John Elkann è un amante dello Status Quo. Non nel senso della conservazione ma della rock band. Lo è a tal punto da aver investito in un fondo che ha acquistato i diritti degli ex membri del gruppo inglese degli anni ‘60. Ma quei 6 milioni nello AP Music Royalties Fund sono solo una goccia nel mare di investimenti che compongono gli oltre 700 milioni del tesoro estero che fu dell’Avvocato Agnelli. E che oggi, passato ai tre nipoti Elkann, continua a crescere di valore, anno dopo anno.
È quel patrimonio scoperto nel 2024 da Procura e Guardia di Finanza di Torino nell’inchiesta per frode fiscale e truffa ai danni dello Stato che vede indagati il presidente di Stellantis e ceo di Exor, il fratello Lapo, la sorella Ginevra, il loro commercialista Gianluca Ferrero e il notaio svizzero Urs von Grüniger, curatore dei tre testamenti con i quali la nonna Marella Caracciolo nominò eredi universali i soli nipoti Elkann, escludendo la loro mamma Margherita e gli altri cinque figli da lei avuti con il secondo marito Serge de Pahlen. Un patrimonio ora conteso con una causa civile in corso a Torino ma difeso, sempre in tribunale, dai tre Elkann, anche davanti ai giudici svizzeri.
Il tesoro estero dell’Avvocato era stato collocato a partire dal 2014 in due trust delle Bahamas, Providenza e Providenza II Settlement e investiti dal loro Rhone Trustees nel fondo lussemburghese Pictet Private Wealth Management Global (PWM), in particolare nel comparto (sub-fund) Multiassets con un solo cliente: appunto, i trust nominalmente creati da Marella Agnelli, la vedova dell’Avvocato, ma - secondo la Procura - gestiti da John Elkann anche quando la nonna era in vita.
Oggi, secondo fonti a conoscenza del dossier, quei capitali sono intestati direttamente agli eredi, senza più lo schermo dei trust. E restano in mano a Pictet, che a sua volta continua ad avere come investment manager la fiduciaria Fidares Asset Management Trust sg al 91 di Essenstrasse a Essen, in Liechtenstein. Un indirizzo che tornerà più volte seguendo il patrimonio estero di Elkann.
Quei capitali sono stati ereditati dai tre fratelli nel febbraio 2019 alla scomparsa della nonna ma sono stati dichiarati solo nel 2023 al Fisco italiano. Su di essi, oltre che sulle imposte sui redditi non versate da Marella in vita sul presupposto della sua residenza in Svizzera (contestata dai magistrati, oltre che dalla figlia Margherita), John Elkann avrebbe raggiunto un accordo con il Fisco per pagare circa 175 milioni di euro per poter accedere alla «messa in prova» in attività di servizi sociali ed estinguere così il reato.
La decisione del giudice è attesa dopo la pausa agostana, insieme con il patteggiamento per il commercialista Ferrero, mentre dovrebbero venire archiviate le posizioni di Lapo, Ginevra e del notaio svizzero.
I soldi esteri nel frattempo hanno continuato a essere investiti. E a produrre buoni frutti. Sicuramente nel 2024 i gestori si sono guadagnati le loro commissioni: il rendimento del sub-fund Multiassets è stato dell’8,44%. Che per le casse degli eredi Agnelli significa 56 milioni di dollari in più di ricchezza, sebbene la resa sia stata inferiore al benchmark di solito usato da Exor, l’indice Msci World che l’anno scorso ha segnato un +19%.
Oggi quel tesoro estero vale 719 milioni. Ma non sarà qui che John Elkann attingerà per pagare il Fisco. Secondo fonti a lui vicine, utilizzerà risorse personali: e forse non potrebbe fare altro, essendo quei capitali rivendicati da Margherita proprio sull’assunto che le sarebbero stati nascosti. Come siano andate davvero le cose lo stabiliranno i giudici penali e civili. Seguendo le tracce dei soldi comunque si può senz’altro capire dove e come siano stati investiti.
Solo nelle decine fondi basati alle Cayman (una legislazione usata da tutti gli hedge del mondo) sono stati depositati quasi 200 milioni di dollari. In che settori? Prevalentemente tech (come il Surgocap Offshore che ha in mano circa 7 milioni di dollari) ricerca scientifica nel medicale, fintech: insomma, settori di frontiera, tanto rischiosi quanto potenzialmente redditizi. Nel 2024 è invece venuta meno la componente delle miniere d’oro che - come rivelato da Milano Finanza lo scorso 29 settembre - erano state una delle chiavi della strategia degli anni precedenti.
Rispetto al 2023 sale poi a 79 milioni di dollari la quota affidata a Lingotto, che da sola rappresenta l’11% degli investimenti di Multiassets. Evidentemente i fiduciari del Multiassets si fidano molto delle capacità di gestione della sgr britannica del gruppo Exor. Anche perché altri 50,9 milioni sono stati investiti nelle americane Exor Seeds e 14,7 milioni nell’Exor Co-invest Fund I. Tutto in famiglia, o quasi.
E continua a essere presente in forze, con un peso maggiore anche dello stesso Exor Seeds, l’investimento nella misteriosa Nuba Investment Llc del Delaware. Di questo veicolo si sa pochissimo ma del suo rendimento gli Elkann possono ritenersi soddisfatti: in un solo anno il suo valore è cresciuto del 9,6% a 55,6 milioni, più che recuperando la perdita del 7,6% subita l’anno prima. Ma il vero boom Nuba l’ha fatto nel 2022, quando raddoppiò il valore a 54 milioni di dollari. In appena otto anni, l’avventura in Nuba è stata una manna dal cielo per gli Elkann: ha reso complessivamente circa 35 milioni di dollari.
Grazie a quali investimenti, resta un mistero. Anche per loro. Ufficialmente c’è totale autonomia e separazione tra i tre quotisti italiani, l’investment manager del sub-fund Fidares e gli amministratori di Nuba, Daniel Tschikof e Waltraud Bertrams. I due professionisti tuttavia guidano la società non dal Delaware ma dal loro ufficio al 91 di Essanenstrasse a Eschen, Liechtenstein.
Una palazzina quanto mai affollata. Anche altri due veicoli societari dichiarati da John Elkann, Dancing Tree AG e Blue Dragons AG, sono domiciliati presso Tremaco, storica fiduciaria della famiglia Agnelli con sede al 91 di Essanenstrasse che annovera tra i suoi professionisti Tschikof e Bertrams. E sempre lì si trova la sede di Fidares, che ha deciso di investire in Nuba. Un giro del mondo tra le giurisdizioni offshore, che riportano tutte allo stesso indirizzo al centro dell’Europa.
John Elkann può gioire anche per i 57 milioni di dividendi staccati da Exor alla holding di famiglia Giovanni Agnelli bv, la scatola olandese che raccoglie i vari rami della famiglia. Proprio giovedì 7 agosto è stato pubblicato il bilancio della Giovanni Agnelli che - come anticipato da Calcio&Finanza - a fine 2024 registra un patrimonio netto di 757 milioni, in lieve calo, e debiti cresciuti da 506 a 578 milioni. Se, come ogni anno, venissero distribuiti ai vari rami della dinastia Agnelli-Nasi tutte le cedole incassate dalla Bv, alla Dicembre dei fratelli Elkann, che da sola ha il 41% della holding, andrebbero circa 23,4 milioni. Anche questi, contesi da Margherita. (riproduzione riservata)