflette la precisa volontà dell’Avvocato Agnelli nell’assicurare continuità alle attività della famiglia, volontà arcinota e accettata da tutti gli interessati quando ancora egli era in vita». Ovvero il cuore dell’impero Exor e quindi Stellantis, Ferrari, Cnh, Gedi, Economist, Philips, Lingotto: oltre 30 miliardi di euro di patrimonio.

La vera posta in gioco

La sottolineatura evidenzia in controluce che proprio il controllo della società alla base del patrimonio oggi dei tre fratelli Elkann (John al 60% e Lapo e Ginevra al 20% a testa) è l’obiettivo finale delle lotte nei tribunali della madre Margherita, che pretende «almeno» il 54% della società. Se i giudici le dessero ragione, sarebbe il capovolgimento degli assetti di controllo della catena a monte di Exor.

Le cause in tribunale sulla successione

La figlia dell’Avvocato vuole ottenere dal tribunale di Torino e da quelli svizzeri in cui pendono cause collegate l’annullamento dell’accordo transattivo e del patto successorio del 2004 sull’eredità del padre e su quella futura della madre, per i quali ottenne in cambio 1,3 miliardi di euro, e dei testamenti svizzeri di donna Marella, che ha nominato eredi solo i tre nipoti Elkann tenendo fuori sia l’unica figlia sia i cinque altri nipoti avuti da Margherita con il secondo marito, Serge de Pahlen. Per riuscirvi non ha esitato a presentare a dicembre 2022 attraverso il suo avvocato, Dario Trevisan, un esposto alla procura di Torino in cui evidenzia possibili reati fiscali di Marella, in concorso con John e con i professionisti a lui più vicini, per presunte irregolarità nei documenti sulla Dicembre e per le firme sui testamenti di Marella che potrebbero essere «apocrife».

L’inchiesta della procura di Torino sulla Dicembre

Sull’evoluzione degli assetti della Dicembre, sulla veridicità delle firme su «alcuni documenti di rilievo» come «le aggiunte testamentarie» e i «contratti di locazione degli immobili italiani», oltre che sull’effettiva residenza in Italia anziché in Svizzera di Marella Caracciolo si concentra l’inchiesta della procura di Torino, condotta dal nucleo della Guardia di Finanza, che ha indagato lo stesso Elkann, presidente di Stellantis e ceo di Exor, il commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grünigen. Proprio ieri si è saputo che il procuratore aggiunto Marco Gianoglio e i pm Mario Bendoni e Giulia Marchetti chiederanno una nuova perizia sulle firme riconducibili a Marella poste su alcuni documenti mentre Elkann e Ferrero hanno fatto ricorso al tribunale del riesame contro il decreto di perquisizione. Le fiamme gialle hanno perquisito giovedì 8 l’ufficio di Ferrero, così come quello delle fiduciarie coinvolte (P Fiduciaria, Simon e Sofegi) e la stessa residenza torinese di John Elkann a Villa Frescot, e sequestrato documenti cartacei, computer e materiale informatico.

Ma gli inquirenti stanno anche verificando i passaggi delle quote della Dicembre avvenute in oltre vent’anni, dalla morte dell’Avvocato fino all’assetto attuale. Passaggi che Margherita ha ricostruito in sede civile per contestare che i tre figli possano effettivamente essere titolari della Dicembre.

Vent’anni di passaggi societari

Torniamo al 2002, un anno prima della morte dell’Avvocato: Gianni Agnelli ha il 25,37% diretto e l’usufrutto del 24,88% a testa in mano a Marella, Margherita e John Elkann. Insomma, comanda solo l’Avvocato. Alla scomparsa, secondo lo statuto della Dicembre, moglie, figlia e nipote salgono al 33,33% a testa. Ma non è finita: lo stesso giorno della morte dell’Avvocato, Marella dona a John il 25,38% della Dicembre. Così il successore designato sale al 58,71%, in base alla regola che «in famiglia comanda uno per volta». Ma qui c’è la prima obiezione di Margherita: John non poteva aumentare la sua quota perché non era erede del nonno.

Dopo la morte dell’Avvocato

Il 2003 è l’annus horribilis per gli Agnelli: muore Gianni e la Fiat è sull’orlo del fallimento. La famiglia deve mettere mano al portafoglio, ricapitalizzando l’allora Accomandita Giovanni Agnelli per 250 milioni di euro. La Dicembre sottoscrive la quota di sua competenza e anche l’inoptato. I soldi li versano i tre soci: 3,3 milioni Marella, 36 milioni Margherita, 56 milioni John. Ma da dove arrivano? Secondo le carte della causa civile di Margherita, la provvista sarebbe stata assicurata con il patrimonio di Agnelli «e, comunque, certamente non attribuibili a John Philip Elkann - dell’età di 28 anni - e ciò si traduceva in un’ulteriore donazione indiretta da parte di Marella Caracciolo, non disponendo egli personalmente a quel tempo di risorse finanziarie atte a coprire tali importi».

Passano pochi mesi e il 5 aprile 2004 la famiglia trova una composizione: si firma l’accordo transattivo e il patto successorio e Margherita cede le sue quote della Dicembre alla madre, che sale così al 41,29% (con John sempre al 58,71%). Oggi però Margherita sostiene che si tratti di un atto invalido o simulato, perché in realtà fu una divisione degli asset.

L’ultimo riassetto

Il riassetto non finisce lì. il 19 maggio Marella si libera di tutto: trasferisce la nuda proprietà dell’1,29% a John e il 20% a testa a Lapo e Ginevra tenendo per sé l’usufrutto. È l’inizio dell’assetto della Dicembre come oggi la conosciamo. Ma anche qui la domanda di Margherita è la stessa: con quali soldi hanno pagato quelle quote tre ragazzi di 28, 26 e 24 anni? In realtà, sostiene, anche quella è stata una donazione della nonna.

Le pretese di Margherita sulla Dicembre

Quindi, è il calcolo di Margherita. se venisse dichiarato nullo il testamento di Marella, lei diverrebbe l’unica erede e per questo potrebbe chiedere indietro almeno il 50% dei beni donati dalla nonna e delle quote della Dicembre accresciute nel 2003, anche quelle avute in violazione della legittima. Se venisse annullato anche l’accordo transattivo, pure il 37,5% della Dicembre ceduto nel 2004 da Margherita a Marella dovrebbe rientrare nella successione. Se poi venissero annullate le compravendite delle nude proprietà del 41,29% a John, Lapo e Ginevra del 2004, Margherita dovrebbe diventare titolare di quella quota e poi della metà del 25% donato da Marella a John: la figlia dell’Avvocato arriverebbe così al 53,98% della Dicembre. E se infine anche le quote accresciute nel 2003 dovessero rientrare in successione, arriverebbe al 58,2%. La maggioranza assoluta. Avrebbe il controllo della Giovanni Agnelli bv e, a cascata, di Exor. E ciò, a prescindere dall’eventuale scoperta di un tesoro estero riconducibile a Marella, che però per i legali di John non esiste.

La replica degli avvocati

Gli avvocati del presidente di Stellantis ribadiscono piuttosto la loro lettura di quanto accadde vent’anni fa: «Ritenendo evidentemente critica e incerta la sorte delle attività imprenditoriali di suo figlio e della sua famiglia d’origine, ha deciso nel 2004 di monetizzare la sua parte, salvo poi cercare paradossalmente di beneficiare di un accrescimento patrimoniale ulteriore derivante dal successo del piano di rilancio della Fiat, al quale non ha contribuito in alcun modo, ma di cui, come madre, dovrebbe gioire ed essere orgogliosa essendone stato il figlio l’artefice principale». (riproduzione riservata)



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