Le carte dell’inchiesta penale su Marella Caracciolo e i fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann, che hanno dimostrato, secondo l’accusa, l’effettiva residenza fiscale della vedova dell’Avvocato in Italia, e non in Svizzera,(quanto meno a partire dal 2010), entrano ufficialmente nel processo civile sull’eredità Agnelli. Lo ha deciso martedì 10 dicembre la giudice di Torino, Nicoletta Aloj, sciogliendo la riserva che era stata disposta lunedì al termine dell’udienza civile.
Questa decisione può rappresentare una svolta nell’ambito della battaglia che la figlia di Marella e Gianni, Margherita Agnelli de Pahlen, sta conducendo per rimettere in discussione la battaglia per l’eredità della madre e, prima ancora, di quella del padre, mettendo in dubbio non solo i testamenti svizzeri di Marella, che hanno nominato come unici eredi i tre fratelli Elkann, ma anche l’accordo transattivo e il patto successorio del 2004 che videro Margherita uscire dalla successione del padre e da quella futura della madre (scomparsa nel 2019), in cambio di beni mobili, opere d’arte, immobili, quote di fondi e cash per circa 1,2 miliardi di euro.
Quegli accordi sono stati poi rimessi in discussione da Margherita in più fasi, a partire dal 2007, sul presupposto dell’esistenza di un patrimonio estero del padre che le è stato tenuto nascosto. Di questo patrimonio estero dell’Avvocato, poi passato a Marella, i pm di Torino che indagano per frode fiscale e truffa aggravata ai danni dello Stato John, Lapo e Ginevra Elkann, il notaio svizzero Urs von Grünigen e il commercialista torinese Gianluca Ferrero hanno trovato ampie tracce, dentro due trust delle Bahamas, Providence I e Providence II, dal valore attuale di circa 700 milioni, finiti dentro una sicav di Pictet che in realtà, secondo l’ipotesi dei pm, sarebbero stati direttamente gestiti da John Elkann.
L’avvocato di Margherita Dario Trevisan ha sottolineato che «i legali di Margherita prendono atto con soddisfazione che, in pieno accoglimento di quanto richiesto e a scioglimento della riserva assunta all’udienza di ieri, la dottoressa Aloj ha disposto l’integrale acquisizione nel processo civile di tutti gli atti e i documenti relativi ai riscontri del procedimento penale. Sono stati, poi, assegnati termini per riferire sulle prove testimoniali e per interpello delle parti che ormai si potrebbero ritenere documentalmente provate, anche in quanto gli Elkann e il Notaio non hanno inteso fornire prove contrarie rispetto ai documenti acquisiti. Il giudice ha, altresì, accettato il deposito da parte degli Elkann dell’originale dell’Accordo Transattivo, disponendo che la prossima udienza, fissata per il 2 aprile 2025, sia sostituita dal deposito di note scritte, per poi provvedere sulla prosecuzione dell’istruttoria.
Immediata la replica degli avvocati dei fratelli Elkann. «In relazione alla decisione odierna del giudice istruttore della causa civile fra Margherita e i suoi figli John, Lapo e Ginevra, i legali che assistono i tre fratelli Elkann notano che le memorie depositate sono state in larga parte dichiarate inammissibili, mentre è stata ammessa la produzione, da parte dei fratelli Elkann, dell’originale dell'accordo transattivo del 18 febbraio 2004, già prima depositato in copia (l’accordo con cui Margherita ha irreversibilmente rinunciato a tutte le sue pretese successorie). Il giudice ha ammesso la produzione dei documenti che originano dal procedimento penale in corso, ma ha dichiarato tardive e inammissibili le richieste di parte attrice per nuovi mezzi di prova».
L’inserimento delle carte penali nel processo civile può avere una grande importanza. A fine 2023 la giudice Aloj aveva sospeso la causa civile torinese, in attesa della sentenza civile del tribunale di Ginevra, che sta analizzando la validità dei patti del 2004 tra Margherita e Marella. I patti si fondano sulla residenza di Marella in Svizzera. Ma le indagini penali hanno di fatto constatato che Marella, almeno dal 2010, risiedeva in Italia e non in Svizzera. La Cassazione aveva annullato la decisione di Aloj, imponendole di spiegare nel concreto i motivi per i quali era necessario attendere la sentenza ginevrina, e il presupposto era appunto quello della residenza fiscale di Marella, che adesso viene messa in discussione. Se la giudice, accogliendo le carte del gip di Torino, stabilisse che la causa civile deve continuare in Italia perché Marella era residente nei confini nazionali, questo potrebbe costituire un grosso punto a favore di Margherita, visto che in quel caso la giudice potrebbe far valere nella successione il diritto italiano, che non ammette dei patti successori, e quindi la rinuncia alla quota legittima di eredità. (riproduzione riservata)